Avatar (James Cameron 2009)

AvatarDei colori così, non si vedevano dai tempi in cui andava di moda il batik.

Se Aliens (assieme a vari elementi del suo primo cinema) è il negativo, chiuso, oscuro, ancora molto giocato sulla suspense e il non visto, a quasi 25 anni di distanza Avatar è il cinema di Cameron pienamente sviluppato: si mostra in piena luce, ostenta colori e dettagli, sceglie l’immediatezza dell’azione e l’inserisce in uno spazio vertiginosamente aperto.

Avatar è già il film più ricco della storia del cinema, e per arrivare a questo risultato non è ricorso a viral marketing, false testimonianze su falsi siti internet, draghi avvistati sui tetti dei grattacieli, s’è semplicemente imposto con una delle campagne pubblicitarie, vecchio stampo e sensazionalistiche, più massicce che si ricordino. Ha monopolizzato i canali specializzati per mesi, convincendoci tutti non che sarebbe stato il miglior film di sempre, ma che non ci sarebbe stato nessun motivo per non vederlo. In questa sua classicità, questa predestinazione ad essere il film per tutti, è iscritta la semplicità di Avatar, ed è per questo che trovo ingenuo (ne cito uno, Caprara) chi trova ingenua la storia di Avatar. 

Avatar è uno spettacolo visivo ininterrotto, un viaggio in un mondo sgargiante e pieno di vita, ma ancora pudico, pulito, asessuato, scenario di una fiaba innocua ma piacevole. Dal punto di vista tecnico, credo sia scongiurato il pericolo che il film potesse risultare presto superato, vista la perfetta espressività e fluidità di movimento di uomini e bestie, che per la prima volta sembrano avere negli occhi davvero la vita. D’altro canto, è anche vero che il film non può far girare la testa come fecero Star Wars o 2001 Odissea nello Spazio, perché si muove comunque all’interno di una tecnologia che è la stessa dei videogames (che inevitabilmente saranno sempre più simili, nella riuscita, ad Avatar, mentre allora si limitavano a simulare lotte fra rettangolini), è costruito con gli stessi pixel di cui oggi è fatto tutto ciò che è irreale ma visibile; può risultare quindi più convincente, e avvolgente, ma non può più sorprendere quanto il riuscire a catturare sullo schermo quel che è invisibile o incredibilmente lontano.

E allora il tratto riconoscibile e peculiare di Avatar tornano ad essere i suoi colori, che sarebbero piaciuti ad Hofmann e che ha descritto Huxley. È in questo aspetto che risiede l’aspetto più radicale e scostumato del film, che richiama utopie sessantottine e decide di sommergere con un’ondata di acido lisergico le grigie macchine da guerra. In questo stesso campo si ritrova anche la declinazione occidentale più aderente ai temi e le visioni di Miyazaki (molto più di quanto si fosse detto per Up); più volte indicata quale modello di lavori occidentali, spesso senza motivo, l’opera dell’autore giapponese perde le sue sfumature, le commistioni fra bene e male, connotati tipici della filosofia estremorientale, ma conserva l’anima panteista, la leggerezza delle figure, la passione per il volo, la fusione con una natura imponente che difende il suo equilibrio, e persino la sua principessa guerriera, col volto dipinto per lo scontro.

In conclusione, Avatar non rischia la costruzione di personaggi fortemente caratterizzati, come quelli che una volta venivano affidati ad Harrison Ford, ma riesce a dare ai suoi “attori”, disegnati per ipertrofia dei cinque sensi, un solido fascino iconico, che trova il suo apice nella protagonista femminile; non inserisce niente d’inatteso nello script, ma sceglie di richiamare la politica neocolonialista americana: se la realtà è banale, non per questo vuol dire che sia semplicistica o, paradossalmente, meno reale. È vero, praticamente ogni scena è riconducibile ad uno o più episodi cinematografici così come sono stati raccontati in altre occasioni, perché questo di Cameron non è un film maturo, non è letterario né speculativo e neppure riflessivo, è la linearità narrativa elaborata dal cinema, un linguaggio la cui universalità è direttamente proporzionale alla semplicità. I risultati fanno di Avatar il film più semplice e universale mai creato.

