Invictus (Clint Eastwood 2009)

invictusInvictus appartiene ad un genere molto apprezzato nell’ultimo ventennio, che è “il film molto classico di Clint Eastwood”. Caratteristiche dei film appartenenti al genere sono: essere diretti da un regista che si professa conservatore, ma trattare soggetti “progressisti”; avere una fotografia pietrosa, come se lo spettatore vedesse tutto attraverso occhi stanchi, ma sapienti, ma anche un po’ colpevoli; avvalersi di attori protagonisti che, entusiasti di poter lavorare nel film molto classico di Clint Eastwood, danno il loro meglio nell’impersonare dei caterpillar della consapevolezza; infine, una colonna sonora solo strumentale, un po’ malinconica e ripetitiva, che tace nei momenti clou e riprende subito dopo l’acme, come a dire, sì, è vero, è successo qualcosa di grosso, ma per me è normale e me ne sono appena accorta, perché sono la colonna sonora di un film di Clint Eastwood. Probabilmente scritta, almeno in parte, dallo stesso Eastwood.
 
Ecco, la colonna sonora in questo caso non m’è parsa delle più memorabili, con l’”Invictus Theme” che suona come una rivisitazione non particolarmente brillante di “’O Sole Mio”, e adesso che l’hai letto sei fregato e canticchierai mentalmente “’O Sole Mio” ognuna delle tante volte che partirà l’”Invictus Theme”. Per il resto, il film racconta senza uno sbaffo la bella storia di Mandela presidente neoeletto del Sudafrica, che dà prova del suo genio politico nel trattare la nazionale bianca di rugby degli Springboks, in odio a tutti quelli che Mandela l’hanno votato. Nel fare della squadra un simbolo e uno strumento per un nuovo corso, invece di scioglierla, Mandela dimostra come un ragionamento puramente utilitaristico possa essere alla base di una scelta eticamente e umanamente inarrivabile, per l’istinto e il livello morale medio.

Il film scorre fluido e senza intoppi, parabola su un uomo che, dopo aver passato l’inferno, è già diventato un simbolo e un illuminato (e, in quanto tale, trova la sua naturale incarnazione in Morgan Freeman, onnisciente per definizione). Eppure, come per altri film molto classici di Clint Eastwood, quando si parlerà di Invictus come dell’ennesimo splendido capolavoro, io me ne starò un po’ in disparte, ripensando ad un film ben costruito, ammirevole nel tema e nel messaggio (anche se non privo di qualche momento di retorica facile, come nella scena del bambino nero portato in trionfo dai due poliziotti bianchi), eppure inaspettatamente volatile, incapace di dare alla figura di Mandela una consistenza più concreta di quella radicata nell’immaginario comune,  presentandosi più come un omaggio che come un’opera che abbia davvero la forza (e la volontà) di misurarsi con uomini e tempi tanto importanti e complessi.

(3,5/5)

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17 thoughts on “Invictus (Clint Eastwood 2009)

  1. ciao marco. credo che non ti deluderà, ma sarà anche difficile che possa sorprenderti.

  2. Delusione. Il film di Clint più fiacco degli ultimi anni. Forse perchè è un film che dà troppo spazio alla luce, e poco al buio. E finisce per scivolare placido lungo i binari del prevedibile e del politicamente corretto. Sceneggiatura lontana anni luce dalla complessità e dalla ricchezza di film per me ENORMI come "Gli spietati", "Million dollar baby" o "Gran Torino".

    Saluti :)

  3. hola pick. sono d’accordo. come film "celebrativo" non è neanche male, ma impostato così di certo non è di grande impatto. degli ultimi eastwood, quello che mi ha convinto meno è flags; sicuramente ottimi gli spietati e gran torino. devo rivedere mystic river, che forse è il suo migliore, ma lo ricordo poco.

  4. mah, secondo me scorre anche troppo fluido. mancano proprio gli intoppi, le contraddizioni, il contraddittorio. è una sequela di salamelecchi a Mandela, che gl sottrae anche carisma propro perchè lo incensa troppo. e venendo da Eastwood la cosa mi delude assai.

  5. Credo non si possa parlare del "politically correct" perché la storia era quella ed è stata raccontata in modo lineare. In particolare, la figura di Mandela, non è che da comprimaria dato che il reale protagonista è lo sport!

  6. nood, sono d'accordo, ho scritto che invictus non ha uno sbaffo, ma credo che un buon film ne abbia bisogno, altrimenti gli manca anche un'identità.
    a 'o sole mio non si sfugge : )

    ciao amos. questo proprio non credo fosse un tema da trattare in maniera "scorretta" (ci mancherebbe…), ma ogni regista si sceglie cosa raccontare e soprattutto in che modo (e i modi non sono solo politicamente corretto o scorretto). eastwood stavolta ha raccontato senza grossi slanci. 
    ho letto chi difende il film per le sue scene sportive non proprio memorabili, affermare che il tema è mandela, e al contrario chi difende il film da accuse di agiografia, concentrarsi sulla parte sportiva. personalmente credo che le rappresentazioni sportive siano accessorie, com'è accessorio l'uso che mandela fa del rugby e dell'evento. 

  7. mah io ho appena visto il film e mi è parsa una cacata pazzesca (e sono tra i fan degli ultimi eastwood)
    il gaeta

  8. ciao il gaeta (non il gaeta che conosco, suppongo), è andata così, ma non disperare che fra qualche mese ne esce un altro. i registi non sembrano avere il problema di cosa fare durante la pensione.

  9. a me il film non è dispiaciuto, certo non è all'altezza di gran torino… non l'ho visto come un film su mandela o sul rugby, mi sono concentrat più sull'aspetto "appartenenza" e devo dire che da questo punto di vista mi è piaciuto molto
    roberta

  10. ciao roberta, ma infatti, pure secondo me non è un film così terribile. però mi sembra abbastanza concentrato su mandela, in verità.

  11. un pò deludente se si considerano gli standard cui ci ha abituato eastwood, ma a mio parere resta un gran bel film; certo è un pò retorico, e l'uso della colonna sonora (effettivamente anche a me ha fatto pensare a o'sole mio) non è proprio azzecatissima, ma è un film che ho visto cmq con grande grandissimo piacere.

  12. ciao verdoux. almeno per come la vedo io, eastwood non è mai stato infallibile, e questo film credo, come te, che non sia adatto a suscitare reazioni estreme, né in positivo né in negativo.

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