Scott Pilgrim vs. The World (Edgar Wright 2010)

scott pilgrim vs the worldLa forma compiuta e specifica del cinema degli anni ’00 sembra arrivare a fine decennio, e sembra non essere granché. Se The Social Network è tutto sommato un film “classico” che racconta la storia di un ragazzo che ha contribuito ad influenzare le più recenti applicazioni di concetti come “cultura” e “socialità”, Scott Pilgrim vs. The World è invece l’incarnazione di ciò che le persone 2.0 (definizione raccolta da un bell’articolo di Zadie Smith riportato dall’Internazionale n. 873) dovrebbero aver voglia di vedere. Il condizionale è d’obbligo perché il film non ha avuto un grande successo commerciale, ma incarna comunque una serie di tratti narrativi ed estetici disseminati nel cinema più mutato degli ultimi anni, fino a diventare un modello. I motivi della scarsa affluenza di pubblico posso essere tanti: la mancanza di nomi realmente di richiamo, l’aver individuato un pubblico di riferimento nella realtà meno vasto di quanto si pensasse, l’aver pescato dal calderone dei ventenni per poi eccedere nelle sfumature adolescenziali, non so. Quel che so è che stavolta mi trovo a confermare il giudizio istintivo della maggioranza: questo è un film tranquillamente evitabile.
 
Scott Pilgrim è il giovane bassista di una giovane band di indie rock, inizia una relazione con una irresistibile ragazza che cambia colore di capelli ogni settimana, ma presto scopre di dover affrontare i suoi sette ex ragazzi malvagi, ognuno un personaggio dotato di poteri particolari; la disintegrazione dell’antagonista comporta un premio in punti e monete. 
 
Il film di Edgar Wright denuncia immediatamente la discendenza da un fumetto (“Scott Pilgim”, del canadese Brian Lee O’Malley) inserendo scritte onomatopeiche in corrispondenza dei rumori, in maniera piuttosto accademica e fastidiosa (a due minuti dall’inizio il campanello fa ding dong, e cominci a capire che qualcosa non va). Del fumetto ha anche la forte caratterizzazione dei personaggi e la ricorrente divisione del quadro attraverso split screen. Il riferimento privilegiato è però ai videogiochi, in un percorso segnato da lunghi scontri, armi speciali, esplosioni, pugni che fanno crollare i muri, scrittine che regalano una vita o segnano Scott vs. Un Altro. Tutte cazzate che purtroppo non riescono a raggiungere un accettabile livello di assurdità, ma si limitano a citare testualmente le proprie fonti e a ricrearle attraverso un digitale diligente e sterile, limitato in sé. Gli scontri di Scott si susseguono ad un ritmo ininterrotto quanto monotono, accompagnati dalla presentazione del nuovo avversario, delineato da un sarcasmo poverissimo d’inventiva. Il vegano biondo e stupido coi superpoteri  derivanti dalla superiorità morale della sua scelta, l’aitante attore action che se la tira, ecc. La dinamica è quella dei peggiori manga e anime giapponesi, ma senza quella idiozia naif che a volte li fa risultare simpatici. 
 
Scott Pilgrim è la citazione assunta a valore assoluto che diventa immediatamente autocitazione, è la tecnica che celebra se stessa e contemporaneamente ammicca in malo modo ricordandosi sempre di dover essere cool, è la convinzione di poter dare valore ad ogni cosa inserendola in un nuovo contesto ma senza le capacità che occorrono a costruirne uno interessante, è sostanzialmente la simulazione di un film.

(2/5)

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18 thoughts on “Scott Pilgrim vs. The World (Edgar Wright 2010)

  1. E nuovamente ci troviamo in totale disaccordo. Io l'ho trovato invece un perfetto, comunicativo e accattivante, miscuglio di diversi linguaggi cinematografici fusi alla perfezione tra loro per restituire non solo il racconto del protagonista e del suo desiderio di accettazione e rivalsa, ma anche di tutta una determinata generazione rifugiatasi in un mondo di videogiochi, fumetti, film e quant'altro, proprio per sentirsi come nella realtà non riescono a sentirsi. In questo, in un certo senso, l'ho trovato affine a The social network, nello spirito di fondo che anima i protagonisti intendo.

