Zona rimozione

risate-di-gioia-monicelliRisate di gioia (Mario Monicelli 1960) ha rifatto la sua apparizione in tv in un caldo pomeriggio d’estate, a ricordare la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico. Film sorprendente, perfetto fino all’applauso a scena aperta per tutta la prima parte, elegantemente sostenuta da battute dai tempi impeccabili: a scambiarsele, per dire, ci sono Totò e Anna Magnani, qui anche nella storica e avanspettacolare rappresentazione di Geppina Gepi. Altrettanto entusiasmanti le escursioni, gli intrecci e gli incontri surreali nella Roma in bianco e nero, sospesa, lunare e autocitazionista di un Monicelli a tratti prejarmuschano (in particolare il Jarmusch di Mystery Train). Nella seconda parte il film svolge la trama della commedia in modo più lineare e narrativo, ma non perde mai la comicità e l’amarezza fino alla cruda conclusione. (4/5)
 
Ricordi prenatali hanno suscitato alcune scene de La Grande Guerra (Monicelli 1959), iscritte in tratti della memoria dedicati alla conservazione degli istinti più antichi, come quelli che portano a scavare una trincea. Un’altra coppia infallibile, quella di Gassmann con Sordi, per costruire un’epica della storia, del cinema e della guerra, resa realistica dalla rappresentazione degli aspetti più umani e comuni. (4/5)
 
basilicata-coast-to-coast-papaleoCommedia d’altro stampo e caratura quella di Basilicata Coast to Coast (Rocco Papaleo 2010), ma comunque profondamente italiana e sostanzialmente gradevole. Ottima apertura dove la voce di Papaleo afferma l’esistenza della Basilicata e ne canta qualità e luoghi comuni locali e meridionali. Il film non rinuncia a qualche pesante tocco di poesia e sentimentalismo, digressioni da videoclip autoprodotti e piuttosto forzata è la “prova d’attrice” di Giovanna Mezzogiorno, ma nel complesso l’opera rientra con merito nella categoria del “ce ne fossero”. (3/5)
 
Altra performance quella di Elio Germano, uno dei punti di forza di Mio Fratello è Figlio Unico (Daniele Luchetti 2007), bel ritratto delle contraddizioni degli anni ’60 e rappresentazione sincera dei legami fraterni e familiari, altrettanto complessi. (3,5/5)
 
Si cambia continente in Conflitto d’Interessi (Robert Altman 1998). Thriller noir incentrato sulle pericolose vicende dell’avvocato Kenneth Branagh, evoca le atmosfere tese e ambigue di Images, per poi adeguarsi ad un intreccio prevedibile e televisivo che in parte inficia anche le scelte estetiche e registiche. Rimangono nella memoria, ad ogni modo, alcune suggestioni (bella la sequenza iniziale in carrellata vivere-e-morire-a-los-angeles-friedkin“topografica” dall’alto ed efficaci le ambientazioni nei boschi spettrali) e un notevole Robert Downey Jr. nei comodi panni di investigatore alcolizzato e piacione. (3/5)
 
Un noir poliziesco anche più incredibile di quanto sperassi è il capolavoro di Friedkin Vivere e Morire a Los Angeles (1985), in costante ricerca estetica ed estetizzante, spigoloso e vitreo come il miglior Mann, spietato nella costruzione narrativa e nel dipingere una serie di personaggi irrimediabilmente marci. E poi l’inseguimento in autostrada contromano, il volto dipinto di Debra Feuer, le esplosioni di violenza e la fotografia di Robby Müller, per una convincente raffigurazione dell’inferno. (4,5/5)
 
Come in una sauna finlandese, per esaltare lo shock, spostiamoci dal genio allo schifo. La domanda che pone Gentlemen Broncos (Jared Hess 2009) è questa: cos’è un film che dichiara apertamente di voler essere una merda e di aspirare a suscitare dei conati nello spettatore? La risposta per me è semplice: è esattamente e semplicemente una merda. Noioso e ripetitivo più di un criceto nella ruota quando non è disgustoso come un criceto nella ruota che si vomita addosso, Broncos ripropone la squallida umanità dinew-york-i-love-you Napoleon Dynamite, riuscendo solo a filmare una galleria di personaggi insulsi dallo sguardo assente. L’impostazione registica vagamente alla Anderson è un insulto. Si impara che i pitoni cacano sciolta. (1,5/5)
 
