Visage – Face (Tsai Ming-liang 2009)

visage-faceTsai Ming-liang è un regista rigoroso, nella sua impostazione fotografica dai lunghi pianisequenza, senza movimenti di macchina, con la sua predilezione per i toni freddi e le geometrie artificiali; ma i suoi film emozionano, sono profondamente umani, riflessivi ma immediati, terribilmente istintivi, nel rapporto col pubblico. Tsai Ming-liang, lo dico chiaramente, fa parte di quella manciata di autori che molto semplicemente sono “i miei registi preferiti”.

Ogni film di Tsai ha come tema l’amore, la ricerca dell’altro e l’impossibilità di raggiungerlo, per toccare poi i temi connessi della malattia, la solitudine, la perdita, attraverso una simbologia radicata nel corpo: l’acqua, la luce, il tempo, nella sua irreversibilità e conseguenze. Temi semplici, per questo coinvolgenti, trattati in ognuno dei suoi lungometraggi da una prospettiva differente, ciascuno immerso in un luogo ben definito e accompagnato da precise scelte riguardanti il tono da adoperare, i dettagli da mettere in mostra, la possibilità o meno di lasciar scorgere un po’ di speranza o d’illusione, nei suoi finali spesso sospesi.

Visage è, per la prima volta, un film che ripete molte delle intuizioni e delle scelte già presenti nelle opere precedenti. Se questa debba essere letta come una scelta propria a Visage, o come un primo ripiegamento del regista sul suo vocabolario espressivo e narrativo, lo sapremo solo vedendo il suo prossimo film. Visage è dedicato da Tsai alla memoria della madre, scomparsa durante la scrittura dello stesso,  ed è la summa di tutto quel che il regista ha creato sin qui. Si ritrovano allagamenti, come in The Hole, il chiudersi in casa, impedendo alla luce d’entrare dalle finestre schermate col nastro adesivo, come in Che Ora è Laggiù, ci sono anche personaggi, come il co-protagonista di I Don’t Wanto to Sleep Alone, che compaiono apparentemente senza motivo, richiamati direttamente dalla memoria dei racconti passati.

visage-tsai-ming-liang-laetitia-castaCommissionato dal Louvre, il film si svolge in parte a Taipei, e per il resto frequenta i luoghi più nascosti o inaccessibili del museo parigino: i sotterranei, delle scale di servizio, un parco imbiancato dalla neve finta…

Stavolta Tsai accoglie i fantasmi del suo cinema, come aveva evocato quelli degli spettatori di una sala storica in Goodbye Dragon Inn. Sul canovaccio di una Salomè da girare a Louvre, diretta dal suo attore e alter ego Lee Kang-sheng, compaiono i volti di Jean-Pierre Léaud, Fanny Ardant e Jeanne Moreau, e vengono richiamati i nomi, fra gli altri, di Pasolini, Fellini, Mizoguchi, Truffaut, Welles, Murnau nell’evocazione di uno spirito del cinema apolide e senza tempo, da offrire alla propria memoria, a quella dello spettatore, e specialmente a quella della madre. Il tono di Visage è funereo e malinconico, privato dell’incertezza e indeterminatezza che avvicinava lo spettatore ad ogni mancanza: questa volta si rimane soprattutto a guardare e ricordare, e anche l’ombra della macchina da presa su un muro, dove vibrano i riflessi dell’acqua, ci porta in una dimensione esplicitamente metafilmica, dove si dà uno sguardo alla concretezza di tutto quel che stava nascosto.

visage-cannesNon mancano, ad ogni modo, scene e figure che ritagliano lo spazio a nuove icone e nuovi ricordi. In particolare una bellissima Laetitia Casta, in una sequenza fortemente sensuale, è la protagonista di una “danza dei sette veli” senza musica, dove i rumori di fondo, molto accentuati, portano tutto ad una dimensione irreale, inquietante quanto affascinante. O ancora una scena canora, all’interno del bosco innevato, bianco come il lutto, dove alcuni specchi verticali, nascosti fra gli alberi, creano una scenografia straniante e suggestiva, di quella rara bellezza che Tsai Ming-liang sembra saper costruire con semplicità. Sono tanti gli specchi nel film, specchi in cui gli attori invecchiati osservano rughe e ferite, o specchi che vengono coperti, dalla Casta posseduta dallo spirito di Salomè, e specchi in cui si riflette la vita artistica di Tsai Ming-liang, il suo lavoro e la sua poesia.

(4/5)

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19 thoughts on “Visage – Face (Tsai Ming-liang 2009)

  1. Inutile dire che mi attira molto questo film , come tutte le opere di Tsai.Cercherò di recuperarlo e ti faro sapere.Missile

  2. non so dove abiti, ad ogni modo visage ripassa alla sala truffaut di modena, lunedì 17, 20.30. forse ma forse io mi ci faccio un altro giro.