(4/5)
 

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32 thoughts on “Avatar (James Cameron 2009)

  1. "a mille ce n’è
    nel mio cuore di fiabe da narrar
    venite con me
    nel mio mondo fatato per sognar…"

    : )

  2. Eppure non mi ha convinto del tutto. Certo, son rimasto a guardarlo senza nemmeno accorgermi del tempo che passava, alienato dal 3d e dalla pazzesca resa degli effetti speciali, ma, dannazione, io mi aspettavo qualcosa di epocale, non solo per l’intrattenimento visivo.

    Poi 2 cose mi hanno confortato assai, ovvero che secondo cameron o chi per esso, nel 2154 esisteranno ancora sia i libri come noi li conosciamo che le sigarette.
    non male.
    p forse si?

  3. Tutto giustissimo, come sempre.
    Siccome anche il "film per tutti che più per tutti non si può" deve avere le sue opportune eccezioni, ti segnalo che Anselma Dell’Olio (in Ferrara) ha parlato sprezzante di "tifo anti-occidentale" e "film culto di Al Qaeda".
    Emmenomale, che a me un "tutti" che comprende lei con me avrebbe fatto molta paura…
    Meglio così, dunque evviva "Avatar" senza alcun ritegno, come i bambini…

    Mauro

  4. ma solo io l’ho trovato un pò lungo?
    secondo me con 1/2 ora in meno sarebbe stato più godibile…
    alcune scene dei combattimenti mi sono sembrate ripetitive!

    x emmeblog: W le fiabe in cassetta! che mi hai fatto ricordare!

    Ileana

  5. "peer sognaar…". C’è giusto qualche tonnellata di napalm in più, rispetto ad una fiaba standard, ma va bene lo stesso.

    em1x, forse avatar non può convincere del tutto, perché destinato a convincere tutti. credo, comunque, che già il perdersi in un pianeta ricostruito, sia un ottimo risultato.
    adesso che mi fai notare libri e sigarette, sui primi ho effettivamente qualche perplessità, con tutti quei pannelli digitali trasparenti, stare ancora a sfogliare pagine…ma forse scopriremo che hanno alcune comodità irrinunciabili. mi rincuora molto l’esistenza delle sigarette: vuoi mettere la soddisfazione di farti un pacchetto al giorno, chiuso nella tua stazione extraterrestre, senza neanche la possibilità di cambiare l’aria? un paradiso.

    ciao compare mauro! in effetti mentre scrivevo la parola tutti m’erano sfuggite persone specialissime come l’anselma. un breve stralcio da un articolo titolato "avatar contro l’occidente":
    "Aleggiano echi della guerra contro il terrorismo, ma il film tifa per gli insorti contro l’Occidente e per il tradimento del marine, che s’invaghisce di una principessa Na’vi e dello svenevole buonismo degli alieni.".
    queste cose ormai mi deprimono realmente. non dico quanto le trasmissioni su craxi, ma quasi.
    in questa differenza marcata dall’intellighenzia di destra, mi sento di urlare con convinzione Viva Avatar.

    ciao ile. in effetti m’ero così preparao ad uscire fisicamente a pezzi da tre ore di visione 3d, che l’aver accusato il colpo anche meno di altre volte (forse dopo la prima ora e mezza i bulbi oculari gettano la spugna, o forse il film è firato davvero in modo da dare meno fastidio del solito) mi ha fatto percepire il tutto come più leggero. però sì, non è di certo un film snello, ma anche le ripetizioni mi sono sembrate in linea con dei canoni di scrittura che vengono rispettati e ricalcati fino in fondo. un pocahontas riflessivo l’ha già fatto malick.

  6. Grande Giuse’. Sono d’accordo con te, al 100% e invidio la tua straordinaria capacità a metter giù le parole.

    Io il film l’ho visto due volte, prima in 2D e poi in 3D e devo dire che se si sente un po’ di stanchezza dopo 2h40, in compenso l’appagamento è massimo.
    Non c’è paragone.
    Il film è stato studiato per essere visto in 3D e diamine se si nota!!

    Cameron è un regista assai competente, e la sua straordinaria capacità tecnica ci fa chiudere un occhio su alcune leggerezze nella sceneggiatura (tipo alcuni cliché superflui e la voce f.c. talvolta inopportuna).

