Tron: Legacy (Joseph Kosinski 2010)

Tron: LegacyDiversamente dalla maggior parte delle grosse produzioni Tron: Legacy ha un'identità forte, è la declinazione intransigente di elementi di cultura pop definiti e limitati. Questo ha probabilmente portato al successo meno eclatante rispetto a film come Avatar, pianamente inclusivi nel dimostrare la loro universalità romantica e nel rispettare, pur nella massima spettacolarizzazione concessa dalla tecnologia, i tempi e i modi del cinema classico. 
 
Tron: Legacy porta nella rete Sam Flynn, alla ricerca del padre Kevin e verso lo scontro con la sua copia digitale non soggetta ad invecchiamento Clu, antagonista col volto dello stesso Jeff Bridges il cui ringiovanimento rasenta la perfezione. Per poter parlare di Tron bisogna immediatamente richiamare la colonna sonora dei Daft Punk, praticamente ininterrotta dal primo all’ultimo minuto, che contribuisce radicalmente alla definizione del film di Kosinski e senza la quale questo sequel/riadattamento del film del 1982 non sarebbe concepibile. Il sonoro e il visivo in perfetta simbiosi hanno una rilevanza tanto preponderante da diventare il soggetto e il nucleo narrativo, senza dubbio l’esperienza che principalmente ci si preoccupa di offrire, ed è quindi verso questi aspetti che nascono l’entusiasmo o, se del caso (e non è il mio caso), le perplessità. I movimenti dei personaggi, che siano i salti dei combattenti nell’arena o i passi a ritroso delle addette alla vestizione dei gladiatori al neon, sono diretti e giustificati dal ritmo della musica, sia quando questa investe idealmente solo gli spettatori in sala, sia quando viene introdotta nella diegesi da dj che animano alternativamente feste conviviali e scontri all’ultimo pixel. Lo spazio di Tron, scuro e geometrico, è definito da vene di luce che portano un’energia liquida, meravigliosamente lenta, che trova corpo nelle scie prodotte da moto e aeroplani, in una raffigurazione ideale del suono che richiama l’avanguardia astratta di Eggeling. La fluidità e la lentezza seguono un cuore meditativo e zen, richiamato esplicitamente e con elementare semplicità, ma in qualche modo rispettato da una composizione non concitata dell’azione, attenta alle forme e ai tempi.
 
All’interno di questo corpo compatto e trasfigurante sono numerose le citazioni, alcune inevitabili e ironiche a Guerre Stellari e Matrix, o il richiamo verbale a War Games e all'interior design settecentesco di 2001: Odissea nello Spazio, altre meno solite a Metropolis o alla simbiosi fra spirito e macchina di Ghost in the Shell e Innocence. Ma la fusione principale rimane quella con la luce, e in scena si assiste alla mutazione perpetua attraverso la stessa, che segue in forma più asettica la nuova carne di Cronenberg e le indefinibili ibridazioni meccaniche di Tsukamoto. 
 
In un mondo che riesce a mantenere l’equilibrio narrativo fra elettronica e affezione, Tron racconta e rispecchia se stesso nella ricerca di una perfezione costellata d’errori, racconta della limitatezza di una copia immutabile di un’idea. L’antagonista Clu è malvagio e finito (completo, confinato) perché nell’essere la perfetta copia dell’originale ne conserva immutabili nel tempo le caratteristiche, mentre il cambiamento e l’imperfezione assicurano l’evoluzione e la possibilità di trovare la bellezza. 
 
Sul versante tecnico, infine, Tron: Legacy utilizza il 3d non per colpire lo spettatore ma per avvolgerlo nelle sue linee prospettiche, portandolo in un mondo virtuale racchiuso nelle parentesi di un prologo e un epilogo nelle due dimensioni del mondo reale, formando una parabola, anche questa ormai una rarità nel mainstream, finalmente compiuta.
 
