The Hurt Locker (Kathryn Bigelow 2008)

the-hurt-lockerNon so se sia solo ironico o anche significativo, il fatto che la prima donna a vincere un Oscar per la regia lo abbia fatto con un film “maschile”, dove l’unica donna si vede per una manciata di secondi, a casa ad accudire un bambino, mentre il padre si sente vivo solo andando a sminare lì dove gli Stati Uniti vanno a fare guerra. Una sorta di Clint Eastwood al contrario, Kathryn Bigelow, esponente della corrente democratica di Hollywood, che con The Hurt Locker mi pare aver girato uno dei rarissimi film per i quali si possa parlare di pura spettacolarizzazione della guerra.

Un conflitto attuale, quello in Iraq, che viene solo descritto dal suo interno, attraverso un impianto che vorrebbe sembrare realistico, con riprese nervose e dialoghi asciutti, e finisce per essere artefatto e fine a se stesso, con ralenti, bullet-time, commento sonoro invadente e personaggi autocelebrativi, professionisti della guerra piuttosto lontani, per età, condizione sociale e preparazione, dalle descrizioni dei veri arruolati nell'esercito americano. Non manca la scena con inquadratura del videogioco bellico, la cui funzione sfugge, dal momento che The Hurt Locker è una delle pellicole al videogioco più vicine, puntando solo ad inserire lo spettatore in un contesto alieno, riducendo lo scontro ad un’occasione per passargli un surrogato d’adrenalina. La struttura stessa del “racconto” è simile a quella di un videogame, costruita da una serie di missioni diverse per tipologia ed obiettivi. Anche da questo punto di vista, solo nella prima parte il film riesce davvero a trasmettere tensione, mentre segue il protagonista, artificiere in tuta lunare, che si confronta con ordigni sempre più barocchi; nella seconda parte, fra un cecchino e un kamikaze, sa essere anche noioso, ormai evidentemente lasciato in balia del susseguirsi degli atti eroici.

Conferma appieno le proverbiali incongruità della statuetta Hollywoodiana, l’Oscar a Marc Boal per la miglior sceneggiatura originale, tanto più nell’anno di Bastardi Senza Gloria e A Serious Man, che sono veri capolavori di scrittura. La sceneggiatura di Hurt Locker si limita ad una battuta fuori tempo su un bordello e a citare frasi come “destino incerto come un tiro di dado”, e intanto rende invincibili i suoi protagonisti, pronti ad andare incontro alla guerra e a risolvere le cose con passo eroico e colonna sonora hard rock.

(2/5)

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24 thoughts on “The Hurt Locker (Kathryn Bigelow 2008)

  1. Commento per primo, eppure brevemente: a me il film è piaciuto, come quasi tutti i film della Bigelow, tutti maschili.
    E mi è piaciuto anche molto, per la straordinaria capacità che ha questa signora di muovere la macchina da presa catturando costantemente la mia attenzione, e di saper creare un ritmo come pochissimi a Hollywood sanno fare.
    La tua critica, forse un po' (troppo?) pesante che ti ha portato a mettere questo voto così inaspettatamente basso, mi sembra rivolta principalmente alla sceneggiatura. E ti do ragione, su questo, anch'io sono convinto che Tarantino e i Coen avrebbero meritato la statuetta in questione, senza dubbio. Anch'io uscii dal cinema pensando "se solo fosse stato scritto bene, questo film avrebbe potuto sfondare…"
    Eravamo quattro gatti, a dar credito alla signora Bigelow.

    Ma ormai è passato oltre un anno… e sai cosa? Me lo ricordo bene. Benissimo. Quasi tutte le scene mi sono rimaste impresse. Comprese le risse mascoline in camerata, che allora mi apparvero ridicole.

    Questo vuol dire solo una cosa, a mio modesto parere: è un film che riesce in uno degli obiettivi più ardui di tutti: lasciare il segno.

    Fidati, lascialo sedimentare un po' …

    E poi la Bigelow meritava un riconoscimento dal 1995… si sa che l'Academy arriva sempre in ritardo…

    LOR

  2. sappi che sto difendendo a spada tratta l'uso di quel "maschile" che pare sia difficilmente digeribile.
    mah.

