Il Grinta – True Grit (Joel Coen, Ethan Coen 2010)

il-grintaDi tutti i film che i fratelli hanno scritto e diretto Il Grinta sembra il più classico, e più classicamente americano. È un lasciarsi sprofondare nei tempi, nei caratteri e nelle parole che sono nati e cresciuti nelle storie così come le ha viste e raccontate il cinema: una trasposizione dell’uomo e della morale del tutto peculiare al cinema stesso. True Grit è il loro primo western nel senso più intuitivo e condiviso del genere, il western con i cavalli, gli sceriffi, i tramonti e i cappelloni. Eppure i richiami all’origine sono così forti da restituire al genere anche la sua trasversalità, indossando un abito che veste una realizzazione unica e immediata dell’attrazione cinematografica. Un film come Non è un Paese per Vecchi ha un carattere molto più definito, e la sua riuscita in un certo senso è legata in maniera più diretta al western, alla mutazione che ha nutrito dalla fine dei ’60 in poi. 
 
I Coen con True Grit regalano un romanzo d’avventura, un’opera che accoglie e culla il pubblico, spaventandolo e accompagnandolo per mano. La quattordicenne Mattie cerca vendetta per l’uccisione del padre e per farlo si rivolge a Rooster Cogburn, detto True Grit. Jeff Il Grinta Bridges è un pistolero decadente e alcolizzato, dalla voce biascicante e roca, e accoglie la ragazzina raccontandole vecchie storie e barcollando, come ci si aspetterebbe dal Long John Silver de L’Isola del Tesoro. Mattie è una ragazzina svelta e metodica, una figura e una missione in parte simili a quelle della protagonista di Winter’s Bone, ma tanto lei quanto Rooster – non le loro vicende – sono svuotati di drammaticità, sono anch’essi dei racconti del passato e sono schiacciati dalla leggerezza del cinema.  Mattie compie il suo viaggio assieme allo sceriffo Rooster e il ranger texano LaBoeuf (Matt Damon), in grado di svolgere la loro funzione di genitori surrogati (quella di LaBoeuf è quasi una figura materna), ma anche destinati a contagiarla nella scoperta delle violenza, la cui perpetrazione segnerà immediatamente la protagonista.
 
il-grinta-true-gritAttraverso Mattie i Coen costruiscono un mondo fatto d’immagini e ancor di più di parole, nei dialoghi ben scritti e i movimenti di macchina solenni e celebrativi, nei duelli osservati da lontano incorniciati da teatri naturali. Nell’ultima parte il racconto si fa ancora più fiabesco, e il richiamo a La Morte Corre sul Fiume, già inscritto nel tema e il tono del film, diventa esplicito e diretto. Rooster e Mattie cavalcano furiosamente, di notte, sotto un cielo nero bucato da stelle iperreali, grandi e luminose, mentre la musica suona la stessa Leaning on Everlasting Arms cantata da Mitchum nel capolavoro di Laughton. 
 
Dopo un epilogo che avrebbe forse reso di più con una semplice voce fuori campo, rimane un film impeccabile, filologico, antimoderno, forse per questo non del tutto coinvolgente, segnato da alcune scene memorabili come la presentazione in un’aula di tribunale dell’imputato Cogburn, l’idea di un cadavere impiccato troppo in alto e adoperato nelle sue parti come merce di scambio, la potente e onirica cavalcata notturna. 

(3,5/5)

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24 thoughts on “Il Grinta – True Grit (Joel Coen, Ethan Coen 2010)

  1. Io ne sono rimasto entusiasta di questo lavoro dei Coen; vero quanto dici qui e nell'altro post riguardo a Non è un paese per vecchi: sicuramente è un lavoro più intrinsecamente loro, e quindi più "vero" (in ottica cinematografica) , ma se c'era qualcuno che poteva ridare un lampo di grandezza al western questi non potevano che essere loro due. In trasparenza si legge tutta la poetica coeniana, ma qui quello che domina è il cinema plen air, di respiro infinito, raccontato attraverso una storia di formazione alla vita e di vendetta.
    Per me è un capolavoro :)

    Missile

  2. in effetti come riproposizione del western classico è la più riuscita da parecchi anni. il film mi è piaciuto, e sono contento d'essermi fiondato a vederlo, i motivi della mancanza dei salti di gioia sono quelli del post. influisce anche il mio essere appassionato in particolare del western anni '60 e '70 e delle sue rielaborazioni, e in questo genere qualcosa di apprezzabile è uscito con più frequenza, come the proposition, lo stesso no country, jesse james, in qualche modo anche sukiyaki western django.