New York I Love You (Fatih Akin, Yvan Attal, Allen Hughes, Shunji Iwai, Jiang Wen, Shekhar Kapur, Joshua Marston, Mira Nair, Natalie Portman, Brett Ratner, Andrei Zvyagintsev. 2008) è un film a episodi che conserva una media piacevolezza con piccole oscillazioni in meglio o in peggio. A recitarci c’è una sfilza di nomoni che neanche vi sto a dire. Il montaggio a volte frammentato degli episodi permette agli stessi di intrecciarsi, dando intelligentemente un tono più corale. Gradevole la frazione di Shunji Iwai (per il 2011 è finalmente previsto un suo nuovo film per quanto americano e dal nome Vampire…), e non male anche quella di Natalie Portman, per la prima volta in veste di regista e sceneggiatrice. Il tema è in generale l’amore, il tono indie-chic senza grosse sorprese, quanto può esserlo adrift-in-tokyo-satoshil’inserimento di no surprises (ops) nella colonna sonora. (3/5)
 
Quest’ultimo film è meno conosciuto ed è quello che fareste bene a notare. Adrift in Tokyo, portato a termine per noi  da Miki Satoshi nel 2007, è un bel film. Una commedia agrocomica con sprazzi di idiozia nipponica, ma ottimamente resa dalla recitazione convincente e internazionale di Jo Odagiri, studente arruffato e senza legami, e Tomakazu Miura, improbabile estorsore con istinti paterni. Il loro girovagare per  una Tokyo in versione inedita, in una veste prevalentemente antiestetica, alterna incontri con personaggi carichi e assurdi con la formazione di legami improvvisati, a sostituire quelli naturali, inesistenti o perduti. Un film divertente, poetico in forma autentica e autoironica, abilmente malinconico e poco incline ad ammiccare allo spettatore. (4/5)
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9 thoughts on “Zona rimozione

  1. è un peccato che Risate di gioia sia così misconosciuto – e che ebbe alla sua uscita scarso successo, per essere buoni. Per me è uno dei film più belli interpretati da Totò, e come se non bastesse l'unico in cui condivide la scena cinematografica con la Magnani. Forse il finale, e il tono generale non proprio "gioioso" frenò e continua a frenare il pubblico.La grande guerra ultimamente la ritrasmettono spesso su un canale regionale campano. Cosa buona e giusta.

  2. Ecco, vedi, questa è una di quelle cose che ti salvano la giornata, vedere che c'è ancora qualcuno che apprezza a dovere il magistrale racconto losangelino di Friedkin.Da sempre uno dei miei cult personali, conserva ancora oggi la sua forza e il suo fascino "oscuro".

  3. non so quante volte ti ho parlato di vivere e morire e non mi hai mai cacato. ricordo che una volta m'irridesti perchè usai il termine 'iperrealismo'. avevi ragione, ma il film è fantastico lo stesso.bartz

  4. secondo me ti confondi, dottore, e quello che non ti ho mai cacato credo sia milano calibro 9. e probabilmente lì ti ho anche deriso. fra l'altro ho ultimamente riletto che anche quello sarebbe un gran film, ma ancora non me la sento.

  5. confermo in ogni caso milano calibro 9 e rilancio con cani arrabbiati di bava, per restare nei nostri '70. per divertirsi forte; ma anche solo per il gusto di vedere quello che piaceva vedere a tarantino.ob

  6. un giorno, forse, ce la farò. mi avevi quasi convinto su "milano calibro 9" e forse hai rilanciato con troppa furia con "cani arrabbiati di bava". 

  7.  in effetti uno che si chiama bava o faceva cani arrabbiati o culi roventi. ob.

  8. Pingback: Killer Joe (William Friedkin 2011) | SlowFilm

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