  3. Allora sei riuscito a vederlo! ^^Mi sa che io aspetterò che passi in qualche modo a Milano… Comunque fino ad allora preferisco non leggere la tua recensione. Ciao!Christian

  4. christian, alla fine sono riuscito a vederlo qui a bologna.  visage fa parte del programma della rassegna "cossover. cinema meticcio d'europa", che sicuramente è passata o passerà a bologna, modena e torino, non so se anche a milano.

  5. Indovina indovinello….C'è qualche maniera per trovare questo film(credo forse il sito "asiatico" che mi avevi consigliato   l'altra volta?….)e quello di Bondarchuk?……."Scaricare" da dove?…..in che lingua?……………..Rassegne……"DVD" da ordinare in qualchesito lontano?……Please….help me…..FRANCO

  6. hola franco. come scritto su, al momento l'unico modo (che io conosca) per vedere visage è trovarsi a modena lunedì alle 20.30. se invece non conosci il regista e ti incuriosisce, in italia sono usciti la vhs di the hole (credo ormai difficilmente reperibile) e i dvd di che ora è laggiù e il gusto dell'anguria (che magari, con un po' di sforzo, ancora si trovano).per quanto riguarda il resto e il reperimento di inhabited island, come ti ho scritto in un messaggio privato, che quindi credo non ti sia arrivato, o non l'abbia letto, non è il caso di parlarne qui. se vuoi dammi il tuo indirizzo e- mail o contattami su facebook, se lo adoperi.un saluto, alla prossima. 

  7. "VISAGE-FACE" Tsai Ming LiangCerco ma "NON TROVO"….e vago senza meta…Va bene….HO LE IMMAGINI (ovvero il film…)ma parlano in una lingua "lontana"….poco comprensibile…Traduzioni trovate (SRT) solo in Inglese…Debbo accontentarmi oppure esiste, in qualche luogo sperduto,anche qualcosa in un "Italico idioma"?……Al buon "G.M. detto Iosif" la risposta?……FRANCOps……Nun te preoccupà ppe' la "riservatezza"….            Ormai stanno a ffa pure la legge che nun se intercetta               piu' "NIENTE E NESSUNO"…..è gente "D'ONORE" questa                 del governo….mica amano farsi gli affari degli altri….

  8. qualora non avessi voluto leggere per non darti anticipazioni, ti avverto che fra i film di tsai questo è il più "autocitazionista". se non hai visto gli altri molti riferimenti saranno oscuri, però è anche vero che molte idee saranno più d'impatto. regolati tu.

  9. Come promesso, torno con Tsai negli occhi.Son d'accordo con quanto scrivi, aggiungerei solo che, a mio avviso, questo è tra i più belli del regista: soprattutto l'estrema eleganza "sostanziale" colpisce prepotentemente. Qualcuno ci ha visto un deviare di Tsai dalla retta via: le autocitazioni stanno lì a confermare che la linea tracciata è quella e che Visage ci sta pienamente dentro.Un solo rammarico: nonostante l'indubbia prova positiva di Laetitia Casta, immaginare quella danza sensualissima fatta da Meggie Cheung, che il regista voleva come attrice protagonista, mi toglie il sonno :DMissile

  10. ciao missile, sono contento che sia riuscito a vederlo.bello "eleganza sostanziale". che tsai ha saputo creare praticamente in tutti i suoi film. credo che un momento autoriflessivo ci stia, a questo punto della sua carriera,e il tutto mi sembra un omaggio davvero forte alla madre. noto solo come tsai avesse saputo ogni volta rimanere fedele al suo stile e i suoi temi e contemporaneamente rinnovarsi dando un'identità particolare ad ogni suo film. e in questo senso spero che visage sia una transizione, un raccordo, un punto e virgola. la casta ci sta, anche nell'ottica delle staffetta d'attrici francesi, e non è detto che maggie chung non si sia lasciata inibire proprio da quella scena. 

  11. Esatto iosif, per questo mi sembra eccessiva la preoccupazione che ho letto da qualche parte di una occidentalizzazione di Tsai, in fin dei conti sono ormai svariati anni che i francesi co-producono i suoi film, ma lui è sempre rimasto un cineasta dal forte spirito orientale.Maggie Cheung ha rifiutato in quanto, pare, in preda a stress da lavoro e non credo che quella scena l'avrebbe spaventata più di tanto: basti pensare al balletto sensualissimo di Green snake….Missile

  12. green snake non l'ho visto, mi dai un suggerimento. però vedo anche che sono passati 17 anni e la vanità può tanto. ma questo ha davvero poco importanza. mentre è certo che ravvisare un atteggiamento compromissorio nella costruzione di questo film, che fra l'altro prende soldi dal louvre e ha il coraggio di non mostrarne mai le stanze, è del tutto fuori luogo.

  13. La solita cagata concettuale alla Ming-Liang, con la differenza che questo film è un lungo (estenuante) tributo alla meraviglia di Laetitia Casta, quindi
    mettetelo muto, mandatelo avanti velocemente (suggerirei almeno 8x), e avrete qualcosa di bello (lei).

  14. è la seconda stronzata, utente anonimo, ricorda che l'illuminazione non è solo quella dei lettini abbronzanti.

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