Greenberg (Noah Baumbach 2010)

Baumbach è un autore, uno di quelli che ti spinge a vedere un suo film perché c’è il suo nome; rientra nella tassonomia dei nuovi cineasti indipendenti, ma dal 2005 (Il Calamaro e la Balena) non ha niente da spartire con le strizzate d’occhio o le gemmazioni estetizzanti che caratterizzano molti colleghi. Baumbach è Baumbach, con tutto il valore aggiunto e l’idealismo che porta con sé il rispetto del principio d’identità.

Anche Greenberg è uguale a Greenberg e il film ha un ruolo, all’interno della produzione cinematografica, molto simile a quello che il protagonista ha nella sua storia. Greenberg è poco incline ai compromessi, affetto da pericolosi lampi di lucidità, sotterraneamente alla ricerca di approvazione, ma troppo poco furbo per convertirla in un falso interesse per gli altri.  

Baumbach con Greenberg si focalizza sul singolo, unica possibile incarnazione dei deboli, i disadattati, che solo incidentalmente si confrontano e più spesso preferiscono trovare alibi alla propria emarginazione. Il volto è quello dell’ultraquarantenne Ben Stiller, finalmente portatore insano dei primi ciuffi di capelli bianchi. Fa i conti con un futuro non pianificato, con i vecchi sguardi e l’irrisione dei nuovi, con un cane malato e con una ragazza, Greta Gerwig, forte della propria fragilità. Un’attrice, quest’ultima, costantemente sotto le righe e monocorde, forse troppo calata nel ruolo di performer che non concede mai una scintilla negli occhi, ma tutto sommato funzionale all’autoemarginazione del film di Baumbach.

(3,5/5)

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3 thoughts on “Greenberg (Noah Baumbach 2010)

  1. nessun commento per questo bel film?
    Pienamente d'accordo con te su questo film.

    Mi ha parecchio spiazzato.
    Dal trailer, e Ben Stiller, mi era parso una commedia demenziale sottotono.
    Poi ho scoperto che era di Baumbach, di cui ho adorato Il Calamaro e la Balena, ma soprattutto Il Matrimonio di mia Sorella.
    Poi però ho capito di aver confuso Il Matrimonio di mia Sorella con lo splendido (per me) Rachel getting married.
    Insomma, alla fine l'ho visto.

    E' un film secondo me molto maturo, anche se parla di sconclusionati immaturi. La storia d'amore tra i due protagonisti è qualcosa che non si vedeva da tempo in un film, e mi ha molto coinvolto.
    I due fanno tenerezza, da quanto sono ingenui. Angoscia come a 25 anni si possa essere ingenui e poi a 40 falliti.
    L'ho trovato molto ben scritto.
    Mi è piaciuto e mi ha "emozionato" il simbolismo (come per il calamaro e la balena, la scena finale, ma qui più efficace) nella scena della festa con l'animale non meglio identificato, brutto, morto in piscina.
    E nella scena della festa esce il Ben Stiller che ci ricordiamo un po' tutti, ma soprattutto bravo. Inusuale la rappresentazione della cocaina.
    buonanotte!

    p.
     

  2. buongiorno. sì, è un altro buon film di baumbach, nel mio ricordo (e in quello che mi riportano alla mente le tue citazioni) più "completo" di quanto mi fosse parso immediatamente dopo la visione. non mi piacque, invece, rachel di demme (adesso lo assimilo a cous cous), mentre è notevole anche l'altro baumbach con la kidman.

  3. Pingback: Jeff, who lives at home (Mark Duplass, Jay Duplass 2011) | SlowFilm

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