The Killer Inside Me (Michael Winterbottom 2010)

the killer inside meTrasposizione del romanzo del ’52 di Jim Thompson ambientata negli stessi anni ’50, plastificati e appiattiti dallo sguardo e la gestione dei tempi di Winterbottom. La figura del serial killer, vice sceriffo freddamente dedito ad efferatezze, è incarnata dai tratti fastidiosamente regolari di Casey Affleck, dalla sua espressione di linoleum occasionalmente tagliata dal sorriso del mostro soddisfatto, dalla sua voce stridula e strascicata.

The Killer Inside Me è un noir che non ha le atmosfere del noir, non ne ricerca il tono epico e neanche la sospensione. Non ha neppure l’aspirazione del realismo, negato da una regia statica che riporta chiusure geometriche e toni dalle tinte pastello. Eppure il film lascia un innegabile senso di inquietudine, un certo malessere. Dovuto principalmente alla visione delle imprese di uno psicopatico particolarmente incline al pestaggio delle donne, in scene che ricordano per accanimento la celebre misoginia di von Trier, ma la privano della visione convulsa e ravvicinata, della morbosità dichiarata, per tenersi in equilibrio su una rappresentazione che trova la sua identità nell’ostentazione di una neutralità dichiaratamente filmica.

È un tono che accompagna con efficacia e completa la figura del protagonista, che pure germinato dai consueti traumi infantili non suscita qui alcuna empatia, attraversa il film e il controsenso di un iperrealismo desaturato, richiamando nello spettatore una versione piuttosto insolita delle proprie insicurezze dormienti.

(3,5/5)

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4 thoughts on “The Killer Inside Me (Michael Winterbottom 2010)

  1. Secondo me però, il film è attraversato da un certo realismo, non solo registico, ma anche narrativo, come dimostrano le scene dei pestaggi che ho trovato molto crude (una violenza pulp ma non patinata, insomma). Al di là di questo, sono molto d'accordo con quello che dici.

  2. ciao ale. tralasciando la verosimiglianza nelle conseguenze dei pugni in faccia, che non credo sia rispettata, credo che anche dal punto di vista registico vengano consapevolmente non adoperati quei meccanismi che solitamente rendono realistica e concitata una scena simile, scegliendo invece delle inquadrature statiche concentrate sui primi piani dei protagonisti, dai volti inespressivi legati a brevi frasi altrettanto innaturali, in una dimensione onirica, da incubo. 

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