    La visione in 3D, per me la seconda, mi ha dato l’opportunità di riconoscere il tocco sapiente di questo ottimo regista vecchio stampo: nelle scelte visive operate sui piani focali e la loro differenziazione in funzione della maggior profondità.

    Avrete fatto caso che negli altri film in 3D un notevole "disturbo" era provocato dalla sovrapposizione di diversi piani, spesso tutti a fuoco, costringendo l’occhio dell’osservatore a seguirli tutti contemporaneamente. Questo disturbo è molto più frequente nelle scene molto movimentate.
    Cameron ha centrato il problema, risolvendolo in Avatar in diversi modi: usando meglio e più spesso il fuori fuoco; rallentando il movimento di macchina nei campi larghi con molti livelli di profondità; costruendo le scene d’azione in modo da avere un solo "oggetto" in primo piano; evitando completamente movimenti frenetici in primo piano.
    Tu stesso hai notato che i tuoi occhi non hanno sofferto come in altri film.

    Io credo che le voci che da anni indicavano Cameron come il "messia" del 3D si possano oggi confermare.

    Lorenzo
    PE

  7. io sto un po’ dalla parte di Caprare. ma non in senso assoluto. è che proprio Avatar, in sé, non m’ha coinvolto e neanche son riuscito a vedere e scorgere questo grande passo tecnologico (forse anche x l’impianto cinema in cui l’ho visto eh).
    o forse sarà che non amo molto i videogames.
    Myiazaki però è un’altra cosa. Ok, saranno archetipiche e "semplici" anche le sue storie, ma lui ha la magia, il touch. Miyazaki parla ad altezza bambino, col bambino che dorme e vive dentro di noi. Quella è magia pura. Cameron è un grande sperimentatore ma come narratore lo troov limitato assai.

  8. non ci sono parole per descrivere questo gioiello cinematografico… Avatar è semplicemente un film possente… un capolavoro!!!

    ne approfitto per segnalarti il mio secondo blog…
    …voglio semplicemente dirti di diffondere la notizia, poiché è nato sulla rete un nuovo spazio indipendente che cercherò di rendere interessante il più possibile…
     
    questa la presentazione:
     
    "Turn Out The Lights" è un verso di "When The Music’s Over" (1967), scritta da Jim Morrison, voce e anima dei Doors [in una live performance nell’immagine di sopra], a cui è appunto tributato questo modesto spazio sul web.


    Nel seguente blog, io, Vision, posterò solo videoclips musicali, a casaccio, senza un ordine ben preciso, intenzioni filosofico-esponenziali o capacità di revisioni misteriose…
    …quindi, in sostanza, quando non avrò un cazzo da fare, dipingerò i pezzi migliori del mosaico multiforme in cui si impregna uno dei connubi più affascinanti dell’arte moderna: quello tra musica e fotografia.


    …naturalmente invito tutti i lettori/spettatori a seguire il blog, con commenti sensazionali ed emozionali…

  9. ciao mr. lorenzo. guiste le tue osservazioni sugli accorgimenti per evitare esorbitazioni.
    il 3d per la prima volta m’è sembrato pienamente giustificato e sfruttato. le prime scene del risveglio, nel tunnel bianco, sono vertiginose, ed in generale bellissime tutte le immersioni nel vuoto, a volte da capogiro.
    vorrò comunque rivederlo in 2d, perché qualche secondo in cui ho fatto a meno degli occhialoni i colori mi sono sembrati ancora più particolari, e poi perché per noi miopi un film 3d è sempre un film leggermente sfocato.
    dicevi che ti capita di passare per bologna…fatti sentire.

    hola noodles. non ho voluto aprire un caprara moment, ma in realtà le sue argomentazioni sono molto vicine a quella di anselma dell’olio. cosa che, per me, le rende irricevibili e demenziali.
    miyazaki è inevitabilmente un’altra cosa, eppure i punti di contatto che ho citato mi sembrano evidenti. a idealizzare troppo il lavoro del maestro giapponese, secondo me non gli si fa un piacere. miyazaki a volte parla ad altezza bambino, altre soprattutto ai bambini, in altre occasioni, come mononoke, che considero uno dei film più belli in assoluto, costruisce delle storie adulte e complesse, che mi sembra verosimile abbiano influenzato anche autori occidentali che, come cameron, hanno un gusto per il fantastico che si nutre di simbolismi ed immagini provenienti dai più disparati canali, autori, e da diverse culture.
    sicuramente avatar ha una storia meno artciolata di abyss, aliens o terminator, eppure la trovo una storia semplice, ma non semplicistica, e credo che per un bambino/ragazzino possa essere un’esperienza enormemente emozionante.

