Dark Horse / Voksne Mennesker (Dagur Kàri 2005)

dark-horseSolitamente mi impedisco di richiamare questa frase ricorrente e impotente, ma non distribuire un film come Dark Horse è ingiusto e stupido. Ingiusto perché si tratta di un piccolo film che si è felici d’aver visto; stupido perché, anche dal punto di vista della pura diffusione commerciale, la visione di Dark Horse non presenta alcuna difficoltà di fruizione o di comprensione.
 
Dagur Kàri, nato in Francia e tornato a tre anni in Islanda, luogo d’origine della sua famiglia, è il regista di Noi Albinoi, che nel 2003 fu addirittura visibile. Dark Horse, rispetto alla (bellissima) sospensione di Noi Albinoi è anche più strutturato, con un racconto equilibrato e completo e il sostegno di un’ironia leggera, spesso graziosamente surreale. 
 
Daniel è un trentenne dislessico e parzialmente disoccupato che si guadagna da vivere (o poco meno) creando graffiti amorosi per conto terzi, ha un amico grasso e sopra le righe che fa ricerche sul sonno, ha paura delle donne e coltiva una passione viscerale per l’arbitraggio. Francesca è affascinante abbastanza da incarnare il motore dell’azione anche in mancanza di una caratterizzazione particolare. 
 
Il bianco e nero e la messa in scena ricordano Jarmusch e in parte il Kevin Smith di Clerks. Il primo mitigato rispetto al rigore formale di Down by Law o dell’ultimo Limits of Control, il secondo depurato degli eccessi verbali, ma presente in alcune dinamiche fra i due amici e i loro discorsi. L’estetica di Kàri è accurata e ricercata, ma sostenuta da un montaggio mobile e dai tempi non particolarmente lunghi. Attraverso scelte compositive, come il paio di secondi in cui esplode il colore o il montaggio frammentato e ripetitivo, artificiale, delle scene drammatiche, il regista propone espressioni significative ed empatiche senza far ricorso a soluzioni superficiali, abusate o verbose. Nella seconda parte del film introduce un’ulteriore linea narrativa: segue un personaggio che sembrava solo di passaggio e l’adopera per richiamare un senso d’oppressione e di chiusura più vicino a Noi Albinoi, il suo lavoro precedente. Accoglie in questo modo un tono differente, che pure arricchisce il film e contribuisce a creare un equilibrio finale, tanto rappresentativo quanto narrativo. Ad accompagnare la storia la musica degli Slowblow, gruppo di cui fa parte lo stesso Kàri, dalle sonorità molto simili agli Sparklehorse di Linkous.

Come una piccola ferita che non sai bene come abbia fatto a procurarti, Dark Horse è un film che si fa sentire, che fa venire voglia di tornare a stuzzicare. 

(4/5)

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14 thoughts on “Dark Horse / Voksne Mennesker (Dagur Kàri 2005)

  1. ciao mei. noi albinoi è davvero bello, e il ghiacciaio indefinitamente opprimente e minaccioso.luciano, di certo non c'è niente di ufficiale che preveda anche l'italiano. e devo dire che i sottotitoli che si trovano in rete non sono il massimo. però vale lo sforzo.

  2. io l'ho visto con softsub in ita, ma piuttosto lacunosi. magari la tua versione è migliore. ad ogni modo la visione merita, fammi sapere.

  3. Davvero molto carino Giuseppe….Ti confermi "una certezza" e non mi fai mai perder tempo….(….e meno male….perchè ne ho così poco!….)…Ma tu che "tutto sai e molto prevedi (e tutto il resto lo recensisci!!….)sai mica togliermi la curiosità che alberga nel nome dato alll'ultimocapitolo di questo film e che addiritura  sostiuisce il titolooriginale nella sua "diffusione internazionale"??…Ovvero…."DARK HORSE"……..……..SAREBBE?……FRANCO

  4. ciao franco, son contento che il film ti sia piaciuto. "dark horse" i sottotitoli del film lo traducevano semplicemente con "sorpresa". in particolare dovrebbe indicare la sorpresa che deriva dalla vittoria di qualcuno che è partito sfavorito (etimologia da concorsi ippici, direi), e mi sembra un significato che calza a pennello.

  5. Eppure io su quel "Daniel", appena lo avevo visto………10 euro me li sarei giocati…..PIAZZATO, tiè…..!!!!!…….F.

  6. Pingback: Nudi e Felici – Wanderlust (David Wain 2011) | SlowFilm

  7. Pingback: Virgin Mountain – Fúsi (Dagur Kári 2015). Dall’Islanda un piccolo film che ha qualcosa da raccontare e un modo per farlo | SlowFilm

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