American Life – Away We Go (Sam Mendes 2009)

american lifeIl nuovo film di Sam Mendes, che segue la bella trasposizione di Revolutionary Road, sta per arrivare anche in Italia (dal 17 dicembre), con un anno e mezzo di ritardo. Mendes è un ottimo regista, attento agli spazi, alle luci e alla caratterizzazione dei personaggi, sa costruire un’estetica sempre curata senza che questa risulti forzata o invadente. E lavora bene anche qui, nel suo film più “leggero” e vicino alla commedia, rappresentando costumi grotteschi e conservando un tono lieve. 
 
Burt e Verona aspettano il loro primo bambino e cercano un posto dove stabilirsi. Visitano diverse città e incontrando parenti e vecchi amici vengono a contatto con diverse possibilità disfunzionali, famiglie patologiche, disgregate o soffocanti, tratteggiate con toni ironici e iperrealisti. La costruzione del film è semplice, si compone per tappe, e si avvale della scrittura di Dave Eggers. Già sceneggiatore di Nel Paese delle Creature Selvagge, Eggers nasconde dietro l’ironia una linea critica forte ed efficace. American Life è un piccolo film ben riuscito, che fa poco rumore ma ha da dire molto di più di tante opere esibizioniste e chiassose. 

(3,5/5)

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19 thoughts on “American Life – Away We Go (Sam Mendes 2009)

  1. credo che la storia del rumore di fondo sia vera, credo che vedrò il film e, infine, credo che tornerò su questo blog…

  2. non vedo l'ora di vederlo… nella speranza che qui a pescara siano così gentili da decidere di proiettarlo…

    terribile la traduzione del titolo.

    LOR

  3. non si può neanche parlare di traduzione, è proprio che noi ci abbiamo le idee più fighe…

  4. Away we go è un modo dire abbastanza comune in inglese ad indicare "su andiamo"  si usa soprattutto coi bambini.

  5. già. mi riferivo alla scelta di sostituire ad un titolo in inglese un altro titolo in inglese, come se i titolisti italiani fossero depositari di idee migliori…

  6. sì è una scelta della produzione infatti su IMDB è riportato American Life aka Away we go. D'altro canto lo trovo più appropriato e più coerente alla narrazione del film.

  7. quale? american life? personalmente credo sia preferibile lasciare il titolo originale, se facilmente intelligibile come in  questo caso, o fare traduzioni letterarie. sostituire l'inglese con l'inglese mi sembra ritagliarsi uno spazio nel processo creativo senza che nessuno te l'abbia chiesto.

  8. Eccolo, ci sono anch'io su questo film, e a neanche un anno dalla tua recensione, waw, sono quasi contemporaneo!
    ("recensione"? ma che parola è? cioè, è che mi viene il dubbio se consideri le tue come "recensioni", con accezione giornalistico-consuetudinale o deferente-alla-leggera o magari più undergroundianamente slow-post, o altra bi o tri-locuzione più in sintonia con la tua personale visione del tuo stesso blog-messaggio-mission).

    Comunque adesso avrai anche capito chi sono! (il solito con le parentesi)
    (Mi sto costruendo uno stile ormai nei miei commenti, sento di avere già un immagine paranoica da difendere, tipica dell'epoca di pazzi nella quale viviamo, ecc. ecc. in Italia ecc.)

    In ogni caso stavolta non sono molto daccordo con la tua sintetica critica-descrizione-commento. Secondo me il film (ma premetto che forse non ero molto in sintonia io come serata) (e poi comunque qualche volta si può pure non essere daccordo chèddiamine!) (certe altre volte ti do ragione anche senza aver visto il film!!!) dicevo, secondo me il film non è proprio il massimo.
    Insomma, praticamente m'ha fatto schifo.
    I dialoghi sono quanto di più prevedibile abbia raramente udito, le storie di degrado familiare (edulcorato) più disparate (una sorta di compendio da manuale moderno) sono messe in batteria come se fossero tutte uguali e lasciano la stessa impressione. Un neanche tanto sottile velo di tristezza avvolge tutto il film tanto da riuscire a soffocare nella culla molte delle poche scene spiritose.
    Le sfighe "altrui" si succedono a dialoghi tra i due piccioncini che più smelensi si fatica a sentire. Lei sarebbe anche simpatica, come attrice, lui è un pò più difficile da digerire soprattutto quando fa il romantico con gli occhioni dietro agli occhialoni, e poi, anche nei vestiti, ha l'aria palese del programmatore smanettone, non di un assicuratore!
    La fotografia è buona, anzi ottima, così come l'assemblamento e tutte le rifiniture.
    Divertente all'inizio la prima sorella di lei schizzata, un personaggio uscito direttamente dai Simpson, però, assieme ai due figli, la "lesbica" e il coppa-con-le-maniglie-al-posto-delle-orecchie. Comunque il tutto con un sempre velo edulcorato-di-mestizia anche nell'iperealismo, come trasognato, sottolineato dai filtri caldi.
    E' chiaro, se è una commedia non può diventare troppo drammatica e deve far pensare comunque, ma è qui il problema secondo me, in una "commedia" che si rispetti non ci dovrebbe essere "troppo" tempo per pensare, ma si dovrebbe "gustarsi" prima di tutto la situazione. (OK commedia in generele).
    In pratica secondo me o si tenevano più sull'ironico e toglievano il velo agrodolce di cui sopra o si tenevano più sul veramente sentimentale e toglievano il taglio ironico, oppure stavano più sull'acido, ma allora toglievano le canzoncine dolciastre.
    Condivido che fa poco rumore e che mantiene ciò che promette senza debordare nel chiassoso, questo è un pregio. Condivido anche che vi è una certa linea nella sceneggiatura, consapevole…
    Ma insomma, voglio dire, prima ti trovi un lavoro, e poi cerchi casa? o no?
    Invece sono finiti in quella che sembra una villa sudista della luisiana con gli infissi ancora dell'epoca di Via col vento, completamente da arredare, lontana da tutto e in un posto completamente disabitato.