    ciao vision, verrò a far visita al tuo nuovo blog. auguri :)

  10. Pensa che non vedevo Cinematografo da più di un anno o forse più e stavo in pace con me stessa. Per caso sabato scorso, di ritorno dal cinema dove ero andata a vedere proprio Avatar, mi misi lì a fare zapping e mi soffermai su raiuno…devo dire che la decisione di smetterla era stata molto saggia.
    A parte questo concordo sul giudizio dato al film, tranne per il fatto che il mio è forse tremila volte più entusiastico, ahah.
    Quel 4/5 per esempio secondo me grida vendetta! :P

  11. Film molto brutto, anche rapportandolo a tutto il backstage della faccenda: pubblicità disturbante, extra infiniti (sul web circola di tutto sul film), gli anni d’attesa dal pluripremiato (mai visto però) "Titanic", la vendita come "il film più spettacolare mai visto". E’ un carico troppo pesante per far si che venga smaltito dopo la visione del prodotto. Un film che di pregi ne ha pochissimi, o forse si contano sulle dita di una mano, ma che lascia spazio a molti difetti, of course.
    Non solo, come ho letto da altre parti, è un film fantastico che manca di fantasia; ma è una pellicola intenta a catturare il nervo ottico dello spettatore e non la sua mente e il suo cuore. Dimostrazione di questo è la bellezza (neanche così meravigliosa come pensavo) visiva e la povertà della narrazione, della vicenda e dei personaggi. In 3D è visibile al cinema (ma io l’ho visto senza quei dannati occhialetti per fortuna), ma i personaggi sono davvero a due dimensioni. Non c’è profondità nelle caratteristiche di nessuno, non c’è una critica a niente (a parte qualche frasetta ad effetto che ogni tanto è buttata li da qualcuno che passa nel quadro di ripresa), non esiste coinvolgimento emotivo. Una sceneggiatura di così basso rilievo non può tenere in piedi un macchinone del genere. Troppe lacune (anche a livello di verosimiglianza) e pochi momenti forti. Escluse le spettacolari cavalcate aeree e qualche immersione nella psichedelica natura, "Avatar" non è altro che un giocattalone creato per incantare il pubblico e se stesso (Cameron sarà molto felice del suo prodotto sicuramente). Facendo il conto di tutto ciò, azzerderei nell’usare l’aggettivo "Tremendo".

  12. ale, cinematografo, da quando è passato al sabato, è addirittura peggiorato. neanche io non lo vedo quasi più, a quanto ho capito adesso è quasi del tutto centrato sul cinema italiano e sulla fiction. una volta, per quanto becero, devo ammetere che mi divertiva un bel po’.
    dai, il 4 per me ci sta bene, è un film che non aspira ad essere di più.

    al, ti ringrazio per l’intervento, col quale sono inevitabilmente in disaccordo. i motivi sono quelli scritti su. devo dire che per la prima volta il 3d è qui elemento integrante e fondamentale del film, ma non credo tu abbia voglia di rivederlo. è vero, la sceneggiatura è estremamente meccanica (più che di basso livello), ma questo non mi ha impedito dei momenti di partecipazione e credo abbia anche lo scopo di far concentrare lo spettatore nella visione e l’immersione nel mondo alieno.