    
 
(5/5)    
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22 thoughts on “Tron: Legacy (Joseph Kosinski 2010)

  1. Ciao, ieri sera sono andato a vedere questo film, nonostante avessi sentito da alcuni di qualche perplessità, ma alla fine convinto dal tuo post e dalle 4 stellette e mezzo di Mymovies, ma devo dire che ultimamente lì si stanno sbilanciando un po' troppo e cominc 

    Ad ogni modo, devo dire che è stata una festa per gli occhi e, se mi potete credere, il momento in cui mi sono commosso è stato a vedere la nuova versione della corsa coi motocicli, chissà se per la perfezione formale o per aver capito, paragonandola alla corsa del primo Tron, che 30 anni sono passati e si vede…

    Inoltre, l'idea fondamentale del film è semplice e ottima: rimanere ancorati per sempre ad una concezione (giovanile) della realtà incasellata in schemi che la vorrebbero chiara, pulita e tendente alla "perfezione" è, oltre che impossibile, sterile e distruttivo. Le Corbusier, che passò dal Purismo degli anni '20 e '30 al Brutalismo dell'ultima parte della sua vita, tra l'incomprensione e la disapprovazione di molti, avrebbe gradito.

    Detto questo, non ho capito dove il film voleva andare a parare. A parte che non ho capito che cosa fossero quelle "Iso", apparse da sole, ma forse dovrei chiedere ad un programmatore. E comunque, in che modo avrebbero potuto migliorare il nostro mondo reale? L'unico punto in cui sono in disaccordo col tuo post è sulla compiutezza della parabola… 'Sta cavolo di Iso dalle belle gambe e dai bellissimi occhi è finalmente tra noi, ma non mi è stato nemmeno lontanamente lasciato intuire come ci avrebbe aiutato. Mi sa che alla fine aiuterà solo il protagonista, non più lasciato alla sola compagnia del suo cagnolino…
    Dopo tutto, nel prologo la scena era ambientata alla Encom, la società fondata dal padre, e mi aspettavo, per una vera compiutezza della storia, che ci fosse una diamine di resa dei conti come si deve, dove eventualmente la signorina Quorra avrebbe potuto farsi valere, supportando Sam nella sua volontà di riformare la società paterna e/o il mondo informatico nel suo complesso.

    E se non ho capito come le Iso avrebbero potuto aiutarci, non ho nemmeno capito come le armate di CLU avrebbero potuto farci del male… L'artificio della smaterializzazione in pixel e dati di un uomo lo posso accettare come elemento magico che permette alla storia di entrare nel suo proprio mondo immaginifico, ma non è che abbia mai tremato ,durante la proiezione, all'idea di quest'invasione di programmoni cattivi, tutti lì in fila per uscire uno alla volta dalla sala giochi di Flynn…

    Riassumendo, sono rimasto deluso dal fatto che l'idea di 30 anni fa dell'identificazione dei programmi con esseri dalle fattezze e sentimenti umani, apprezzabilissimo come primo tentativo di avvicinare il nostro immaginario alla tecnologia virtuale "nascente", non abbia fatto nemmeno un passettino avanti, nonostante ci sia stato un Matrix nel mezzo (che non considero certo un capolavoro, ma comunque ha creato nel vasto pubblico un nuovo immaginario e proposto delle nuove modalità di interazione fra reale e virtuale da cui era necessario ripartire).

    Cris

  2. ..ho perso qualche pezzo e qualche verbo nel primo paragrafo, che mi sono scordato di completare, ma credo che si capisca abbastanza lo stesso, vero? ;)

    Cris

  3. ciao cris, benvenuto e grazie per il bell'intervento (interessante il richiamo a le corbusier). in fine d'anno tron ha strappato un mezzo punto in più di quanto gli avrei messo altrimenti; ad ogni modo, nel suo genere è stata una bella sorpresa. riguardo le perplessità da te mosse, che credo legittime, mi sembra che queste nascano dalla scelta di costruire una sceneggiatura estremamente "leggera" (nel senso di agile e scarna, più che di disimpegnata). ad alcune cose si sarebbe potuto dare più spessore con qualche frase e spiegazione in più, ma personalmente ho apprezzato la volontà di limitare le chiacchiere e lasciar spazio alla musica e le immagini.
    le iso credo vadano accolte come delle entità di origine elettronica dotate d'umana imperfezione, il legame con la vita reale viene posto nella visualizzazione del dna. 
    riguardo il mio riferimento alla "parabola compiuta", con "parabola" richiamavo gli aspetti che per brevità dico ora "spirituali" e il nucleo del film che è nel rapporto di bridges diviso tra il figlio digitale e quello analogico; riguardo la compiutezza mi riferivo in particolar modo al fatto che si tratti finalmente di un film completo, con un inizio e una fine, al di là che decidano o meno di girarne poi altri episodi. 
    l'introduzione della ragazza nella realtà credo sia totalmente accessoria, dal momento che il conflitto principale ha sempre riguardato la possibile fuga di clu. è vero che non vengono poste le basi per giustificare una sua incarnazione nel reale, e tantomeno dare l'idea della minaccia che questa possa rappresentare, ma anche qui vale il discorso fatto su: la possibilità che l'antagonista arrivi davvero nel nostro mondo è sostanzialmente preclusa fin dall'inizio (è ben intuibile che l'intreccio del film ci racconterà come sarà fermato), quindi ancora una volta preferisco che si semplifichi invece di inventarsi un po' di sproloqui alla matrix, saga che ha sicuramente dato parecchio dal punto di vista visivo, ma che non trovo particolarmente interessante né abile da quello narrativo.
    ciao cris, spero a presto.

