La Pecora Nera (Ascanio Celestini 2010)

la pecora nera ascanio celestiniPrima di tutto definiamo cosa non è il film di Celestini. Non è un film teatrale, né letterario. Celestini fa teatro e scrive libri, e allora si insinua l'idea fra chi ha visto La Pecora Nera, o forse non l’ha visto, che si tratti di teatro al cinema, peraltro attribuendo a questa forma tutto il male e la noia possibile. Che gente assurda, con le loro facili soluzioni. In secondo luogo La Pecora Nera non è un film-documentario. Sospetto che avevo anche io, che credevo di trovarmi di fronte a un cast misto, a una vicenda personale incastonata nelle vite dei veri internati. Quello di Celestini è un film che ha certamente le sue basi nel realismo e nella documentazione utile a ricreare luoghi e dinamiche, ma racconta tutto attraverso la storia di Nicola, prima ragazzino nei “favolosi anni Sessanta”, quindi trentacinquenne interpretato da Celestini.

La Pecora Nera è un racconto di un’amarezza smisurata. Come la coppia di virgolette di qualche rigo su, il film isola i luoghi comuni, il concetto ovvio e condiviso, per restituire la visione del singolo che quei “favolosi anni Sessanta” li subisce e scopre che a lui di favoloso sapranno offrire davvero poco, così come subisce la famiglia, la scuola, le istituzioni. Celestini non nega l’esistenza della malattia, piuttosto ne ricerca le cause. Una delle principali risiede proprio nell’istituto che dovrebbe curarle, mentre identifica l’individuo col suo disagio, lo isola, lo nasconde al mondo. La pecora nera è il ragazzino confinato all’ultimo banco che paradossalmente cerca di razionalizzare le assurdità del “mondo normale” attraverso delle trasfigurazioni fantastiche che saranno sempre interpretate come sconvenienti, malate e quindi messe in un angolo, dove non possano dare fastidio.

Il film è raccontato dalla voce fuori campo dello stesso Celestini che tesse rimandi e ripetizioni, individua percorsi sfumati narrando la sua storia e attraverso questa la storia della crescita, del disagio, delle difficoltà a rapportarsi col mondo; è raccontato dagli ottimi attori, oltre al protagonista recitano Giorgio Tirabassi e Maya Sansa (che fra l'altro a Cinematografo hanno fatto una gran figura di fronte alla prevedibilmente scandalosa Anselma Dell'Olio); e dalla fotografia di Daniele Ciprì che in un digitale alla ricerca delle tinte scure e pastose della pellicola, limita la profondità di campo e mette spesso a fuoco solo una parte del quadro, individua ambienti e volti plasmando la luce sulle idee di Celestini, che seguono un filo non classicamente narrativo, privo dei nodi canonizzati della sceneggiatura, ma non per questo meno cinematografico. La ricerca fotografica fa da contrappunto alla realtà trasmessa dal racconto creando una dimensione poetica e dolorosa. L’unico appunto possibile è su qualcosa di troppo, non su qualcosa che manca, precisamente sulla scelta di mettere in scena, verso la fine del film, un incidente che ha probabilmente la funzione di segnare un punto di svolta nella vita di Nicola, ma che nel suo essere eccessivamente drammatico ed esplicito va forse a scapito dell’equilibrio complessivo.   