  3. ciao lor. sono sicuro che la bigelow sappia fare il suo lavoro, ma personalmente non mi convince. avevo scientemente evitato the hurt locker, anche perché figurati un po', a me non è piaciuto neanche strange days (qui ne scrissi qualcosa, sicuramente non condividerai, ma troverai il video di walken che legge i tre porcellini, che è la cosa più bella su youtube). l'ho recuperato visto il successone, non partivo con altissime aspettative, ma qualcosa in più me l'aspettavo. sono sicuro che gran parte del film rimarrà in memoria, la scena della rissa mascolina perché è effettivamente un po' ridicola, e le cose ridicole si ricordano anche più di quelle belle. ma anche il fatto che il film presenti una manciata di situazioni allungate per decine di minuti, rende il tutto strutturalmente molto semplice, e quindi le situazioni stesse facilmente memorabili. 
    vero, credo che la (mancanza di) sceneggiatura sia l'elemento più debole. non è cosa da poco, visto che riguarda una guerra aperta, che magari avrebbe bisogno di maggiore accortezza e motivazione nell'essere trattata. a braccetto con la sceneggiatura scadente, per me ci vanno tutti quegli accorgimenti ad effetto che si addicono a film di pura azione. 
    l'academy spesso non arriva proprio. è una banalità, ma lì si continuano a trovare le cose migliori.

    ciao michela. ho letto sul tuo tumblr e ti ringrazio per la difesa. credo sia abbastanza chiaro cosa volessi dire, ma vuoi mettere la gioia di poter fare chiasso e contemporaneamente non fare alcuno sforzo per capire qualcosa…è un boccone troppo ghiotto.

  4. eheh ci sei andato giù pesante eh? Io non sarei così critico (nel senso che lo prendo per quello che è, un film di guerra senza troppi filosofismi, un po' facile in certi punti – poi a me questa storia che basta usare la camera a mano per fare… "realismo" ha un po' rotto le palle – ma che comunque non tenta di alzarsi più di quanto ci si aspetti). Il problema è il modo in cui è stato recepito. ne è stato fatto un film sull'Iraq, importante… in realtà l'Academy ha premiato un film di guerra, su una guerra contemporanea, ma fondamentalmente innocuo. Niente a che vedere con la complessità dle bellissimo film di De Palma, dove forse la guerra diventava ancor più pretesto, ma diamine era una riflessione efficacissima sul filmico e sul rapporto tra realtà e ripresa (e in quell'ottica rientrava la guerra, lì stava la grandissima originalità del film e la sua scottante attualità – visto anche che paradossalmente le guerre odierne son invisibili).
    con the hurt locker l'academy finge di essere progressista mentre vota per un film fondamentalmente canonico. che non solletica nulla.
    concordo ovviamente sulla questione script. E' OSCENO premiare questo filmettino sulla guerra contro quei due gioielloni che citavi.
    Pensav anche alla tua prima riflessione: in un certo senso è come dire che anche se è stata premiata una donna in realtà il "cuore", il "messaggio", l'ambiente, la cultura del film resta sempre maschile, anche più di tanti altri film diretti da uomini.

  5. Sono d'accordo, l'Oscar alla sceneggiatura è davvero incomprensibile, mentre gli altri possono essere spiegati con la deprimente annata cinematografica americana.  Il film non è brutto, ma non va oltre una sufficienza stiracchiata. La decontestualizzazione della guerra in Iraq (il film potrebbe svolgersi durante qualsiasi altro conflitto, anche su un mondo alieno, così come alieni sono i nemici che osservano da lontano e con i quali non si riesce a comunicare) impedisce di emozionarsi, e il coinvolgimento è quasi inesistente.

    Ciao
    Christian

  6. Christian, non posso fare a meno di obiettare la tua affermazione conclusiva: "il coinvolgimento è quasi inesistente".