  13. Avatar incarna per tanti motivi lo spirito dell’industria hollywoodiana e del suo modo di fare cinema ed è in particolare nel rapporto con i generi che il film di Cameron e la tradizione classica toccano il punto di maggiore continuità: Avatar rappresenta la messa in pratica esemplare del cocktail film che Rick Altman ha ampiamente analizzato nel suo celeberrimo volume Film/Genre. Non si tratta di un film di genere, ma di un film di generi, un frullato di cinema colmo fino all’apice, pronto in ogni momento ad esplodere se non fosse per quella classicità narrativa e strutturale che tiene tutto sempre in equilibrio. Il referente principale e archetipico è Casablanca di Michael Curtiz: in quel caso ci trovavamo di fronte ad un film che metteva insieme film storico, lavoro di propaganda, noir, love story, e tanto altro ancora. Allo stesso modo Avatar coniuga la fantascienza, l’avventura, il film sentimentale, il racconto di formazione, il war movie, il western e tante altre contaminazioni di generi minori.
    Nonostante si tratti del film più costoso di sempre e insieme dell’opera che ha incassato di più al botteghino, Avatar è profondamente autoriale. Con quest’opera Cameron sembra dire: mi conoscevate come giovane talento uscito dalla factory di Roger Corman, poi come regista di piccoli (economicamente) film di fantascienza, che in seguito sono diventati grandi e infine come, “re del mondo”, burattinaio supremo del film che fino all’altro ieri ha avuto più successo nella storia del cinema, Titanic? Oggi vi dimostro che non è stato un caso e che non mi sono compromesso, ma sono rimasto un autore molto caratterizzato e lo sarò sempre. Avatar infatti rappresenta molte facce del pensiero cinematografico di James Cameron, oltre che la summa definitiva di una filmografia trentennale. Si pensi ad esempio al discorso iniziato con Terminator: una macchina perfetta frutto della tecnologia del futuro che in Terminator 2 – Il giorno del giudizio viene adombrata, sconfitta per perfezione da un’altra macchina, il T1000, più fluida, più naturale, materica. Da questo punto di vista gli avatar-Na’vi non sono altro che la naturale prosecuzione di quel discorso: il massimo dello sforzo tecnologico per un risultato che raggiunge una perfezione estremamente naturale e primitiva. Il rapporto che il popolo indigeno ha con la natura e con la propria terra ha grossi punti di contatto con gli alieni umidi e soprannaturali di Abyss. La storia d’amore apparentemente impossibile è la riproposizione di quella, altrettanto incredibile, tra Jack e Rose in Titanic. Ma il film con il quale Avatar è più in comunicazione è Aliens – Scontro finale, proseguendo il discorso sulle armi e il militarismo, sviluppando nodi ideologici da molti all’epoca fraintesi. Opera con cui condivide l’attrice Sigourney Weaver e soprattutto quello scontro finale che dopo aver reso famoso il film del 1986, rimarrà, con Avatar, indelebile nella memoria cinematografica.

  14. Di nulla Iosif. E’ un piacere lasciare un commento quando so che avrò una risposta ;) Bè sai, a parte che non voglio rivederlo (almeno non ora) hai ragione. Ma sono sicuro di non aver visto nulla che mi ha davvero emozionato, che mi ha rapito. E probabilmente non mi sono neanche divertito. Cosa strana, visto che, andando a vedere Avatar, si sale su una giostra da lunapark. E soprattutto per questo, non ho avuto quell’impressione di immersione nel mondo alieno ricreato nel film. Non ho ricevuto nulla.

  15. visivamente, questo film è qualcosa di straordinario, ma sono rimasto cmq un pò deluso: la storia è vista e rivista, i personaggi stereotipati…perchè non sfruttaretutta questa potenza tecnologica ed economica per raccontare qualcosa di meglio? Molto bellea la definizione del cinema di miyazaki fatta da noodles, con la quale mi ritrovo moto.

  16. al, neanche io ho gridato al miracolo, trovandomi dentro pandora, però l’ho visitata volentieri.

    verdoux, continuo a pensare che il film non volesse essere altro, e che la storia è lo scheletro necessario ed universalmente comprensibile che sostiene una nuova epopea, spettacolarmente tecnologica. avatar ha il ruolo delle esposizioni universali del XIX secolo.
    riguardo miyazaki, rispetto il vostro punto di vista, che è pure affascinante, ma personalmente credo che riferirsi a lui solo nei termini magici del ritorno alla fanciullezza, credo sia riduttivo in alcuni casi (come mononoke, chihiro o nausicaa) e troppo indulgente in altri (come ponyo o kiki).

  17. ciao maila. qualche buon motivo per andare a vedere questo film, credo che ce l’abbiamo tutti.