  3. Io sono rimasto un po' frenato da questo film. La classe dei Coen è sempre visibile, ma è come appannata da un velo di freddezza e distanza che non mi ha fatto amare del tutto il film – anche se non saprei citare degli "errori" in senso stretto. E' l'atmosfera generale.
    Io adoro il western in tutte le salse, dal classico a quello leoniano a quello riscritto dei Settanta, sino a Jesse James (che per certi versi ne rappresenta il caso limite, quasi lo sconfinamento in altro genere). Ma il film dei Coen ha qualcosa che mi ha frenato l'entusiasmo.
    Non il finale, però, che ha secondo me quell'aria amara e perdente che lo riveste di un manto tuto suo.
    Hailee Steinfeld è fenomenale. Il biascichio originale di Bridges imperdibile e Damon in un ruolo perfetto (secondo me è un po' sprecato Brolin invece).

  4. Pur avendo usato toni simili a quelli che pensavo di usare io stesso nel parlare di questo film…devo dire che probabilmente gli toglierei 0,5 o anche 1 voto rispetto al tuo…
    non per nulla ma che i cohen sapessero girare non era un mistero (alla luce di questo fatto mi ha anzi stupito la scena in cui la bambina rimane "intrappolata" in quella che dovrebbe essere una sorta di "buca"….un qualcosa di così poco verosimile a livello visivo da mettere i brividi, e di solito non sono uno di quelli che bada al capello…) quindi davanti a un film del genere, con tutto il rispetto per il lavoro di Jeff Bridges (e di Jeff Bridges soltanto! Se ti capita di vederlo in originale goditi la parlata che è riuscito a elaborare!) per il resto la sensazione che mi ha lasciato il film è di inutilità generale…senza contare che l'ho trovato abbastanza freddo.
    La cosa strana è che, nella parte finale (unica parte del film, assieme a quella del cadavere impiccato troppo in alto, che ho trovato tipicamente "coheniana") ricordavo la voice-over presente, quantomeno in apertura di sequenza…ma forse i miei ricordi sono alterati dalla scelta, tutt'altro che brillante, di usare quella voice-over sin dall'inizio del film, rivelando in sostanza sin da subito la salvezza di Mattie, togliendo ulteriormente mordente alla scena-patacca del morso del serpente!

    Mi rendo conto che non si possano sfornare film come "no country for old men" o "a serious man" ogni volta che si esce al cinema ma qui hanno rasentato lo scivolone! 
    Certo non è la prima volta per i Cohen, che hanno fatto molto di peggio (il pessimo "ladykillers" per dirne uno), e il film è rimane comunque dignitoso…ma ci sono comunque rimasto abbastanza male!

    …mi sa che invece di scrivere la recensione copio direttamente questo commento :)

  5. Non vedo l'ora di andarlo a vedere. Sia perchè adoro il cinema western, sia perchè i protagonisiti mi piacciono moltissimo.
    Appena me lo vedo ripasso da qui e ti faccio sapere, intanto il tuo post mi ha messo nello stato d'animo giusto.
    Ciao

  6. benvenuta natalie, e mille grazie :)

    ciao nood. credo che il film abbia varie anime. altri accenni di coen sono, ad esempio, nel dialogo verso la latrina e nelle brevi inquadrature a seguire damon trascinato dal cavallo in corsa. più in generale, true grit mi sembra più western per tutta la prima parte, per abbracciare un tono avventurono e favolistico nella parte finale. dopo questo, la chiusura m'è parsa stridente. qualche altra considerazione sull'epilogo qui giù.

