Urlo – Howl (Rob Epstein, Jeffrey Friedman 2010)

Urlo - HowlIl movimento beat ha creato negli anni ’50 un punto di riferimento per tutte le adolescenze a venire. Naturalmente ci sarà chi ne ha fatto la passione di una vita, un modello duraturo, un motivo di studio o di lavoro, ma incontrare e amare la beat generation nei pressi della maggiore età significa limitare significativamente le possibilità di diventare un essere umano detestabile. O, per lo meno, del tutto detestabile. Sarà per quello strano amalgama fatto di ribellione, tolleranza, marciume e violenza contro se stessi, sarà perché le loro opere rimandano l’una all’altra, tratteggiandosi a vicenda e formando un gruppo identificabile e coeso di artisti che non solo facevano parte della stessa corrente, ma partecipavano ognuno alla vita dell’altro, per cui persone come Burroughs, Ginsberg, Kerouac, Cassady diventano per il lettore delle figure mitologiche amiche. 
 
Urlo racconta il processo per oscenità subito dall’opera di Ginsberg e dall’editore Ferlinghetti seguendo una forma documentaristica (territorio di provenienza dei due registi) e montando sulla linea della lettura del poema il dibattito interno al processo, i reading di Ginsberg, i suoi fatti personali alla base dello scritto, una sua intervista (ricostruita) e dei segmenti animati che mettono in scena le immagini del testo. La bellissima prova del protagonista James Franco dona al tutto un’aura di credibilità, di necessità, l'impressione che Howl sia un film sentito e appassionato. L’accostamento fra le diverse letture in aula da parte dell’avvocato accusatore, le difese e gli attacchi che vengono da critici e letterati chiamati a deporre regalano un’interpretazione minuziosa ma non pedante dei versi e dei tempi. Le parole e il mondo da cui nascono si combattono, cercano ognuno di condizionare l’altro, in un conflitto individuale che diventa ululato universale. 
 
Unico punto debole del film è la parte animata: mentre la declamazione dei versi si fonde perfettamente con la colonna sonora jazz, le figure scelgono spesso una trasposizione diretta affidata a un tratto neutro e contemporaneo che non riesce ad amalgamarsi alle idee e i tempi del film. Nonostante questo Howl è ben costruito nel ritmo dei confronti verbali, anche grazie ad altri ottimi interpreti come Jon Hamm e Jeff Daniels, e soprattutto teso e convincente nel descrivere la lotta, anche interiore, per affermare la propria identità e sessualità. Chiude con la voce di Ginsberg che canta Father Death Blues.
 

(4/5)

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6 thoughts on “Urlo – Howl (Rob Epstein, Jeffrey Friedman 2010)

  1. a me è piaciuto molto, l'ho visto al cinema, ed esci contento di un tuffo in un epoca che sembra dimenticata

    e il canto sul padre che hai messo è un gioiello prezioso.

  2. bello. ho scaricato un doppio album country-blues di ginsberg, firts blues 1971-1983, che non è affatto male.

  3. se vuoi approfondire ti consiglio di leggere Off The Road di Carolyn Cassidy  20 years with Kerouac, Neil Cassady e Ginsberg. 
    Comunque li trovo ora un po' datati e sopravvalutati.

  4. grazie, prendo nota. 
    datati e sopravvalutati, non so. credo che molte cose siano ancora parecchio affascinanti e stimolanti, specialmente in un certo periodo di vita, come dicevo. e ancora molta musica e film e libri mi sembrano grati alla corrente beat.

  5. Io l'ho visto, è un film molto intenso e come scrivi appassionato.. Ma credo che la parte animata sia stata molto bella, e mi ha ricordato "The wall" dei pink floyd..

  6. ciao caracatastrofe, benvenuta (dare il benvenuto alla catastrofe è sempre un buon esercizio). the wall e i pink floyd sono un altro cardine della formazione individuale, e il film di parker mi piace molto. i disegni di the wall sono però dell'82, e mi sembrano espressivi e in linea coi tempi e gli scopi. l'animazione di howl m'è parsa un po' anonima ed effettivamente vicina a dei modelli che si troveranno decenni più tardi, rispetto ai tempi descritti nel film.

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