    Io credo che un osservatore molto sensibile, veramente innamorato del cinema (e non solo della sua spettacolarizzazione, si badi bene) quale io mi ritengo senza false modestie, possa al contrario trovarsi profondamente coinvolto da un racconto per immagini magistralmente diretto e ritmato.

    Prendo ad esempio la lunghissima scena della sparatoria a distanza, quella snervante che si trascina fino al tramonto: credo sia una delle 4/5 scene che mi hanno davvero catturato, in tutto il cinema che ho visto l'anno scorso (e ne ho visto tanto).

    Saranno pure dati soggettivi, sarò pure banale nel citare la scena migliore, potrò persino apparire filo-academy (che ormai equivale ad un insulto nelle rubriche alternative come questa :P), ma io affermo The Hurt Locker, sebbene marchiato da una sceneggiatura finto-documentaristica che neanche a me è piaciuta, È COINVOLGENTE.

    LOR

  7. ciao nood. certo, tu dici che non è male, ma di falle gliene attribuisci un bel po'. oltre ad essere d'accordo su quelle che rilevi, a me sembra anche un film neppure tanto neutro. se il protagonista è un artificiere che rincorre la guerra con la stessa baldanza di bruce willis, se non c'è nessuna critica (e neanche nessun cenno) ai perché, i percome e i perdove, se, come dice anche christian, i nemici sono alieni, e quindi non umani, mi pare che ci si avvicini parecchio alla propaganda al reclutamento. coronata da una pioggia di oscar che, dietro la notizia della prima regista premiata, rafforza le impostazioni meno illuminate e più incancrenite del modo americano di fare cinema (e politica).

  8. christian, è vero quel che dici sulla rappresentazione del nemico, e mi pare una cosa abbastanza grave. gli ultimi ad essere stati trattati così sono gli indiani. 

    lor, per la verità, dopo la prima parte, che poteva ancora sembrare un immergersi in qualcosa, tutto rimane così superficiale che anche io mi sono parecchio distaccato dal film. anche la scena del corpo-bomba, m'è parsa del tutto priva di significato. personaggi che dovrebbero essere realistici, sono in balia dei più triti meccanismi degli action movie, che si pretende recuperino credibilità solo per il fatto che restano sospesi. anche tu rilevi parecchi difetti al film, eppure continui a trovarlo coinvolgente. mi sembra, perché colpito da immagini e scene specifiche. personalmente, non escludo di poter ricordare, a distanza di mesi, scene di questo film, ma questo non esclude il considerare la qualità del coinvolgimento, che, ripeto, qui si limita a trascinare lo spettatore in una simulazione. finito il gioco, finito il film.
    p.s.: non ricordo periodo della storia umana in cui le logiche dell'oscar non siano state oggetto di presa per il culo, e quindi filo-academy non sia stato un insulto.

  9. Cosa vuoi che ti dica… io non appoggio questo tuo incasellamento in una "simulazione e niente più". Di tutto mi puoi convincere, tranne che questo film sa di simulazione.

    Il sapore amaro della terra rossa e del conflitto ti entra subito dentro, dall'occhio fino al cervello, trascinandoti sul posto, coinvolgendo ma anche dimostrando con approccio obiettivo e non artefatto come la guerra possa creare dipendenza, una droga che seduce e appaga, soprattutto se puoi ripararti dietro la scusa che il tuo nemico non è un uomo, né un alieno, ma un ordigno.
    E ce ne sono altre di tematiche interessanti, devo rivederlo per poterle ricordare ed elencare tutte.
    Come film di guerra, nel 2009, mi sembra valido. Se non altro, innovativo per l'attenzione all'aspetto psicologico, che è il motore di molta guerra.

    E mi vien da ridere quando sento dire che questo film fa propaganda. Allora Trainspotting era finanziato dai cartelli colombiani?
    Insomma, tu gli metti 2/5 perché certamente devi sfogare le tue pulsioni densamente antagoniste, ma secondo me esageri. A chi l'avresti dato l'Oscar per la regia?