    zenn [dò per scontato che nei commenti si possa un po' spoilerare], la scena nel buco viene immediatamente dopo l'omicidio a sangue freddo da parte della ragazzina: la caduta, il castigo immediato. sono d'accordo che la dinamica è piuttosto pretestuosa, ma proprio nel suo simbolismo forzato tutto sommato ha il suo perché. la voce over nell'epilogo c'è, solo io avrei lasciato giusto quella, mitigata nei contenuti, ed eliminato la parte con mattie adulta, che la trasforma da persona straordinariamente risoluta e capace a donna che, progioniera del suo carattere e del suo passato, finisce per rimenere sola, in maniera anche un po' ottusa: "troppe cose da fare". fin dall'inizio la "missione" di mattie non sembra frutto di un'ossessione, ma di una volontà razionale, e veder declinare questa volontà in senso negativo un po' toglie forza anche alle azioni precedenti del personaggio.

    ciao pillole, allora buona visione, verrò a cercare le tue impressioni.

  7. ops…gaffe…se ho spoilerato mi dispiace…contavo su due fatti:
    1 – è un remake
    2 – come dicevo l'idea di usare una voice over dall'inizio del film è lo spoiler degli spoiler.
    Ad ogni modo, al di là della pretestuosità della vicenda…in termini molto spiccioli…potevano sforzarsi di scavare una buca un minimo credibile per dio! :) …non so…un minimo più inclinata…e il fatto stesso che mi sia caduto l'occhio su un particolare di questo tipo (anche se era piuttosto lampante nel caso specifico, ma, come dicevo, di solito non faccio troppo caso a questo tipo di 'difetti') la dice lunga su quanto il film sia riuscito a non toccarmi…
    Poi chiaramente quest'ultima è una questione tutta personale

  8. no, figurati, mi riferivo all'anticipazione mia. nei commenti si deve poter parlare di tutto.
    la buca era bucabile meglio, è un fatto.

  9. Un film innocuo, divertente ma sostanzialmente inutile. Non aggiunge poi molto all'originale. Però per una volta devo dare atto ai Coen (che non amo) di aver fatto una pellicola gradevole da vedere, proprio perché senza alcuna ambizione autoriale, di puro intrattenimento. Matt Damon è il migliore del cast.

    Ciao
    Christian

  10. ciao utente, grazie per il link, dovrò rileggerlo con più calma.

    ricordo la tua mancanza d'amore per i coen, christian :)
    i fratelli qualche ambizione la nutrono sempre, mi pare. quantomeno agli occhi dei fan, e quel che non fanno loro capita che lo leggano gli spettatori. un film, comunque, che sta conservando anche in questi giorni una buona impressione. sono d'accordo che cerchi soprattutto l'intrattenimento, è il tono che mi ha fatto pensare all'avventura più ancora che al western.

  11. Visto tutto il film…cominciano i titoli di coda…e l'unica sensazione che ho è "e quindi…?". La prima parte, che si svolge nel villaggio dove la simpatica (!) bimba assolda Bridges (unico elemento notevole) è di una noia ai limiti del tollerabile, lunghissima, estenuante nel suo essere vuota e inutile. Poi la storia, con grandi inquadrature di panorami splendidi, ma con personaggi che si delineano in maniera così chiara tra buoni (buonissimi, iperbuoni!) e cattivi (antipatici, stupidi, sporchi, continuamente irridenti senza alcun motivo) da non trovare nulla da vederci, nulla da aspettarsi. Il tutto appunto in una trama che, pur non avendo mai visto la versione originale, ti dice come andrà la faccenda; il cattivo uccide il padre-lei vuole vendicare il padre-lei trova il bisbetico e il buono pronti ad aiutarla, anche se inizialmente solo per i soldi-cercano (neanche tanto) e trovano il cattivo-rischio posticcio di non farcela- cattivo ucciso-tutti salvi.
    Vista la vicenda povera e prevedibile, si poteva sperare almeno in una resa più approfondita ed interessante dei personaggi…peccato

    Pa

  12. io invece non me la sento d'essere così duro, con questo film. sono personaggi cinematografici, classici, possono permettersi anche d'essere un po' tagliati con l'accetta, che poi ci pensano i coen, con le loro zampate, a trascinarli in situazioni e toni per loro non del tutto comodi. la prima parte, poi, a me è piaciuta parecchio, l'ho trovata la migliore assieme alla cavalcata. 

