My Son, My Son, What Have Ye Done (Werner Herzog 2009)

my son what have ye done herzogSe Herzog vuole nel suo film dei momenti di sospensione, semplicemente dice agli attori di stare fermi; se il protagonista ha bisogno di una macchina del tempo, se ha voglia di rallentare e bloccarne il corso, compie dei passi lenti scendendo i gradini di una scala mobile che va in direzione opposta, rimanendo quindi immobile. My Son, My Son, What Have Ye Done rappresenta ed esprime tutto nel modo più diretto e semplice, è un film sincero e sulla sincerità. La storia è un canovaccio che centinaia di registi avrebbero potuto trasformare in un onesto thriller poliziesco, mentre Herzog, con l’imponderabile aiuto del produttore David Lynch, ne fa un’opera personale, una delle sue migliori, che del genere non ha nulla, dove non c’è niente da scoprire e le immagini non sono mai realmente dipendenti dal delitto compiuto dal protagonista. 
 
È il viaggio nella vita di Brad (Micheal Shannon), negli eventi esterni che hanno creato la sua interiorità, nel suo rapporto con la madre ossessiva (Grace Zabriskie, stessi occhi), con l'idea di spiritualità, col dolore che intuisce di dover patire per il padre morto quando aveva due anni. La locandina del film è in qualche modo sbagliata, concentrata sullo sguardo fisso e minaccioso di Brad; il protagonista non ha nulla di ambiguo e nulla di certo, fonde stati d’animo e modi di parlare in un processo del tutto personale, declinato al presente (non c’è nessun confronto col passato e con un Brad presumibilmente “sano”), che lo mette al centro della scena, ed è la scena stessa la vera protagonista del film. Non c’è niente da scoprire, bisogna solo trovare il tempo per raccontare; la dimensione teatrale, che si impone fin dal principio e trova un’origine nella rappresentazione di una tragedia di Eschilo, invade e forma il film con scenografie reali e astratte, dipinte di rosa, circoscritte dalle auto della polizia o dall’acqua di un fiume. La scena è la trappola di Herzog, la gabbia che racchiude i suoi personaggi, che a turno ricostruiscono frammenti dell’esperienza di Brad, attraverso una recitazione perfetta e innaturale.
 
My Son è un’opera sinfonica, musicata in primo luogo dal violoncello di Ernst Reijseger, la sua orchestra e la voce di Mola Sylla, ritrovando i suoni de L’Ignoto Spazio Profondo e Il Diamante Bianco. A questi si aggiungono Caetano Veloso, l’icona messicana Chalela Vargas e un inno del reverendo George Washington Philips. Attraverso il commento sonoro costante, pronto a passare in primo piano nei numerosi momenti in cui il film mostra se stesso, Herzog affronta il dolore, la spiritualità, la follia ponendoli sullo stesso livello del contesto e creando una messa in scena tanto carica e diretta quanto desaturata nell'azione, realmente onirica (e anagrammaticamente ironica) eppure sottilmente banale e impotente, quindi realistica. 

my son what have ye done herzogmy son what have ye done herzog (4,5/5)

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12 thoughts on “My Son, My Son, What Have Ye Done (Werner Herzog 2009)

  1. fui io a non voler andare a cinema l'altra volta. mi sbagliaaaai, pare. mo lo recupero e me lo vedo.
    ob

  2. però abbiamo fatto una piccola riunione di classe che è una cosa che con la tragedia greca ci va ancora più a braccetto.
    fammi sapere di questo herzog che son curioso, su grizzly man non ci intendemmo.

  3. ciao Iosif, è da un bel po' che non ci si sente… sono tornato come blogger attivo sul web (forse mi ricorderai per il mio "vecchio" blog Vision), e mi sono imbattuto nel tuo blog che, sinceramente, avevo perso di vista da un pezzo…. con la promessa di ritornare a leggerti con piacere e interesse, ti segnalo il mio nuovo spazio libero dove si parla di tutto e di niente http://babilondream.wordpress.com/

    ... riguardo a "My son. my son, what have ye done", ho letto molte recensioni e lo sguardo di Sarah Palmer in pochi l'hanno sottolineato…. purtroppo non ho ancora avuto modo di vederlo… speso che Lynch mi perdoni!!!!!!

    a presto!!! ciauuuuuuuuuuuu

    ah dimenticavo… naturalmente ti ho aggiunto nel blogroll =)

  4. ciao babilondream ex vision, aggiorno il tuo link e auguri per il nuovo blog.

    luciano, il dvd dovrebbe uscire già il 18 novembre.

  5. Senti…
    Ti chiedo un favore da "@mico"….

    Smettila di scrivere queste belle ed articolate
    recensioni…..

    Già mi hai "costretto" (….) a vedere in tempi contingentatissimi
    un bellissimo Chris Marker dell'83……

    Io non ho tempo per ampliare "così tanto e bene" ne i miei
    gusti ne la rosa degli "scalpi in celluloide"…

    Capito…!!!….Non ho tempo…..

    Ho un lavoro (purtroppo….), una moglie, un figlio (o qualcosa di simile…),
    una chitarra da suonare sempre peggio, un libro di 5000 pagine
    che mi "perseguita"  e qualche altro centinaio di passioni in lista
    d'attesa…..

    CHIARO!!!…..Falla finita……

    Chiudilo " 'sto Blogghe"……..eccheddiamine……FRANCO

     

  6. ciao mr. franco! 

    sono contento abbia visto sans soleil e sono sicuro che sei ben felice di averlo fatto, perché è davvero una cosa bella come poche.

    questo herzog mi è piaciuto più di quanto sperassi, e spero convinca anche te. ha suscitato le reazioni più diverse.

    come vedi faccio di tutto per venirti incontro e l'ultimo scritto riporta un paio di film assolutamente evitabili. nel tempo risparmiato potrai dare una timida sforbiciata al tuo bibbia vs corano.

  7. ….Niente "testi sacri"….
    ………..si tratta però di un libro che in qualche modo è "padre putativo"
    del cinema, o sicuramente di un certo modo di "fare cinema"….

    "La recherche"….di "Marcellino" PROUST…..

    …………..è solo che io, "cerca cerca", mi sono…..PERSO!….

    FRANCO

  8. Lo ritengo uno dei film più belli tra tutti quelli che ho visto negli ultimi 2 anni…e non sono pochi…
    Un Herzog grandioso nel quale si avvisa il tocco della produzione Lynchana….spero vivamente che questi due realizzino qualcos'altro assieme!

  9. son d'accordo zenn, un esperimento del tutto riuscito. m'hai ricordato che c'è da prendere il dvd.

  10. Pingback: Una valanga di film su cui non posso più scrivere qualcosa di sensato. | SlowFilm

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