  10. Qui sopra ho dimenticato di firmare e di aggiungere una  sulle tue pulsioni.

    LOR

  11. abbiamo evidentemente un punto di vista così differente, nei riguardi di questo film, che ogni cosa ci sembra avere un significato opposto. tu parli di sapore della terra e di essere trascinati sul posto, e io leggo questa stessa cosa come l'evidente tendenza ad una simulazione, che ti trascina in una situazione che con la realtà non ha niente a che fare, pur spacciandosi per reale. tu parli di come la guerra possa diventare dipendenza e come il nemico non ti sembri un uomo, ma un ordigno, e a me sembra che la propaganda abbia avuto pieno effetto, fino a lasciar credere che la guerra in iraq sia contro degli ordigni. 
    che trainspotting abbia subito un mucchio di critiche e di censure, non è un mistero. eppure è un film che vuole essere infinitamente più complesso di hurt locker, che mostra il fascino della droga e dà anche mazzate come il neonato morto. per non parlare della frase "ho scelto la vita" che indica come evidentemente gli autori abbiano avuto la forte esigenza di pararsi il culo, quindi il problema c'è eccome. perdonami, ma proprio non c'è confronto.
    che poi una frase che io ho messo sul mio sito densamente antagonista, rispecchi anche la mia convinzione che un film debba porsi anche dei problemi di contenuto, talvolta etici, e che comunque ogni film abbia un'influenza enorme sullo spettatore, e veicola e propaganda i propri valori, anche questo non è il disvelamento di un gran mistero.

    riguardo l'oscar (per la regia, ma anche come miglior film), mai come quest'anno, con due film come quello di tarantino e quello dei coen, ci sarebbe stato solo da spartirli tutti fra loro. ma stiamo ipotizzando adoperando criteri meritocratici, che non sono quelli dell'academy. comunque, almeno per l'impatto di avatar, avrei preferito anche cameron alla bigelow.

  12. D'accordo: punti di vista diversi.

    Attenzione, però: quando parlo di ordigno come nemico, lo considero come una scusa per i soldati guerra-dipendenti per andare a combattere, che sia su Marte o in Iraq poco cambia.
    Io l'ho recepito così, il messaggio, altro che propaganda.

    LOR

    P.S. la settimana prossima sarò a Bologna, per la laurea del mio vecchio amico Alex. Magari ci vediamo per una birra

  13. direi che il commento #7 seppellisce ogni replica. lo condivido in pieno, insieme con il post.
    la situazione per cui la prima regista donna a vincere l'oscar lo faccia con un cinema proverbialmente maschio è talmente beffarda da essere offensiva. anni fa se non sbaglio c'era la campion da premiare, e lei sì che avrebbe meritato. quest'anno c'era tarantino, dio santo. ma cosa deve inventarsi un povero cristo per vincere la migliore sceneggiatura o regia? no perché se l'academy si immagina che qualcuno possa fare un film con un colonnello landa o con il terzo reich che esplode dentro un cinema o con una tavolata con king kong con una carta sulla fornte sta fresca: un film così non lo faranno mai!! che abbassino le attese se vogliono dare dei premi con del criterio, eh. non lo vedranno mai un film così bello.

  14. lor, birra assolutamente. e se serve un appoggio, noi siamo sempre disponibili. fatti sentire. 

    misspascal, respect.
    però il film che hai descritto non so se funzionerebbe. no, non credo che funzionerebbe.

  15. allora ieri sera ho visto questo film e a me è piaciuto. sono d'accordo con molti vostri commenti negativi ma c'è un punto importante in questo film che mi ha catturata: chi sono gli uomini che vanno in guerra.
    probabilmente mi è piaciuto perchè conferma una mia idea, gli uomini che decidono di andare in guerra non tornano e sbroccano per quello che hanno visto o fatto o subito, sono persone con una personalità assolutamente incline a queste vicende, sono amanti del rischio estremo, hanno bisogno di emozioni forti, sono i cosiddetti "novelity seeking" persone che non riescono a vivere una vita ad un livello di emotività media. partono fuori di testa, non tornano fuori di testa.
    in questo film, specialmente alla fine, questo fatto è molto enfatizzato e io credo sia un nodo centrale capire chi sono le persone che decidono di andare in guerra e quale sia il loro codice emotivo. 
    roberta

