The Good Heart (Dagur Kári 2009)

Paul Dano (Lucas) è un ragazzo, candido, che crede di dover vivere per strada come un animale, dormendo sui marciapiedi, perché inadatto alle regole e relazioni sociali; Brian Cox (Jaques) è un misantropo proprietario di un bar, luogo dove riesce ad imporre le sue, di regole, e dunque a sopravvivere. I due s’incontrano in ospedale e Lucas diventerà il discepolo e designato successore di Jaques.
 
Di nuovo, come in Adrift in Tokyo, è in scena la costruzione di un rapporto genitoriale surrogato, che si evolve parallelamente alla crescita individuale e gli scambi reciproci fra i personaggi. Al terzo lungometraggio Dagur Kári prosegue quel processo di narrativizzazione che parte dal più etereo Noi Albinoi, passa per Dark Horse e si accentua in The Good Heart. Come assecondasse la trasformazione di una melodia dei Sigur Ros (per citare il gruppo islandese più conosciuto, ma sarebbe più appropriato confrontare i pezzi degli Slowblow che chiudono ogni film di Kári) in un compiuto pezzo blues, The Good Heart presenta un insieme di quadri che disegnano una spirale, una storia classica dove non manca l’elemento dirompente della figura femminile, qui ancora più stralunata e funzionalmente ridotta all'essenziale.
 
Gran parte del film si svolge nel bar, un luogo senza tempo con tanto di pianoforte automatico. Il suo proprietario, Jaques, è un personaggio iracondo, capace di farsi cogliere da un infarto per un attacco di collera scatenato da una cassetta d’autorilassamento new age. Le sue inflessibili regole rivolte al governo di un mondo di soli uomini e le sue manie, le abitudini, gli insulti, hanno nel film la parte più affascinante, invogliano davvero ad entrare nella fauna abituale di quel bar scuro e fumoso, un habitat squallido dove ogni oggetto e ogni rapporto umano hanno funzioni e limiti precisi. 
 
The Good Heart manca di qualche dettaglio incompiuto o inessenziale e si lascia un po’ andare nel finale, ma nel complesso scorre con naturalezza fra le sue figure e le storie che queste raccontano e portano sul volto.

(3,5/5)

 

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3 thoughts on “The Good Heart (Dagur Kári 2009)

  1. Pingback: Virgin Mountain – Fúsi (Dagur Kári 2015). Dall’Islanda un piccolo film che ha qualcosa da raccontare e un modo per farlo | SlowFilm

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