  2. ciao ale, io leggo fumetti, vedo film, gioco (poco) ai videogiochi, ascolto tanta musica, ma purtroppo il film non mi ha mai convinto e mi ha annoiato tanto.

  3. Anche io, stavolta, sono piuttosto contrario. Tutti i punti che hai citato in sfavore del film, secondo me sono invece punti di forza. Ho pubblicato giusto oggi la mia recensione, lo dico così posso citarmi da solo: dopo un po’ ci si accorge che essendo tutto esagerato, alla fine non lo è nulla.
    Sarà la differenza d'età fra me e te (ovviamente non ti sto dando del vecchio, è una constatazione oggettiva!), ma a me il film ha fatto molto ridere. Non mi sento vicino al mondo del protagonista, alle sue usanze ed alle sue passioni (l'unica cosa che ho in comune con lui è il fatto di suonare il basso in un gruppo), tuttavia non credo che questo sia un limite: l'ho detto anche io che il target è piuttosto stretto, e forse, con alle spalle una cultura cinematografica come quella che puoi avere te, questo film è una caccoletta, però, preso per conto suo, penso che si regga benissimo in piedi. Ripeto, quelli che te hai elencato come espedienti scarsi, secondo me rendono il film del tutto degno.

    Neanche la scena della polizia vegana ti è sembrata abbastanza assurda? Io lì ero piegato sulla poltrona! :D

    Ciao
    Samu (a.k.a. Il Buono)

  4. ciao samu. probabilmente c'entra anche il fattore "sono vecchio per queste stronzate", per quanto di fronte a cose come yatterman riesca ancora a trovarmi a mio agio, e in generale non credo di avere grosse difese verso i film che con rozza approssimazione qui chiamo "demenziali". c'è qualcosa nella struttura di scott pilgrim (quel qualcosa che ho provato a raccontare nella recensione) che me lo fa sembrare un film per finta, un manualetto nascosto da glitter e lustrini. 
    il vegano e la polizia annessa, devo ammetterlo, m'è sembrata una della fasi più spelacchiate, alla ricerca della risata obbligata. in una puntata dei simpson di qualche anno fa c'era un ragazzino giunto ad uno stadio tale di purezza alimentare da non mangiare niente che proietti un'ombra. per me questo fa un po' la differenza fra l'inventarsi una battuta ironica (simpson) e l'adagiarsi sul sarcasmo più immediato (scott pilgrim). prendo comunque atto che questo film può apparire meno vuoto e forzato di come sia arrivato a me.
    ciao samu e grazie per l'intervento.

  5. anche a me è sembrato un film non imprescindibile.
    come dice un critico su rottentomatoes, "questo è un film che si odia o si ama, e io non l'ho amato".

  6. "è sostanzialmente la simulazione di un film."
    questa frase te la ruberei. se permetti te la cito sul tumblr. Sono contento di questa recensione e al tempo stesso in imbarazzo. Hai scritto le mie perplessità talmente bene, che mi vergogno a scrivere una mia recensione ora. (E so – e mi scuso in anticipo – quanto siano fastidiosamente "piaggiatorie" queste frasi). Ma sinceramente non ho trovato quasi nessun altro che mi confortasse nell'opinione. SPvstheW parte benissimo, secondo me, ma poi diventa ripetitivo, davvero imita la situazione di un videogioco dimenticandosi però che siam dentro un film e non siamo noi a giocare in prima persona. E dopo il secondo duello – pensando agli altri cinque che ancora dovevno arrivare – ho iniziato a temere.
    Ed è un peccato, perché le cose geniali ci sono. Il racconto spezzettato, ellittico, il montaggio che salta da una situazione tempo/spaziale all'altra con un semplice taglio-sipario è eccezionale… ma il resto è davvero troppo ripetitivo.

