Princess Arete (Sunao Katabuchi 2001)

princess-aretePrincess Arete è uno strano film d’animazione, anomalo persino per una creazione giapponese. Non è certamente un caso che provenga da quello Studio 4°C che, nell’eterogeneità della sua offerta, conserva la costante di una produzione che appare totalmente libera da qualsiasi logica, non solo di mercato. Allo Studio si devono, oltre al celebre Animatrix, il capolavoro Tekkonkinkreet, il visceralmente assurdo Mind Game, il sorprendentemente banale Spriggan, e numerose opere ad episodi, non sempre belli, ma tutti senza freni, come Memories e Genius Party.
 
Princess Arete è inserito nel più classico dei contesti favolistici: una principessa bambina tenuta reclusa nella torre più alta del castello, in un mondo medievale e magico. Anche il tratto è semplice e arrotondato (ma realistico negli sfondi e nei dettagli), e ricorda a volte Conan di Miyazaki, i colori pieni, poche sfumature date dalla luce, l’animazione fluida, ma quasi mai movimentata. All’interno di questa costruzione canonica, però, il film segue una strada che mette in scena le attese e i punti morti di una fiaba, ne disattende le aspettative, oppure, quando affronta un nodo classicamente narrativo, lo fa in maniera sbrigativa e del tutto accessoria. 
 
princess-areteLa maggior parte del film, infatti, mostra la prigionia di Arete, prima nel castello del padre, quindi nelle segrete della fortezza fatiscente di uno stregone, che la rapisce. Si tratta, quindi, di ambientazioni stranamente claustrofobiche per un’opera d’animazione, dove l’iconografia del medioevo occidentale viene rinchiusa in stanze illuminate da flebili luci di candela, che lasciano gran parte della scena al buio. In un mondo apatico, dove ognuno racconta la propria storia, spesso fasulla, la sfida che dovrà affrontare Arete consiste nel trovare la spinta a reagire, la voglia di libertà, la forza di non confidare nel soccorso di un principe e liberarsi dall’assuefazione alla noia, non dissimile da quella che attanaglia il suo carceriere, lo stregone Boax. 
 
princess-areteNel film quasi del tutto svuotato dall’azione, la tradizionale confusione nipponica fra il bene e il male e fra le parti in gioco, assume una dimensione straniante, legata a confronti immobili e personali prese di coscienza, dove delle costanti sembrano essere la malinconia per l’abbandono e l’impossibilità di crescere realmente, se si è soli e senza desiderio di scoperta. Desiderio esaltato dalle scelte di Arete, ma anche da quelle del personaggio secondario di una strega: in generale si configura la rinuncia dei propri privilegi come primo passo verso l'apertura al mondo. Tutto questo, ad ogni modo, viene affrontato in maniera piuttosto diretta ed esplicita, allontanandosi dai tempi e i temi della fiaba, ma non dalla semplicità d’esposizione del suo messaggio.

Consigliato ai curiosi.

(3,5/5)

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2 thoughts on “Princess Arete (Sunao Katabuchi 2001)

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