  4. Dato il tuo invito, mi ero ripromesso di rifarmi vivo, ma non prima di aver fatto i "necessari approfondimenti":

    Innanzitutto, Quorra, al secolo Olivia Wilde, è sposata con un italiano che faceva il fricchettone vivendo in uno scuolabus nei dintorni di Los Angeles, e questo ci fa incazzare non poco perchè viene da pensare che c'è mancato solo un pelo e potevamo essere noi al suo posto… Poi sapere che il fricchettone, tra le altre cose, è anche un principe potrebbe servire a calmarci, forse.

    Tornando al film, quelli della Disney hanno anche creato un "Tron Wiki", dove ogni personaggio e ogni concetto del mondo di Tron viene Spiegato e documentato come se fosse un fatto reale. Delle Iso dice che poco o niente.
    In giro in altri forum ho trovato qualcuno che si faceva le mie stesse domande, ma le risposte sono irriferibili. Tipo che Quorra avrebbe portato la perfezione nel nostro mondo… Alla faccia di quello che dicevamo essere l'idea fondamentale del film.

    Comunque, che Quorra sia arrivata nel mondo reale non credo sia accessorio, dato che altrimenti non ci sarebbe stato nessun senso al viaggio di Sam… Solo era andato e solo se ne sarebbe tornato…

    Ma a parte tutte queste ciance sopra, l'approfondimento vero è stato che mi sono procurato Tron dell'82 e me lo sono rivisto, dato che ne ricordavo molto poco.
    Sono rimasto senza parole. Oserei tirare fuori il vecchio adagio "si stava meglio quando si stava peggio". Come sempre, è la mancanza di mezzi che stimola la fantasia e spinge a ideare soluzioni nuove e sorprendenti. Oggi ci sono fantastici effetti speciali a disposizione ma la fantasia non è stata usata granchè e conseguentemente la fantasia dello spettatore non viene poi così tanto solleticata.
    Il bianco e nero arricchito dalle linee di luce rosse e blu del primo Tron è stata una proposta molto più coraggiosa del 3D poi nemmeno così fondamentale di questo Legacy.

    Non parliamo della trama. Scusa se te lo dico, ma ora che mi hai spiegato cosa intendevi con "parabola conclusa" non posso fare a meno di manifestare la mia sensazione che mai ho visto un finale più "aperto", e immagino proprio che quelli della Disney stiano già pensando al seguito, se non ci avevano già pensato fin dall'inizio di Legacy. Anzi, già scommetto che il titolo sarà TRON e poi un altra parolina figa sotto.

     TRON
    invasion

     TRON 
    virtuality

     TRON 
    progeny

    A parte gli scherzi, 'sto film senza un seguito è incompleto, questo volevo dire. Ma io credo che dormirò lo stesso.

    Al contrario, il film dell'82 sì che era concluso, e soprattutto aveva già realizzato quello che ti dicevo: un'interazione tra mondo reale e mondo virtuale: il Master Control Program (MCP) è in stretta comunicazione con l'amministratore delegato della Encom, oltre che sua creatura, e alla sconfitta del programma corrisponde anche la sconfitta dell'amministratore, alla vittoria di Tron e Flynn nella virtualità corrisponde l'immediato effetto della rivelazione della verità sulla paternità dei programmi di successo della Encom, che renderà Flynn il nuovo amministratore delegato. E Tron ad un certo punto interagisce effettivamente, e consegna e riceve informazioni nella propria disco di memoria dal suo creatore (o creativo), fondamentali per sbaraccare l' MCP. Il tutto con una sceneggiatura altrettanto leggera del suo seguito.

