Amabili Resti (Peter Jackson 2009)

amabili-resti-lovely-bonesAmabili Resti è un bel film nei primi 30 minuti, ne dura 135. È il 1973, la quattordicenne Susie Salmon si presenta al pubblico e gli anticipa che presto vedrà la sua fine, quindi le immagini descrivono la sua famiglia, gli amici, gli amori, le aspirazioni, i vestiti anni ’70 e il carnefice di Susie.  Ancora vicina alla realtà, la macchina da presa è uno sguardo lontano, carico di colori e ricercatezze formali, ma anche dolente, attraverso inquadrature larghe su campi geometricamente coltivati, dettagli che appartengono alle vite dei protagonisti, e i sorrisi che ancora compaiono sul volto di Susie, nonostante stia per essere uccisa. Col suo omicidio, muore anche Lovely Bones.
 
Tutto quel che segue non è semplicemente un film peggiore, quanto una serie di segmenti  giustapposti, solo lontanamente imparentati tra loro, seppure mediamente pessimi, resi sgradevoli da incongruenze di scrittura, forzature dei personaggi e brutte visioni simbolico-estetizzanti.
 
Susie prima di morire scatta una decina di rullini di foto, suo padre le promette di sviluppare un rullino al mese; in seguito all’omicidio mr. Salmon, anche per provare ad ovviare alle mancanze del detective più inetto del mondo, che la sorte ha voluto assegnare al suo caso, fa un po’ di indagini sue, aiutandosi con le foto della figlia. Ma continua a sviluppare un rullino al mese. Le possibilità erano due: seguire un rituale che avesse lo scopo di prolungare apparentemente la presenza di Susie, scoprendo le sue foto col passare dei mesi, o cercare indizi nelle stesse, dopo averle, ovviamente, sviluppate tutte. Le due cose assieme no, non sono possibili. Fanno parte di un tentativo di scrittura che cerca a tutti i costi costruzioni ammiccanti e ad effetto, anche forzando elementi in contrasto logico fra loro.
 
peter-jacksonSullo stesso tono smaccato e irritante si propongono tutte le connessioni fra oggetti simbolici (una rosa, la luce di una candela) che legano il mondo dei vivi al limbo in cui è finita Susie Salmon. Questo è un posto che unisce sogni glam a sfondi windows, orizzonti new age di Al di là dei Sogni con (spiace dirlo, io adoro Gilliam, quando fa bei film) il digitale falsissimo e piatto di Parnassus. Questo è un uso del digitale che, nel mostrare immagini evidentemente artefatte, aspira ad essere, oltre che onirico, poetico, mentre ha un’insopprimibile contrarietà e distanza dalla poesia nell’essere del tutto privo di sincerità.
 
A completare la frammentazione del film (oltre ad una sequenza, non una delle peggiori, ma molto forzata, che cita La Finestra sul Cortile), l’inserimento di un siparietto comico con Susan Sarandon, nonna arzilla e alcolizzata chiamata a puntellare la famiglia allo sfascio e distrarre l’umore del pubblico. Ancora ben conservata, come una ciliegia sotto spirito, la nonna si esibisce, senza nessun preavviso, in una serie di divertentissimi sketch alla Mamma ho perso L’aereo, dove si addormenta con la sigaretta in mano, rompe la lavatrice che fa tanta schiuma, si fa mettere lo smalto alle unghie dei piedi dal nipote, e fa discorsi da cinica stravagante ma in realtà piena di cuore; il tutto incorniciato da del matto matto rock’n roll. Sketch alla Mamma ho perso L’aereo, inchiodati in un film che poi scomoda tutta l’enfasi patinata di cui è capace per mostrare le vittime di un serial killer di bambine e ragazzine, non posso farci niente, per me sono immorali, relegano tutto a una dimensione di falsità, sensazionalismo, e, questa sì, genuina rozzezza.

