Il Mondo dei Replicanti (Jonathan Mostow 2006)

Il mondo dei replicantiSuperato l’impatto violento col caschetto biondo di Bruce Willis, che appare sin dal primo minuto destinato a fare una fine giustamente orrenda, Surrogates, adattamento dell’omonima graphic novel di Venditti e Weldele, propone la visione di un mondo costruito come la versione concreta di Second Life. Con l’inevitabile eccezione dello sparuto gruppo di irriducibili, il genere umano s’è chiuso in casa: all’esterno circolano solo gli avatar robotici, sincronizzati nei cinque sensi al proprio padrone, che percepisce le rielaborazioni degli stimoli esterni in maniera così nitida da fornire un comodo surrogato alla vita in prima persona.

Il soggetto, che ricorda alcuni dei temi di Matrix, ma li tratta in maniera infinitamente più diretta, sintetica e terrena,  è interessante nel suo allontanarsi dall’argomento forte e più volte declinato della nascita e consistenza della coscienza e della personalità, che è poi il tema classico di Asimov, che sarà di Dick, e al cinema di Blade Runner, di Ghost in the Shell e molti altri. I quesiti di Surrogates si trasferiscono dall’interno all’esterno, sono rivolti al valore delle sensazioni, alla possibilità di mediare le stesse e quindi di mediare il mondo, nonché al conflitto fra l’istinto alla socializzazione e la tendenza all’isolamento, dettata da una voglia di sicurezza indotta dall’allarmismo della comunicazione di massa, che si fa percezione di massa. Oltre al vantaggio narcisistico che danno i replicanti, tutti indefinitamente giovani e affascinati, perfetto supporto per un’evoluzione dell’ossessione per l’immagine.

Insomma, ce ne sarebbe tanta di carne da cuocere, ma in realtà il film di Mostow (già autore del tutt’altro che epocale Terminator 3, episodio meno riuscito di una serie da cui il regista mutua buona parte dell’iconografia), non vuole essere un film speculativo, ma non riesce neanche ad essere un buon film d’azione. Privo com’è di un’atmosfera  e un’identità particolare, si accontenta di seguire un plot investigativo fin troppo scarno e ingenuo, spesso forzato nei passaggi chiave. Nella sua breve durata (poco più di 80 minuti) Il Mondo dei Replicanti  non ha il tempo di annoiare, ma neanche le qualità per farsi ricordare.

(3/5)
 

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7 thoughts on “Il Mondo dei Replicanti (Jonathan Mostow 2006)

  1. Giusto. Soprattutto il parrucchino di Willis, davvero straordinario, ahah! Secondo me era molto ironica come scelta…spero. Comunque siamo d’accordo sul film.

  2. credo dovesse essere la versione bambolotto ripulito di bruce willis. ad ogni modo, avrebbero ottenuto lo stesso effetto di naturalezza appoggiandogli quei capelli finti su un ginocchio.

  3. Hai lasciato questo commento su mymovies, sul cui sito spesso vado per farmi un’idea dei film prima di andarli a vedere. Da adesso in avanti verrò spesso a fare visita anche qua.

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