    Non credo che sia interessante che mi dilunghi oltre su altri aspetti del decadimento dell'umana inventiva, credo si sia capito come la penso.

    C'è comunque da dire che se ancora sto a spendere parole per questo film è perchè le immagini mi hanno colpito molto (pur se, come dicevo sopra, slegate da una funzionalità per la storia) e mi sto ascoltando a ripetizione il CD dei Daft Punk con somma goduria, quindi il mio cervello è semplicemente geloso del piacere provato da occhi ed orecchie. Forse si consolerà andando a vedere l'ultimo film che hai recensito, che mi sembra molto interessante.

    Per terminare, ieri in edicola ho visto che dal prossimo numero di Topolino sarà possibile acquistare con soli 6,90 € in più la moto di Tron. Viva Walt Disney!

    cris

  5. ciao cris. di tron avevo la sana vhs registrata dalla tv e non lo vedo da un bel po'. mi piacque, come mi piaceva qualsiasi film provasse a rendere visibili esseri e mondi inesistenti e fantastici. quando cominciarono ad essere disponibili i primi dizionari del cinema, o quando s'incrociava una recensione in occasione di repliche televisive, il primo tron riscuoteva critiche molto simili a quelle che tu fai (assieme a molti altri) del secondo tron: encomiabile sforzo realizzativo, storia banale, risultati modesti. a me piacevano la gara delle moto, le tute luminescenti e "bit", che avrebbero dato vita ad automan, e mi chiesi il perché di tanta ostilità verso una storia lineare, non peggiore di tanta paccottiglia che spesso sta lì a reggere il nulla. tron legacy mi sembra raccontare una storia tutto sommato meno stupida di tante altre, col valore aggiunto d'avere altrove il suo motivo principale d'esistere, cioè nella sua struttura particolare, e cosa intenda con questo credo d'averlo largamente scritto nella recensione.

     

    riguardo la questione della parabola chiusa non puoi, non puoi, proprio non puoi dirmi che questo è il film più aperto di sempre. non in un'epoca di annunciate trilogie esalogie eptalogie di maghetti e supereroi dove si ha il coraggio di chiudere ogni film con un cliffhanger, per poi magari scoprire di non avere i soldi per fare quella mezza dozzina di puntate necessarie a concludere un qualsiasi banalissimo programma narrativo. potranno fare tutti i tron che vogliono, ma questo è assolutamente autosufficiente [spoiler] e ha la decenza di far morire i due bridges, senza insinuare che clu avesse una copia di sé in un floppy e senza lasciare sam a clonare il padre da un pelo d'ascella, lascia esplodere il tizio col bastone e precipitare tron senza che le loro mani rispuntino fuori da macerie digitali, porta quorra nel mondo reale senza farci scoprire nell'ultimo fotogramma che è la portatrice sana di un virus che trasformerà tutti i nostri mp3 in discorsi di frattini e allora, DIO PER UNA VOLTA BENEVOLO, GRAZIE!

  6. mezzo punto per la fine anno, sì, ma mezzo per la gnocca (come lo fu per wristcutters, serenity, boardwalk, agorà… un giorno farò la genealogia delle tue gnocche filmiche, quelle da mezzo punto, che poi sono tutti surrogati di un certo caschetto di wonkarwai, a mio avviso) (e comunque concordo sempre), ma chi se ne frega della trama, i buoni sono bianchi e gli arancioni cattivi, il fatto è che gli occhi e le orecchie godono per ore. wagneriano direi, se sapessi che significasse.
    ob

  7. dottore, non sai quanto sono contento che t'è piaciuto 'sto film. l'apporto della gnocca, comunque, è innegabile e pienamente identificabile come filmico. anzi, potrebbe contribuire a una nuova e più utile definizione del profilmico.

  8. mi piace questo neologismo. quello che ti invoglia a vedere il film, ma proprio a entrarci dentro.