  13. Necessità di chiacchierarne davanti ad una birra al Bar dei 3 Nani…scherzando magari con le ortiche…la bellezza della prima parte me la sono persa del tutto, ma giuro che non dormivo, anzi affondavo in circa un kilo di popcorn cercando di guardare quello che rimaneva visibile sullo schermo tra sottotitoli francesi e sottotitoli arabi…tipo versione in forma adattata per venire incontro alle capacità mentali/linguistiche del meraviglioso pubblico.

    Pa

  14. paolo, o i pop corn o i sottotitoli, dovresti aver imparato ormai. 

    utente, questo link l'avevi già dato. grazie, è bello. però se una persona crede che un film sia di puro intrattenimento non credo ci sia bisogno di sfoderare i punti esclamativi.

  15. dopo mr. hula hop e barton fink un altro capolavoro kubrickiano dei coen, un remake di barry lindon al femminile, ma ancora una volta condito con una sfacciata serie di freudismi à la bunuel, quindi apertamente pornografici.
    storia di formazione, meglio di passaggi, di notti insonni, prove da superare, fiumi da attraversare, perchè il padre/amante ha tradito e il desiderio della figlia si è scatenato, non accetta una identità sessuale, si comporta da maschio, tratta affari e denari, non accetta il tradimento, nè la mancanza di pene. così la figlia va in giro con pistolone e cavallo del padre e il resto è storia di stivali e cavalli e pistole e colpi tra maschioni.
    ma a nulla valgono le frustate del giovane inesperto per una donna di fine ottocento che già si avvia a divenire isterica viennese e poi forse pure suffragetta – ci vuol altro. per fortuna proprio quando ella sprofonda nel suo desiderio, nel pozzo/vagina dove finalmente eros e thanatos si mostrano assieme, il vecchio amante/padre la salva con una furiosa cavalcata conclusa con (l'eiaculazione di) sbuffi bianchi di condensa dalle narici del cavallo e l'uccisione stessa del cavallo nero/desiderio sfrenato. ma la soddisfazione completa necessita però di un nuovo rapporto, stavolta più difficile, alla fine del quale il vecchio stremato eiacula due colpi di fucile: la castrazione è finalmente avvenuta, il vecchio ha strappato con un morso il braccio/pene ancora turgido del desiderio inoculato dal serpente, la donna è finalmente donna, sviene e si ritrova castrata, e lo accetta.
    ma qualcosa non è andato per il verso giusto, non è più donna ottocentesca, dicevo, e quindi non si sposa, non diventa madre ed alla fine si erge come un grosso fallo nero tra due tombe, quella del padre/amante e quella dell'amante/padre.

    insomma mi son fatto un sacco di risate, perchè tutti noi abbiamo malignato su come johnwayne allungava le mani sulla ragazzina, guardando l'originale…

    besitos
    dr. o. batrz

  16. che stai facendo? chi stai frequantando? no, aspetta, forse non voglio saperlo. interessante la tua lettura, specialmente il pozzo/vagina, mi sono interrogato sul modo migliore per arredare un posto simile. però il gionué originale non l'ho visto, per quanto si intuiva come il nostro fosse tipo da cercarsi gli autobus più gremiti.
    bacioni, buone feste.

  17. Finalmente visto. E mi è piaciuto, pur amando “l’originale” (e le virgolette sono un obbligo, dato che la storia proviene da un romanzo), anzi, m’è piaciuto quasi di più.
    Ottima recensione, come al solito d’altra parte.

  18. non ho visto l’originale, un giorno dovrò rimediare. il giorno dei vecchi classiconi western: si presenta sempre più sfuggente, ma non si può mai dire…

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