  18. Di ritorno da una delle mie lunghe assenze meditative mi permetto stavolta di dissentire su tutta la linea!
    Onestamente non ci trovo tutta questa purezza nella semplicità di avatar, che non è nè bella nè poetica, è semplicità derivante dal fatto che è un film quasi campato per aria, lento, noioso, pedante, scontato; trova i suoi apici in particolari con cui hanno "condito" pandora, per il resto riesco a trovarci solo difetti, affiancati ad un autocompiacimento sconfinato e ad una politica paracula dell’andare ad appoggiarsi su "punti certi" per mendicare il consenso di qualsiasi tipo di pubblico; l’unica cosa che so di certo è che da me il consenso non l’ha ottenuto!
    L’oriente questa volta mi sembra che lo scomodi per niente, per non parlare del fatto che in avatar di "commistione" non ce n’è, c’è il buono buonissimo e il cattivo cattivissimo…
    L’ho visto giusto oggi e non fosse per la curiosità di vedere questo simil-3d ora starei piangendo sulle ceneri dei 10 euro che mi hanno fatto sparire per la visione di un film per il quale la parola noioso è un eufemismo!
    Poi come al solito de gustibus…ma se dovessi incontrare Cameron un domani potrei volergli infilare un paletto di frassino nella laringe…

  19. ciao zenn, bentornato. ovunque tu sia stato, non sei sfuggito ad avatar.
    è un pensiero che ho fatto già qualche giorno fa: a qualche tempo di distanza dalla visione, avatar di emozioni forti ne ha lasciate davvero poche. però, pur potendo considerare il voto complessivo (che è un numerillo) leggermente abbondante e legato alle mie prime impressioni (ma c’è anche da dire che niente stabilisce che siano meno fondate delle seconde impressioni), mi trovo ancora d’accordo con ciò che ho scritto. non ho parlato né di purezza né di poesia, ma sì di semplicità (e avatar lo è a livelli estremi, il film più semplice della storia) e di pulizia. anche la pulizia c’è, è la stessa che si trovava nei film disney di cinquant’anni fa: in avatar ci sono decine di minuti di scontri, ma mai cruenti, ci sono indigeni flessuosi e seminudi, ma dalle caratteristiche fisiche simili a quelli dei manichini o dei costumi di marilyn manson, e la psicologia stessa dei personaggi è prevedibile e innocua, in modo che non possa creare nessun turbamento. l’oriente l’ho citato, ma anche per specificare che avatar non accoglie l’ambiguità dei tratti filosofici e morali dei film che ci piacciono tanto. ma alcune caratteristiche superficiali ed "entità" ricorrenti del cinema di miyazaki mi sembrano evidenti, a cominciare dalla somiglianza dell’aliena (non ce la faccio a scrivere na’vi, quella è un’idea davvero brutta…) col personaggio di mononoke.

  20. Guarda…hai ragione nel rivedere gli echi disney in questo film (non che ci voglia molto a citare lo stile disney, comeci hanno illustrato i griffin in "road to multiverse"), senz’altro sono presenti, ma la Disney nel tempo (e fino a qualche tempo fa, ora non sono più aggiornato a riguardo!) ha subito un’evoluzione che non è trascurabile e che avrebbe dovuto alzare il livello base del film per bambini; da una parte ha mantenuto toni classici e semplici (ma semplici in una maniera decisamente più curata) nel narrare storie classiche, dall’altra una certa evoluzione a livello di cura dei personaggi, pur facendoli rimanere figure retoriche, l’ha inserita (e basti pensare al più classico degli esempi che fu "il re leone" nel decennio scorso); in avatar io tutto questo non l’ho ritrovato e, come ho scritto anche nelle mie pagine (che ho intenzione di ristrutturare, con tutta calma) ho visto molti più elementi di similitudine con "G.I. Joe", solo arricchiti da quella morale che vorrebbe rendere il film "intoccabile" nonostante l’evidente mancanza di lavoro che gli sta dietro, eccezion fatta per i tecnici che lo hanno realizzato, perchè senz’altro il film dei momenti suggestivi li ha, ma vista la potenza dei mezzi usati sono stupito che questi momenti suggestivi non coprano in tutto neanche 10 minuti di un film infinito!!

    Ad ogni modo…mi rivedrai presto spuntare qua e là…
    Saluti!