  9. ciao utente. "profilmico" per la verità non è un mio neologismo, ma un termine già adoperato per indicare "tutto ciò che sta davanti la macchina da presa". con l'elegante discussione degli ultimi messaggi avevo immaginato un'accezione più specifica di profilmico, vicina a quella che citi tu, identificando gli elementi che giochino a favore del film portandolo più vicino alle aspettative dello spettatore, come, per l'appunto, la gnocca.

  10. ero il dr. ob ovviamente. e ovviamente eravamo intesi.

  11. Dopo aver visto il film mi sono subito chiesto il motivo del tuo entusiasmo, che non avevo voluto approfondire in fase di pre-visione.
    E adesso posso dire che sì, hai proprio ragione, la fusione di musica e immagini è veramente qualcosa di eccezionale, un connubio tra i più riusciti di sempre.
    Il problema, il grosso problema, è che va avanti 120 fottutissimi minuti.
    Un videoclip di due ore, per quanto figo, finisce veramente per stroncarmi.
    Dici bene quando parli di un Matrix senza la marea di spiegazioni che affossano i due orridi seguiti, tanto che vediamo assurdità logiche, psicologie incomprensibili e puerilità new age senza nemmeno un tentativo di renderle un minimo credibili.
    Ecco quindi un altro pregio di questo Tron: se i due Matrix finali finiscono per essere tremendamente irritanti, il ri-tron si limita ad essere noioso e senza senso (narrativo, almeno).

     

  12. hola martin. ecco, quel che mi sfugge è il continuo e giusto accanirsi verso americanate fatte con lo stampino, per poi lamentarsi del fatto che quest'americanata qui non entri abbastanza nei canoni. mettendo da parte il mio eccesso d'entusiasmo (esclusivamente numerico, tutte le parole scritte le sottoscrivo), una considerazione come "la fusione di musica e immagini è veramente qualcosa di eccezionale, un connubio tra i più riusciti di sempre" credo valga di per sé una buona dose di gratitudine e goduria. l'accostamento della parola videoclip a questo film, spesso incontrato, neanche lo condivido né lo capisco. che c'è un contenuto negativo intrinseco alla forma videoclip? videoclip sono le sperimentazioni di jonze e gondry, le ingenue performance in finto live degli anni '80, ce ne sono d'animazione, che raccontano storie, che inventano meccanismi, ce ne sono con i culi e con le facce. una delle caratteristiche erroneamente associate al videoclip è il montaggio sincopato (ce ne sono anche in pianosequanza), quello alla scott jr., ma tron non rispetta questo luogo comune, mi sembra anzi avere una costruzione dell'azione molto più compatta dei suoi simili. le uniche caratteristiche che mi sembrano, a parte rare eccezioni, in genere imputabili ai videoclip sono la breve durata e l'essere pensati per la tv, due requisiti che decisamente tron non ha. di certo tron è strettamente vincolato alla sua musica, ma in questo non riesco a vederci niente che porti automaticamente un connotato negativo. allora se vogliamo possiamo dire che sono videoclip le sperimentazioni degli anni '20, fantasia di disney, i documentari di reggio, ma otteniamo solo un'etichetta in più.
    per quel che riguarda la trama, invece, mi attengo alla discussione avuta poco sopra con cris.

