Daybreakers – L’Ultimo Vampiro (Michael Spierig, Peter Spierig 2009)

DaybreakersC’è una prima parte buona, dove si parla poco, si descrive il mondo dei vampiri illuminato da una luce azzurrina, artificiale e metallica. I vampiri sono il 95% della popolazione mondiale, tengono degli incoscienti umani in ordinate teche in modo da poter mungere loro il sangue, ma le scorte ormai scarseggiano. L’urbano vampiro metropolitano, se malnutrito, tende a trasformarsi in Nosferatu, e ad affondare i canini dove capita. Per quasi un’ora non ci si sente nemmeno troppo stupidi, ad aver ceduto alla tentazione dell’ennesimo film emofago della stagione, ed è ancora divertente vedere impeccabili uomini d’affari in giacca e cravatta, perdere l’aplomb e rotolarsi nel sangue, vittime dell'epidemia di fame
 
Mi piace pensare che uno dei fratelli Spiering, diciamo Peter, sia il gemello cattivo, quello che si è bruciato il cervello sniffando la colla, quello che ha diretto la seconda parte di Daybreakers. Che ospita dello splatter fatto davvero male, trova soluzioni narrative deprimenti, perde qualsiasi contegno e aspirazione, portando il film sui binari dell’idiozia, quelli su cui avevo pregiudizialmente creduto che avrebbe viaggiato. Alla fine della visione, quando la faccia seria di Hawke è ormai del tutto fuori luogo e Dafoe s’è imprevedibilmente dimostrato il peggiore sul campo, spiazzato dal suo legame col lato demente della pellicola, viene persino il dubbio che la continenza iniziale fosse, nella mente degli autori, il prologo in sordina degli spettacolari fuochi d’artificio finali.
 
Non so se esiste un gemello cattivo, non so cosa abbia portato ad un simile secondo tempo, però è lì, ed è una cosa fatta male: come il sottotitolo italiano, non ha senso né motivo d'essere.

(2/5)

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5 thoughts on “Daybreakers – L’Ultimo Vampiro (Michael Spierig, Peter Spierig 2009)

  1. A me le scene splatter sono piaciute. E poi ho trovato molto buone le ambientazioni, le scenografie, la fotografia e le atmosfere. Certo nel finale diventa na roba assurda…però dai non è poi così un disastro secondo me.

  2. ale, una roba un po' troppo assurda, io  credo. non solo per lo splatter, che mi è sembrato mal fatto, privo di inventiva, ma anche per il modo in cui vengono sviluppate le suggestioni e le idee che, pur non originali, nella prima parte erano state trattate in modo più degno. 

  3. Concordo.Secondo me il fratello cattivo remava contro fin dall'inizio, forse non è proprio cattivo ma semplicemente questo film non lo voleva fare, magari ne voleva girare un altro…Il fatto è che mentre il primo (diciamo Michael) lavorava duramente di inventiva per creare, l'altro (Peter) cercava il modo per distruggere quello che il fratello stava facendo.Dev'essere stata una dura lotta, perché Micheal è riuscito a mettere in piedi un'ambientazione interessante, quantomeno suggestiva, che si reggeva nel suo mix di fantascienza e sovrannaturale. S'è inventato un bel po' di gingilli, ha creato un'atmosfera inquietante con poliziotti-accalappiacani-vampiri e gli uomini ridotti a prede o addirittura vacche, ha preparato un ventaglio di tematiche da approfondire (forse sperava anche di trarne una trilogia), e ha persino convinto Sam Neill ad accettare il ruolo del magnate del sangue.Poi è subentrato Peter, da buon fratello, e ci ha messo le mani. Ha iniziato a collegare i fili narrativi nel modo più sbrigativo possibile, ha chiesto a Ethan Hawke di non cambiare mai espressione per nessun motivo, ha corrotto Dafoe con un paio di macchine sportive (random!) e ha dato carta bianca al tecnico degli effetti speciali conosciuto nel loro precedente film. Ma il vero tiro mancino è stato spingere la trama verso l'annientamento dell'atmosfera: una cura? Ma che tristezza. Allora era meglio Virus Letale.

  4. ciao, utente anonimo. sì, credo sia andata esattamente così. le cronache della lavorazione riportano anche frasi di peter quali "sono forse io il custode di mio fratello?".

  5. Pingback: Minima Immoralia: Le Meraviglie (Alice Rohrwacher 2014), Apes Revolution (Matt Reeves 2014), Predestination ( Michael e Peter Spierig 2014) | SlowFilm

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