Au Revoir Taipei – First Page Taipei (Arvin Chen 2010)

au revoir taipeiIl film di Arvin Chen ha davvero poco in comune con il cinema degli iconici Tsai Ming Liang e Hou Hsiao Hsien, eppure sembra destinato a un ruolo di primo piano nella nuova, benvenuta, generazione taiwanese.  In occasione della Berlinale del 2010 Boris Sollazzo indicava addirittura Au Revoir Taipei come la possibile sorpresa della manifestazione, raccontandone l’interesse capace di suscitare. 
 
In realtà il gradevole film di Chen si basa su una storia estremamente semplice, notturna, fatta di criminali sgangherati, equivoci e caratterizzazioni sopra le righe, in un impianto coloratissimo e ritmato da un ensemble jazzistico che sarebbe a suo agio in una pittoresca viuzza di Parigi. La capitale francese, come In Che Ora è Laggiù, viene evocata come luogo ideale di fuga e d’amore romantico, ma stavolta rimane fuori campo, se non come riferimento di un cinema orientale che ammicca apertamente al mercato europeo (nella veste di produttore esecutivo, fra l'altro, figura Wim Wenders).
 
Arvin Chen indugia nella trama fintamente intricata, nell’alleggerimento del modello noir, occupa buona parte del tempo con inseguimenti piuttosto ripetitivi, ma resi attraverso una regia e una ricerca fotografica sempre estremamente curati, che regalano quadri simmetrici della città e delle sue luci. Dai suoi personaggi disegnati sul Gatto e la Volpe e dinoccolati come il Tim Roth di Four Rooms traspare l’ansia di voler piacere, ma sono anche evidenti delle capacità che fanno ben sperare per un’opera più strutturata.

au-revoir-taipeiau-revoir-taipeiau-revoir-taipei(3/5)

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4 thoughts on “Au Revoir Taipei – First Page Taipei (Arvin Chen 2010)

  1. L'hai visto allora….indubbiamente concordo sulla quasi nulla assimilazione a Tsai e Hou, piuttosto vi ho trovato qualcosa di edward Yang oltre che un rimando a certa cinematografia francese.
    Sta di fatto che è un film gradevole e che, insieme ai numerosi altri usciti nel 2010, fanno ben sperare su un ritorno alla grande del cinema taiwanese.

    Missile

  2. ciao missile, nell'immediato mi aveva lasciato scettico, ma sulla distanza rimane impressa la cura che ha innegabilmente adoperato il regista.

  3. è un film interessante. hai proprio ragione, iosif, a citare il film di Tsai. Sviluppando un po’ il discorso credo sia vero che Au revoir Taipei funzioni come risposta del nuovo mainstream a Che ora è laggiù. Se nei film di Tsai Taipei è una sorta di capitale della distopia, dove i rapporti umani non riescono a innescarsi, qui soppianta Parigi, che infatti rimane fuori campo, come città dell’amore. In questa nuova visione di Taipei è inserita proprio la possibilità di un nuovo cinema commerciale. Non ci ho trovato molto di Yang (a parte qualche somiglianza con Mahjong, ma per me Yang è soprattutto altro), ma, oltre ai riferimenti alla nouvelle vague, ci vedo un po’ di Allen e addirittura di Wes Anderson (ma forse solo perché mi piace molto e ne esagero l’influenza!). E’ un cinema gradevole, anche secondo me, però se non sono sicuro questo sia necessariamente un aggettivo positivo per un film. Trovo che gli ultimi film di Taiwan siano sempre un po’ a rischio per questo essere ‘gradevoli’ a tutti i costi.

  4. ciao carter, benvenuto. rispolverando i ricordi di questo film, mi accorgo che mi ha lasciato qualche buona sensazione. vedo però che il regista non ha ancora girato quell’opera più matura che credo possa essere nelle sue capacità. anche io amo molto anderson, e non mi stupirei se la sua stralunata influenza (che peraltro ha dei tratti che normalmente si accordano al cinema estremorientale) fosse arrivata fino ad arvin chen.

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