  13. Hola anche a te, giuseppe.
    Di questo film parlo volentieri con te perchè l'analisi che fa mi piace, ne condivido molti aspetti e ne apprezzo la coerenza.
    E' solo quando si tratta di tirare le somme che non mi ritrovo, ma dipende tutto da che peso si da ai vari aspetti in questione.
    Sull'accanirsi lo sai, a me non piace quasi nulla di ciò che esce in america, se parliamo di sci-fi ancora di più.
    Negli ultimi anni me ne sono piaciucchiati solo due inglesi e uno sudafricano/neozelandese.
    Ma non è l'essere americano che non mi ha convinto in Tron, ma semmai un particolare che in comune con alcuni dei peggiori film di fantascienza americani recenti: l'incapacità di narrare una storia.
    E se qualcuno prova a dirmi che il cinema può anche non essere narrativo, devo ammettere che è vero, ma a patto di essere David Lynch, tanto per capirsi.
    Qui invece siamo in un ambito diverso, qui la narrazione va proprio in vacca.
    Se in Star Trek tutto precipitava nel ridicolo, se in Matrix 2/3 ci si perdeva nel pretenzioso, se poi in Avatar si annegava nelle idee più abusate, in questo Tron si muore per assenza di senso.
    Cause diverse ma alla fine non si riesce a costruire quel supporto necessario a valorizzare le indubbie cose belle che anche io gli riconosco.
    L'uso del sonoro, la fusione di musica e immagini a tratti lascia davvero senza fiato. Ma certi giochi sono belli davvero se durano poco, alla lunga finiscono per essere mortalmente noiosi se dietro c'è poco o nulla.
    Io il tuo punto di vista lo capisco, per certi versi Tron esce dai canoni (orrendi) di certo cinema americano (per certi altri no, ma lasciamo perdere) e tutti quelli che sono pezzi di trama buttati li senza scopo nè senso per te alla fine sono solo componenti accessorie.
    Va di per sè che, se che l'orgia visivo-sonora non ha fatto a te l'effetto soporifero di cui sono stato vittima io, alla fine ne sei rimasto soddisfatto.
    Il problema della nobile arte del videoclip esiste solo nella misura in cui va avanti per 2 ore di fila.
    E quando viene chiamato in causa penso sia più una questione di semplificazione del discorso che di associazione letterale.
    Giustamente citi Fantasia e la trilogia della coppia Reggio/Glass, opere sicuramente non convenzionali ma in cui una narrazione coerente è presente, anche se alla lunga i due Qatsi finali tendono un po' ad ammorbare. E se il primo rimane un capolavoro la versione disneyana del 2000 viene riscordata come davvero poco memorabile, a riprova di quanto il prototipo sia assolutamente non replicabile.
    Ma adesso sto andando davvero fuori tema ;-)

     

  14. Ecco un film che assolutamente non ero invogliato a vedere
    e che, prima per il giudizio "STELLARE (….) dell' "Affidabilissimo Titolare"
    e poi per l'interessante scambio di idee che ne è conseguito
    sarò forse "costretto" (….ovvero "molto stimolato"….) a vedere….

    Certo dovrò trovare un attimo per recarmi "sotto al grande schermo"
    perchè il televisore di casa lo immagino piuttosto inadatto
    per la bisogna….

    Ovviamente sono attratto soprattutto da questo "refrain" che
    mi ronza nelle orecchie e continua a ripetere "musica&immagini"….

    ….e restando, per così dire, sul "musicale", piuttosto intimorito
    dagli eventuali "MP3" di Frattini…..

    Se vado, batterò un colpo per farti/vi sapere….

    Ciao………..FRANCO

  15. compare martin, scrivi

    "Io il tuo punto di vista lo capisco, per certi versi Tron esce dai canoni (orrendi) di certo cinema americano (per certi altri no, ma lasciamo perdere) e tutti quelli che sono pezzi di trama buttati li senza scopo nè senso per te alla fine sono solo componenti accessorie.
    Va di per sè che, se che l'orgia visivo-sonora non ha fatto a te l'effetto soporifero di cui sono stato vittima io, alla fine ne sei rimasto soddisfatto."

    e sì, è così, ci siamo capiti. in generale i film che hanno un'idea forte mi affascinano. un'impostazione che può consistere nel parlare poco, o dare molto spazio alla fotografia, o costruire meccanismi narrativi non scontati, o confondere documentario e finzione, o come in questo caso affidare gran parte di un film ad alto budget alla fusione fra musica e immagini. mi sembra che tron, nel suo campo, ce l'abbia un'idea forte. non ha certo il profilo radicale di un film di lynch, ma i grandi nomi sono tali perché si sono cuciti addosso una personale idea del cinema, e assumerli addirittura come livello base di accettabilità significherebbe per me fare davvero troppi sacrifici. tu metti tron a metà fra il genere fantascientifico e lo sperimentalismo autoriale, e sono d'accordo, è più o meno quello che ho fatto anche io, solo che in quel mezzo sono disposto ad accogliere anche un'opera tutt'altro che priva d'errori e impossibilitata a rinnegare i suoi fini commerciali, ma che è riuscita a divertirmi un sacco. 

    una curiosità, dei tre film a cui accenni (i tre sci fi che hai apprezzato) immagino che due siano district nine e moon. qual è il secondo inglese? inception?