  16. ciao roberta. quelle della tua descrizione, mi sembrano le persone che fanno la guerra in un film d'azione. in realtà gli arruolamenti attingono soprattutto alle classi meno agiate, promettendo ai giovani una carriera o la possibilità di frequentare università fuori dalla loro portata. costruire un esercito con una quantità di persone alla ricerca di emozioni forti, mi sembra molto in linea con la confusione della guerra col videogioco di guerra.  una ricostruzione di fahrenheit 9/11 presentava il reclutamento come un momento del conflitto interno alla società, dove le classi più forti sfruttano e controllano, in questo modo, le più deboli, e mi sembra una rappresentazione più vicina alla verità.

  17. bene..credo di essere stata fraintesa, primo perchè non confondo affatto chi va in guerra (vera) con i personaggi dei videogiochi d'azione, secondo seguo questo blog e mi trovo quasi sempre d'accordo con i suoi contenuti. provo a spiegarmi, vediamo se mi riesce.
    non ho dubbi sul fatto che nei reclutamenti si mettano in atto strategie di manipolazione e sfruttamenti promettendo realizzazioni future altrimenti irraggiungibili, quello che penso è che ciò su cui si fa leva non è principalmente la debolezza economica o sociale, che rappresenta comunque un vantaggio per chi arruola, all'interno di questo campione credo che un certo di tipo di personalità sfidante, amante del rischio e delle emozioni forti si presti molto più ad essere vittima delle strategie manipolative di chi arruola. 

    non so se sono stata chiara…voglio dire che anche se debole economicamente o socialmente devi essere un po' sopra le righe per accettare di pagare un prezzo così alto, cosa che molte persone pur in posizione di svantaggio economico e sociale non sono disposti a pagare.
    roberta

  18. roberta, ricordo altri tuoi interventi, e mi fa molto piacere che continui a partecipare e seguire questo blog. come sempre la comunicazione esclusivamente scritta, specialmente quando così sintetica, lascia troppo spazio all'interpretazione, ma il dialogo è sempre piacevole. capisco cosa intendi, però mi sembra che un film come hurt locker, più che indicare la tipologia caratteriale di chi sceglie d'andare in guerra, contribuisca a formarla. la maggior parte delle persone possono solo presupporre d'essere più o meno adeguate ad affrontare situazioni del genere, mentre un'impostazione come quella di hurt locker tende ad accomunare un'esperienza reale ai meccanismi consolidati della spettacolarizzazione cinematografica, portando probabilmente a sovrastimare il proprio "essere sopra le righe". spero di essere stato comprensibile anche io e di trovarti ancora da queste parti. ciao.

  19. se spiegarsi e capirsi richiedesse poche parole e per di più scritte sarebbe davvero molto triste…ovviamente continuerò a circolare da queste parti e tra un post e l'altro diventerà più facile chiarire e capireal prossimo commento, roberta

  20. lento..noioso..e… ilsupersoldatoartificerechesenefottedelleregoleedelladisciplinamilitareperchèèunfigoenonpuòenonsafarealtronellavitachequellononostanteunamoglieedunfiglio.cheppalle…..

  21. Ma siii… banalizziamo tuttoooo…Apocalypse Now:ilsupersoldatoamericanobuonosconfiggeilcolonnellocattivoShining:unoscrittorepadredifamigliaimpazziscecredendodivedereifantasmiecercadiuccideremoglieefiglio.Il padrino:epopeadifamigliamafiosaitaloamericanadipadreinfiglioIl buono il brutto il cattivo:trepistoleriunopiudurodellaltrosivoglionosparareaddossopersoldiEddai…LOR

  22. suvvia lor, hai ammesso anche tu la pochezza della sceneggiatura di boal.quando nel fine settimana torno a bulogna, se lo trovo, ti trascrivo un pezzo di un articolo di internazionale (su hurt locker, ovviamente) che mi parve pienamente condivisibile.

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