  7. ciao ismaele. io la dicotomia si odia/si ama l'ho quasi sempre trovata falsa (anche per la musica, dove pure è un'espressione abusata), sono davvero poche le opere capaci di suscitare reazioni tanto intense. scott pilgrim mi ha annoiato, questo sì, e quindi deluso, ed è un film prescindibile.

    ciao nood. in effetti siamo in pochi a non essere entrati nel gioco di scott. sarà che c'hai un'età pure tu. anche per me la prima parte è decisamente la migliore (per quanto anche lì ci siano battutine e situazioni riuscite solo a metà), mentre il resto confida davvero troppo nella forma videogame.
    a, grazie mille per la citazione :)

  8. figurati.
    però sai non sono neanche convinto sia una questione generazionale. A guardare altri cinebloggers che hanno su per giù la nostra età, in realtà hanno apprezzato molto il progetto.
    Siamo due outsider o siamo troppo miopi? o troppo tradizionalisti? :P

  9. ma 'nfatti, ci prendevo solo un po' in giro.
    credo che siamo destinati a portare il fardello di una superiore consapevolezza, ecco quel che credo.

  10. Secondo me post come questo escono fuori quando sai che il film era divertente ma a te purtroppo non ha divertito per niente, e provi fastidio perchè tutto è messo lì per raggiungere quello scopo. Non è uno di quelli indie-fighetti che si buttano su un personaggio malinconico-sicuro di sè e che snocciola frasi leziose e uno stile da bel compitino, o gli indie-fighetti che sono esplicite parodie; io che non ho mai letto fumetti, nè videogiocato negli ultimi quindici anni l'ho trovato grandioso, creativamente libero e originale. Il fatto che abbia toppato in USA non so come spiegarlo, ha toppato anche in Italia dove non c'è stato un minimo di pubblicità. Leggo in giro gli stessi pareri che trovo qui sopra: entusiasti o infastiditi. Per me il film funziona benissimo, è un cult.

    jeff

  11. ciao jeff, benvenuto. in parte hai inevitabilmente ragione: a me non ha fatto ridere, ad altri sì, è la solita storia del de gustibus eccetera. però ci sono sempre dei fattori che sono strutturali e magari qualcuno può non accorgersene, o può sopportarli, o può interpretarli in modo d'apprezzarli, ma ci sono lo stesso, e individuarli permette di fare un passo in più rispetto alla semplice dichiarazione di fastidio o entusiasmo. e parte di questi fattori sono quelli che cito: una forma ripetitiva, l'ipercitazionismo, il ricorso ad un umorismo molto esteriore e poco elaborato, il ricorrere a degli stereotipi senza saperli stravolgere, una linea narrativa elementare e un'estetica così derivata e fedele ai modelli da non riuscire a reinventarli. 

  12. e una quasi fanatica devozione al papa, naturalmente.

    vabbe', m'è venuto in mente rileggendo l'elenco che ho fatto sopra…

  13. E meno male che non ha evitato tutto quello che hai elencato, sarebbe stato un film maturo. A me ha dato l'impressione di essere stato pensato e girato dagli stessi 20enni del film, il che è tutto a suo favore :)

    A proposito di sfide.. http://snipurl.com/1kx8hi

    ciao
    jeff

  14. c'è una bella differenza fra film spontaneo e immediato e film immaturo. e non vedo come possa essere positivo provare a dare un certo tenore a un film e riuscire a farlo, come ammetti anche tu, solo nel modo più semplicistico e immaturo. blues brothers  è un film sconclusionato, anarchico e assurdo, eppure è in tutto un capolavoro.

  15. bhè…devo unirmi alla schiera degli indulgenti!
    Io ho trovato molto semplicemente che, essendo il film puntato in sostanza a concedere una vittoria a tutte le "anime semplici", o più semplicemente, a tutti quelli che conservano ancora uno spirito bambinesco sotto tanti aspetti, sia normale che la rappresentazione sia quella scelta, che comunque è divertente!.
    Giorni dopo aver visto il film, volendo vedere "qualcosa del genere", mi sono ritrovato veramente spiazzato! Questo è un pregio che personalmente riscontro in ogni film di Wright (per quanto poi personalmente preferisca un "Hot Fuzz").
    Penso che il film scelga coscientemente la via dell'"ingenuità" – cosa facile – e – cosa meno facile – la percorra con successo!

  16. hola zenn. ci addentriamo nel territorio fin troppo esplorato della soggettività. ecco, proprio ingenuità, spontaneità, mi sembrano parole da non poter accostare a questo film, che anzi mi sembra estremamente calcolato e finalizzato, spesso senza riuscire a dare alle proprie idee una realizzazione che non sia quella più immediata e citazionista.

  17. Pingback: Una valanga di film su cui non posso più scrivere qualcosa di sensato. | SlowFilm

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