  16. compagno franco, verso cosa ti stai avventurando credo sia ormai abbastanza chiaro. quindi va', ma non aspettarti né shakespeare né il buddha. e facci sapere.

  17. Inception malgrado il regista inglese rimane, nel bene e nel male, molto americano, comunque di livello buono.
    In realtà pensavo a Franklyn, fantascienza distopica anche se molto sui generis, e se lo hai visto sai perchè.
    Il riferimento a Lynch ovviamente non voleva sottintendere un tentativo di ergerlo a pietra di paragone, sarebbe davvero qualcosa di improponibile, ma piuttosto portare un esempio di cinema volutamente e consapevolmente non narrativo, a differenza di certo cinema in cui la narrazione semplicemente non sta in piedi, come quello citato sopra.
    In questo senso io rimango ancora ancorato a un certo tipo di racconto in cui la struttura e la coerenza narrativa sono ancora imprescindibili, con sole poche e ponderate eccezioni.
    E trovo che questo sia ancora più necessario nella fantascienza, genere che più degli altri ha la sua forza nella capacità di aprire la mente verso mondi e idee nuove.
    Quindi rimango inevitabilmente perplesso quando manca la capacità di creare virtualità in qualche modo autosufficienti, trovo che siano l'opera di sceneggiatori pigri e in qualche modo poco rispettosi dello spettatore che per 11€ avrebbe diritto a una dose massiccia di intelligente fantasia.
     

  18. Anche se so che non è necessario vorrei precisare che per narrazione coerente non intendo necessariamente complessità narrativa o linearità di racconto.
    Come sai condividiamo la viscerale passione per Jarmush e Tsai, ed esperienze filmiche come Dead Man, uno dei miei film preferiti in assoluto, del racconto convenzionale non ha nulla, e adesso che ci penso ha anche una delle più belle fusioni musica/immagini di sempre.
    Per non parlare di un Tsai qualsiasi in cui silenzi e immagini raccontano in parallelo mondi esteriori e mondi interiori, a volte con tenerezza, a volte con sincera crudeltà.

  19. franklyn. non ci ho pensato perché è più vecchio degli altri, ma è piaciuto anche a me.
    beh, lynch l'hai tirato in ballo tu, mentre sono d'accordo che non sia un paragone calzante, né per aspirazioni né per campo di gioco. 
    tron non è disnarrativo e neanche anarrativo, anzi ha una struttura del racconto canonica, e questo non l'ho mai negato. solo, e qui mi ripeto, non ci vedo niente di male se qualche riga di dialogo viene sacrificata in nome di una sceneggiatura meno esaustiva ma anche meno verbosa. e aggiungo anche che alcuni spunti tematici, seppure trattati con semplicità, sono meno banali e irritanti della media. 
    la fantascienza, come ogni altro genere, è una cornice che può ospitare di tutto. tron di certo non offre interessanti congetture e ipotesi sull'animo umano, ma un mondo altro, dove il ritmo e la forma abbiano un ruolo predominante, riesce a costruirlo piuttosto bene.

  20. Ecco, il mondo, non ho ancora capito, se non molto vagamente, che mondo sia, quali siano le motivazioni di chi lo abita (su questo i Matrix almeno erano più chiari), e soprattutto non ho capito quali siano le regole di questo mondo.
    Si rimane bloccati perchè?
    Uno invecchia e la sua copia digitale no, ma non sono tutti digitali lì dentro?
    E la questione dei dischi? Si vive con? Si vive senza? Sono a chiave di Clu per entrare nel nostro mondo?
    E come? E come e perchè portare l'esercito nel mondo reale?
    Per farne cosa? E per diventare cosa?
    E mi fermo qui per questoni di decenza…
    Che sia io l'unico a non averci capito nulla? Leggendo in giro pare di no.
    Già so che tutto questo a te non interessa ma ha assolutamente a che vedere con la narrazione.
    Ovvero all'incapacita di darle coesione e coerenza interna.
    L'intreccio in sè è canonico (e non molto brillante) ma è innestato su una struttura che non sta in piedi logicamente.
    Ovviamente questa per me è una colpa grave, qui e sempre.
     

  21. Pingback: The Avengers (Joss Whedon 2012) | SlowFilm

  22. Pingback: Oblivion (Joseph Kosinski 2013) | SlowFilm

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