(4/5)

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10 thoughts on “La Pecora Nera (Ascanio Celestini 2010)

  1. Mi hai convinto iosif; ammetto che nutrivo più di un dubbio su duesto film, ma quello che scrivi mi ha incuriosito. A presto per i commenti :)Missile

  2. missile, ti terrò d'occhio :)ciao ale. dunque, anselma dell'olio. è partita facendo i complimenti agli attori, che erano di fronte a lei, ha detto che è un film interessante, specialmente per essere un'opera prima, poi non s'è tenuta più ed ha cominciato a sbottare in riferimento alle scene nel supermercato, che non se ne può più di questi moralismi anticapitalisti e di questa rappresentazione degli italiani come zozzoni (letterale). infine, ha chiuso dicendo che è un film teatrale, che dura un'ora e mezza ma sembra molto più lungo perché non ha una sceneggiatura [quella standard che favorisce la digestione dei pop corn] che invogli a vedere come il film va a finire. poi altri improperi sui comunisti cattivi. sansa e tirabassi l'hanno guardata fra l'inorridito e l'incredulo, le hanno spiegato con molto garbo cosa significa davvero il film, ma lei non ha ascoltato una parola perché in sottofondo continuava a borbottare e mugugnare.

  3. ho poi anche visto un'intervista a celestini e tirabassi dalla dandini. fantastici, due rintronati!

  4. Si….fantastici….due "rintronati" ma in senso "piu' che BUONO"….Magari ce ne fossero…..Comunque io, che mangio "pane e Ascanio Celestini"(lo adoro letteralmente quest'uomo, anche perchè quando  vai a teatro o alle mille manifestazioni alle quali lui partecipa   SEMPRE A TITOLO GRATUITO, ti capita di farci quattro chiacchiere    ed è di un colloquiale disarmante per i tempi che corrono….)….Io che non mi sono perso nessuno spettacolo teatrale dei suoi,nessun libro, nessun disco (bello…ascoltatelo!!…), nessun "piccolo monologo", insomma NIENTE DINIENTE….da questa pellicola sono purtroppo uscito "deluso" piu' di un po'……….Quando avrò un attimo di tempo e finirò di scrivere il miocommento a margine (c'ho questo e INCEPTION che giaccionoda oltre una settimana in forma di …."bozza"!!!…) nell'eventualitàpotrai anche toglierti la curiosità riguardo al perchè, se ti interessa….Ma in pochissime parole, a mio modo di vedere, con questaversione de "LA PECORA NERA" non è stato fatto…….CINEMA!…FRANCO

  5. mr. franco, il rintronati era naturalmente in senso affettuoso e anche ammirato, che l'intervista è stata bella e divertente.non ho una conoscenza totale del lavoro di celestini, ma una buona conoscenza sì. ho visto un paio di spettacoli, credo quasi tutte le apparizione televisive, e anche una sua performance live prevalentemente canora. infatti il disco ce l'ho da subito ed è molto bello. detto ciò, ovviamente attendo un'argomentazione più dettagliata, ma già ti dico che io ci ho visto proprio tanto cinema ne la pecora nera. cinema d'immagini e cinema che si fa mezzo per raccontare evitando quegli snodi che identificano il racconto cinematografico comune, ma che hanno solo contribuito a standardizzarlo. ad ogni modo, aspetto la tua trattazione e nel frattempo calorosamente saluto.

  6. Insisto…..a parte il monolgo teatrale che è proprio un'altro mondo
    (ma quello e teatro e QUESTO INVECE E' CINEMA, quindi è
      assolutamente chiaro che l'uno non c'entra con l'altro….)
    c'è piu' di qualche cosa che non mi convince nell'esordio
    di Ascanio….

    Comunque, Iosif (…o chiunque ne abbia fantasia…)  se vuoi dare un'occhiata sul mio blog a quel
    che ne penso nel dettaglio e lasciare una tua opinione,
    come mi hai già annunciato tempo fa  IN DISACCORDO ma non necessariamente
    ANTAGONISTA PER FORZA….

    Insomma, se mi ci vuoi far ragionar su per "le tue vie", mi fa piacere…

    FRANCO

  7. ismaele, son d'accordo.

    franco, sicuramente l'aver visto lo spettacolo (cercherò di recuperarlo anche io) influenza le tue prospettive ed aspettative (com'è giusto che sia). sul tuo blog ho visto una valanga di nuovi film interessanti, io invece sono un po' fermo. 

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