    Meglio soli e poveri che vicini a dei poveri parenti o amici disgraziati, a loro volta soli, questa è la sintesi del film.
    (ci hanno messo 34 anni poi a scoprire che parenti e amici avevano?)

    Oppure: stiamo lontano dai nostri conoscenti, per non essere influenzati dalle loro miserie e facciamoci una vita nostra. Ecco, messa così non è neanche male.

    Non volermene, si fa per scherzare,
    davide

    PS OT: Hai visto per caso Le mele di Adamo? Un concept film allucinante.

  9. hola davide. prima di tutto devo dire una cosa banalissima ma in molti casi vera: questo film va visto in lingua originale. ho visto solo il trailer in italiano e, come spesso accade specialmente nei film di non primario interesse commerciale, i toni mi sono sembrati del tutto stravolti ed enfatizzati. questo, se hai visto il film doppiato, può aver accentuato l'impressione di una coppia languida, sospirante e melensa, mentre nell'originale la recitazione dei due m'è sembrata misurata e piacevole. 

    riguardo alcuni rilievi logici, hai ragione, anche a me è sembrato un po' eccessivo andarsi a rintanare nella casa padronale isolata sulla spiaggia, come se dopo trenta minuti non ti venisse voglia di dar fuoco a tutto o dopo tre giorni non ti rompessi le palle di dover fare 300 km per un litro di latte. però accetto la valenza simbolica, tutto sommato away we go è un film a tesi e se queste esemplificazioni servono a tenere il racconto snello e diretto le accolgo volentieri.

    anche per questo, il film mi risulta molto più facile da apprezzare rispetto ad altri che ostentano situazioni estreme oppure urlano il loro anticonformismo. è un film lieve e in questo gradevole ed efficace. 

    tutt'altra cosa le mele di adamo, che vidi al cinema. ha un registro quasi opposto, ma pure è un film estremamente intelligente, feroce, sicuramente più sorprendente. mi piacque assai.

  10. Grazie della risposta, accetto la tua proposta di inquadrare questo film nella categoria "film a tesi", ovvero dove il/i concetto/i da dimostrare è più importante del significante. O perlomeno il significante filmico è subordinato ad un ragionamento meta-testuale. E di valutarne l'aspetto di originalità. Il doppiaggio non deve essere certo tra i migliori, a partire dal titolo, e purtroppo non riesco ancora (e quando ci riuscirò?!) a capire al volo i film in inglese, quindi m'è toccato di sentire frasi come queste in italiano: "Andiamo a Toronto dai, lo sai che ci mettono sulle patatine al posto del pomodoro a Toronto??? No che ci mettono?? Ci mettono il sugo di carneee! Ma dai, fantastico!"… …

    Sulle Mele di Adamo, del tutto OT, io tenterei la seguente sintesi se me lo permetti:
    Concept-film danese. La morale del “porgi l’altra guancia” e del “vedi il bene ovunque” impersonata da un pastore-rieducatore che ingaggia una lotta contro il diavolo, impersonato da un naziskin lucidissimo e da una serie di sfighe devastanti. Alla fine il naziskin sembra avere la meglio, ma poi riesce a fare una torta di mele e cambia le sue idee. Sceneggiatura, regia, recitazione e fotografia funzionali e assolutamente compatti.

    Anche a me ha sorpreso positivamente. Una curiosità, non t'è sembrato anche a te che il pastore avesse cambiato un pò prospettiva alla fine anche lui, che avesse trovato una fede meno rimozionale? invece con le ultimissime battute sembrerebbe che l'ultima per lui è stata solo la prova finale e che è rimasto uguale a prima. Il film in realtà rimane però aperto anche al fatto che ora  può usare l'ottimismo e non esserci costretto…

    davide

  11. neanche io riesco a seguire un film solo con la lingua originale, però molti adesso girano anche coi sottotitoli. mendes, ad ogni modo, credo abbia dimostrato anche qui di essere un regista che sa il fatto suo, al di là delle scelte di sceneggiatura di eggers. 

    le mele di adamo risale a sei anni fa e non l'ho rivisto, quindi i dettagli del percorso del pastore, purtroppo, non li ricordo.

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