  21. anche riferendomi ai vecchi disney, non ne facevo un giudizio di merito, ma trovavo delle somiglianze per spiegare cosa intendevo per film pulito e asessuato. il re leone è fortemente ispirato ad amleto, non mi stupisce che abbia una complessità maggiore. g.i. joe non l’ho visto, ma se è fedele alle apparenze, mi sembra anche questo far parte di un genere differente, più vicino a transformers che ad avatar.
    bye zenn, passerò a trovarti. se avatar t’ha fatto scrivere dopo mesi, in fondo un po’ l’impatto l’hai subito ; )

  22. in realtà volevo scrivere di mother di joon ho bong…ma poi mi son detto che di recensioni positive ne avevo già messe un po’ troppe!
    Ad ogni modo G.I. Joe è una via di mezzo tra transformers e disney…uno dei film più beceri di sempre, me ne sono dovuto soriber 50 minuti in macchina di un amico (già…ho un amico che in macchina ha il lettore dvd…e lo usa per guardare g.i. joe…e quando lo guarda mentre guida c’è poco da rilassarsi!)…
    alla prossima ingegneriosif!

  23. Sai "Iosif"….Leggo "a campione" alcune tue recensioni(cercando di privilegiare quelle di film che ho visto o quelle altre   di pellicole che vorrei vedere o mi ispirano in qualche modo….        oppure semplicemente a caso, imbattendomi talvolta in           liete sorprese….)….e….dopo un pochino di tempo di questo "esercizio" mi sono resoconto di "non riuscire ad afferrarti"……..NON POTREBBE ESSERE ALTRIMENTI….(non ti conosco, non socosa pensi….ho pochi elementi a disposizione…)…La "cosa" ha del positivo (il tuo essere "sempre diverso e pocoligio ad essere "ingabbiato) ma non posso  (VOGLIO) fare a meno di esternarti la mia sorpresa riguardo ad alcuni giudizi e non credo di darti noia piu' di un po', avendo intuito, tra le poche cose, che tu seiun tipo piuttosto "felice di comunicare" (lo si evince dalla cadenza"cronometrica" con la quale rispondi ai tuoi "clienti" e dalla "misuradelle risposte", questa si, in contrasto con le tue "osservazioni critiche"…)Ad esempio questo su Avatar che non condivido ne nel "voto" netantomeno nelle osservazioni che albergano nel testo……..invece trovo "perfetta" per acume, stile e sintesi la tuarecensione su "Dogtooth" (te l'ho invidiata quasi come il finaledi quella su "Vengeance")…e ne condivido gli elementi di analisi…….Poi noto che spesso "butti alle ortiche" film un pochino piu' "volutamente superficiali" (..?..) ma che comunque non sono poi così' disprezzabli se visti anche da "altre angolazioni" (penso a "Non pensarci" di Zanasi e un pochino a tutto l'occhio che hai sul cinema Italiano odierno, ma anche a "An education"…) ai quali non concedi mai le "giustificazioni" di un certo cinema d'oriente che con tutta evidenza spesso prediligi….Potrei continuare, ma arriverei a tediarti….Quindi…..con una bella "U-TURN" abbandono sedutastanteil "terreno di critica" e ti rinnovo invece, COMUNQUE ED ANZIANCHE PROPRIO PER QUANTO TI HO DETTO" i complimentiper il tuo blog (che finalmente ho "linkato" all'interno del mio,così magari qualcun altro puo' usufruirne….)…..Era solo per "fare quattro chiacchiere virtuali" con ilmio "antagonista preferito"….……e quindi, "VA DA SE" che le cose non possano andarediversamente da come le ho "accennate sopra"……Ma non è "la nettezza lapidaria" che mi sconvolge….AFFATTO…piuttosto mi "perdo" nel cercare di capire le tue "linee di percorso"…Vedremo "andando avanti"….Ciao……FRANCO

