Hereafter (Clint Eastwood 2010)

hereafterLa morte, il coraggio di non esserne ossessionato mentre si è in vita, anche aiutandosi con la speranza di un distacco non definitivo dalle proprie perdite; l’amore, l’incontrarsi, guidati dallo stesso destino che sembrava aver distrutto la propria esistenza; l’incarnare tempi e speranze come spiriti dickensiani, mentre qualcuno declama le parole stesse di Dickens, che hanno saputo riflettere la vita, i dubbi e le difficoltà. 
 
Questi elementi, che riportano più il lavoro dello sceneggiatore Peter Morgan che del regista Clint Eastwood, siamo sicuri che bastino a dare spessore a un film come Hereafter e che, d’altra parte, la direzione di Eastwood sia così illuminata da dare una dimensione particolare e coinvolgente a questi temi? Hereafter ha l’aspirazione del film grosso e avvolgente (e in questo senso non credo sia giusto parlare di opera minore, quantomeno nelle intenzioni dell’autore), ma gli manca il respiro, è un gigante asmatico.
 
Soffermandomi su aspetti più terreni ma concreti, credo pesino nella riuscita anche un cuoco italiano che dà lezioni di culinaria solo ascoltando arie dell’800 e insegna il “famoso sugo di pomodoro toscano”; pesano i dialoghi con passaggi logici forzati, come nell’insistenza della partner nel voler sperimentare i poteri di Matt Damon che, una volta soddisfatta, sfocia in una reazione del tutto irrazionale; pesano le dinamiche affettive fra i protagonisti che si risolvono in frasi smozzicate, a ricordare migliaia di situazioni uguali avvenute in tv movie e accorati telefilm; pesano gli occhi che strabuzzano in un primo piano alla fine della lettura di una lettera, come se già dal primo rigo non ne fosse chiaro il contenuto, restituendo un’involontariamente ottusa espressione alla Jim Belushi; pesa la direzione non perfetta degli attori, spesso smarriti in situazioni stereotipate e scene troppo lunghe che suppongono di poter trasmettere tutto attraverso sguardi assenti. 
 
Eastwood e Morgan danno vita a un film che non riesce a nascondere la facilità di molte scelte, alle prese con una complessità presunta più che effettiva e una spiritualità che in maniera confusa richiama prove scientifiche, simula indagini scomode e razionali e disegna un poco credibile complotto finalizzato a nascondere la verità sull’aldilà. E poi, quel che importa, è che l'aldiqua sia pieno d'ammòre.

(2.5/5)

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15 thoughts on “Hereafter (Clint Eastwood 2010)

  1. un film completamente fallito. io l'avevo detto: se su repubblica scrivono che è un capolavoro, dobbiamo restare a casa. invece mi ci hanno portato a forza, per vendicarsi del fatto che io li avevo portati a vedere tron, invece di offrirmi la cena per il dono fattogli. ignoranti.
    ob

  2. Credo sia nella natura del film quello di dividere i giudizi e le opinioni; concordo su quanto dici iosif, nelle intenzioni di Eastwood doveva essere un grande film, ma qualcosa non ha funzionato alla perfezione.
    Alla fine comunque l'avere evitato una serie di possibili trappoloni è, paradossalmente, un pregio di questo lavoro

    Missile

  3. ciao missile. ok, non ha sbroccato come un inarritu, un de palma, o un qualsiasi film per la tv fatto da walken per pagare le bollette, però alcuni passaggi sono pesantemente compromessi. c'è anche da dire che pure in film migliori, come changeling o million dollar baby, eastwood ha dimostrato di non essere nemico dell'enfasi, di frasi e scene prolungate e ad effetto, però aveva anche saputo contenersi e dare delle prove registiche più convincenti.

  4. eh, questa volta non siamo proprio d'accordo. a me è piaciuto molto molto.
    MissPascal

  5. ma infatti iosif, il film ha grossissimi limiti, in più parti zoppica paurosamente, però , e qui sta la maestria di Eastwood, il regista se la cava sempre con mestiere.
    Certo è molto riduttivo parlare in termini simili di un regista che ci ha regalato lavori indimenticabili, però se non altro non si è fatto accalappiare da atmosfere new age stantie che ben si prestavano.
    Piuttosto, ed è la seconda volta dopo Invictus, Clint sembra avere messo da parte la figura dell'eroe solitario contro il mondo che era stato il pilastro della sua cinematografia, in favore di tematiche più ecumeniche e collettive; probabilmente anche questo ha contribuito alla realizzazione di due lavori che non verranno certo tramandati ai posteri.

    Missile

  6. ciao miss. strano, non l'avrei detto un film a te congeniale. è che non scrivi più, non sappiamo più niente di te, dannazione!

    appunto, cavarsela mi pare un po' poco. e in qualche occasione, citata anche nella recensione, è pure un po' sotto l'asticella. ma abbiamo già detto. 
    il personaggio dell'eroe solitario credo sia debitamente morto con gran torino; è vero, è la sua incarnazione primaria, ma aveva già saputo fare senza (il mio eastwood preferito credo rimanga un mondo perfetto). vedremo come se la cava con j edgar, anche se l'eco di scorsese si sente da qui.

  7. il bello è che nemmeno io l'avrei detto un film a me congeniale, e invece…sono ancora qui a meravigliarmi di quanto mi è piaciuto. non scrivo, ma vi leggo. ;)
    però non fare il cinico, su: certo che l'importante è che nel mondo ci sia l'amore, non è mai scontato dirlo, visto quanto poco condividiamo, persino con le persone più vicine.
    MissPascal

  8. E pesano anche quelle sequenze che scivolano malamente nel patetico (vedi la conclusione del segmento dei due gemelli), una roba che non mi sarei mai aspettato in un film di Eastwood. Questo film è un po' avanti a  Invictus ma per me non ancora eastwoodiano.

    Noodles

  9. miss, dico una banalità, ma come tutti i temi grandi e umani "l'amore" dipende tutto da come lo racconti. l'amore filmato da tsai ming liang è tutt'altro rispetto l'amore di billy wilder e l'amore che eastwood qui richiama come deus ex machina per tirare le fila di un film un po' enfatico e confusionario non mi suscita grande emozione. 

    nood, mi sembra che clint stia lavorando a ritmo serratissimo, comincia a darmi l'idea di allen che fa film prima di tutto per sé, anche se con motivazioni diverse.

  10. …. io dico solo che "The dead zone" tratta del medesimo dono da sensitivo ma in modo assai più avvincente e convincente.
    Sarà che il cuoco italiano con i baffi e nessun dorma in sottofondo non si sono mai azzardati a ficcarcelo dentro…..

  11. ma secondo me il finale amoroso del film non doveva cercare di rappresentare l'amore nin modo originale, ma solo metterlo a conclusione di una mitragliata di sfighe e sofferenza che per fortuna conoscono anche una sosta, un recupero. e, di nuovo, trovo che sia un ulteriore modo per sottolineare l'importanza della vera condivisione fra persone. vabbè.

  12. ciao utente. la frase finale sta più a prendere per il culo il finale stesso, che a identificare una tematica unica nel film. gli argomenti, in parte, sono quelli accennati in inizio post.
    detto ciò, devo ammettere che nel mio ricordo questo film peggiora di minuto in minuto, mi pare sempre di più una baracconata di sceneggiatura che finisce per infettare anche tutto il campo registico-visivo. mi sa di finto. ecco, è peggiorato ancora un po'.

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