Jackson sembra voler sollecitare l’intero spettro emozionale, trattando un tema difficile e delicato come completamente accessorio, e quindi maltrattandolo. Una commistione di generi e toni è possibile quando uno richiama e inquina l’altro, non spingendoli a stare tutti assieme, lasciando che ognuno neghi l’altro.

 
Quel che c’è da salvare è Susie – Saoirse Ronan, attrice imprevedibilmente credibile anche nelle situazioni più fastidiose, e gliene sono toccate davvero tante; speriamo di ritrovarla in film migliori. 

(2/5)
 

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12 thoughts on “Amabili Resti (Peter Jackson 2009)

  1. Concordo. son stato più clemente di te col voto ma ti do ragione su tutto (tranne che su Parnassus che a me è garbato assai). La Sarandon attraversa il film senza senso, prima fa la sciroccata poi improvvisamente diventa una tipa retta. E ciò che scrivi sull’intreccio è giustissimo: a parte la mezz’ora iniziale poi dopo è tutta una sequela di adesivi attaccati male tra loro e il finale è un riepilogo bruttarello assai. Che è successo a Jackson? Che poi le visioni ultramondane son sempre pericolosissime, non vengon mai bene.
    Il libro l’ho amato moltissimo. La versione di Jackson fa acqua.

  2. ciao nood.
    non so, jackson m’è sempre sembrato abbastanza bravo, anche se non originalissimo, nella costruzione delle immagini, ma non altrettanto nel dare anima ai propri film. già king kong e buona parte del signore degli anelli non è che siano proprio opere immortali. questo amabili resti, però, è particolarmente sgangherato; non ho letto il libro (e neanche m’è venuta voglia), ma il soggetto avrebbe sicuramente richiesto sensibilità e partecipazione maggiori. le visioni ultramondane riescono difficilmente, soprattutto quando sono dichiarate e cercano d’essere tanto affascinanti. lo stesso gilliam, però, in precedenza ci ha dato ottimi incubi sospesi fra realtà e trasfigurazione (brazil, paura e delirio, anche il recente tideland).

  3. ma che cavolo state dicendo? il film è stato bellissimo e molto commovente..

  4. sono d’accordo, molto d’accordo. avevo già interrotto la lettura del libro perchè non mi aveva preso, sebbene l’idea mi piacesse e la trovassi molto originale.
    il film ha avuto lo stesso effetto, l’ho trovato perfino un po’ noioso…
    roberta

  5. anonimo, che vuoi farci, ognuno è affezionato al cavolo personale.

    ciao roberta, benvenuta. bene, del libro farò volentieri a meno. 

  6. d’accordo con te, film decisamente al di sotto delle aspettative. e con quella frase finale credo anche che porti un po’ sfiga…

  7. Uno dei film brutti di questo 2010. Personalmente credo sia brutto tutto, anche nella prima mezz'ora. Non si salva. A meno che non vogliamo direi che sia un buon film perchè vero nei primi trenta minuti. Dopodichè diventa insensato, sconnesso, scombussolato, atto ad arrivare ad un obiettivo non identificato (che vuole scatenare nello spettatore: tensione? paura? compassione? allegria? mah).Non sono un fan di Peter Jackson e qui ne ho avuto la conferma (oltretutto non può per sempre citare il suo "Signore degli anelli"!).Saluti.

  8. ciao al. credo d'averlo dipinto abbastanza brutto. la prima mezz'ora, quantomeno, ha una sua coerenza narrativa e, mi pare, anche identità visiva. poi svacca. neanche io impazzisco per peter jackson.

  9. Insomma siamo d'accordo su tutto tranne su questa prima mezz'ora.Bè, è meglio che non sei un seguace di Jackson, il tuo giudizio è più distaccato.

  10. Pingback: Chiamami col Tuo Nome; Lady Bird; Borg McEnroe; I, Tonya; Voyage of Time | SlowFilm

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