  24. su avatar, franco, il conflitto ha dimensioni mondiali, e non mi sembra il caso di rinvigorirlo. mi limito a dire che le cose che ho scritto le reputo ancora vere, e che tutto sommato indicano dei riferimenti abbastanza concreti da essere suscettibili poi di diverse e soggettive valutazioni di piacevolezza.per il resto, una scrittura non dico quotidiana, ma dai tempi piuttosto brevi, implica certamente una certa dose di "umoralità". per l'altra parte, c'è anche la volontà di provare a non essere troppo ripetitivi nella forma e nell'approccio, anche accettando risultati altalenanti, che riavvicinano un blog al sito personale, rispetto allo standard nella forma e nelle intenzioni che richiede una scrittura "giornalistica".è strano che mi citi proprio zanasi, perché è uno dei film italiani che preferisco, fra quelli visti negli ultimi tempi. le poche righe dedicate non sono dovute a un giudizio di valore, ma ad un'abitudine, che prima avevo più forte, di lasciarmi andare a delle "sanatorie", scrivendo anche di film visti tempo prima, anche solo accennandone, pur di tenerne memoria. adesso solitamente preferisco non scriverne niente, se non ho la possibilità, come sta succedendo per i film visti in questi giorni (che comunque non escludo di recuperare in malo modo).non considero zanasi inferiore a dogtooth (anche se il pezzo è sempre sintetico, su dogtooth ci ho pensato un paio di giorni; per quanto mi sia piaciuto zanasi, non mi ha dato la stessa spinta, l'ho consumato subito e con piacere), però mi sembra che non pensarci sia un film che racconta storie, mentre il film greco è un film che espone teorie, e sulle teorie ci si può di certo lambiccare molto di più che su una storia, verso la quale il giudizio più importante è spesso quello della gradevolezza. è anche il motivo per cui mi dilungo spesso sugli orientali, poiché uno come tsai ming liang, nel momento in cui comincia a filmare e nel modo in cui decide di esprimersi, sta già facendo teoria. è la caratteristica comune ai grandi autori, ma con gli orientali mi ci trovo più spesso, perché parlano poco e perché spesso sanno sviluppare la loro estetica in modo evidente ma non fastidioso, asfissiante o presuntuoso.infine, ti ringrazio per il link (il tuo, se l'hai notato, l'avevo già inserito da un po') e per la sopravvissuta fiducia. se posso suggerire, un autore che ho provato a trattare senza correre troppo è bela tarr. e al di là di quel che ne ho scritto io, questo cenno vale sicuramente come spinta a vedere i suoi film.ciao, alla prossima.

  25. ma è solo un'inutile cazzata…è deprimente vedere questo filmbisognerebbe riflettere..com'è ridotto male il genere umano.mah

  26. allora hai fatto proprio bene, su circa 300 film che sono qui, a interessarti proprio a questo che t'è piaciuto così tanto e ti ha ispirato tali illuminanti considerazioni. grazie per la condivisione.

  27. opporcaputtana!
    ma vi rendete conto (franco, zenn, verdoux, ale, noodles, ileana, mauro, emme ecc.) che questo è il 3d più lungo di tutto il sito? (in realtà non ne sono sicuro, ma sono sicuro che è così) (e scusate la prolaccia), tutti giù a scrivere dei commenti lunghi come la fame. scusate, non ce l'ho fatta a leggervi tutti, ma dovete imparare il dono della sintesi se volete che io a distanza di un anno vi legga, e che mi vada a scandagliare i meandri delle vostre elucubrazioni di dopo visione,
    (e sono sicuro che lo volete anche se fate finta di ignorarmi, di non prendermi in considerazione ecc ecc. le solite vostre scuse!)

    …ops… hem

    Avatar è un buon film, merita 4/5 perchè funziona, perchè è dalla parte giusta, perchè è compatto ed omogeneo, e perchè riesce a metterti di buon umore senza farti sentire troppo scemo (anche se la metempsicosi a chiamata è un pò tirata). Poi gicando sul "mondo lisergico" ammette nel gioco colori e artefatti digitali con stile e senso.

    da.vide

  28. davide, figurati che ha anche un'appendice nei commenti a x-men . cintinuo a credere che la grandezza di avatar sia nella sua sfarzosa, immensa medietà. in pochi possono davvero sostenere sia un capolavoro, considerando il film solo dal punto di vista cinematografico e non da quello sociologico, ma pochi credo siano anche quelli che possono dichiarare con sincerità che per loro sia stato solo una rottura di palle. 

  29. Pingback: John Carter (Andrew Stanton 2012) | SlowFilm

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