Tournée (Mathieu Amalric 2010)

tourneeAmalric controlla lo spettacolo della sua compagnia di new burlesque quasi sempre da dietro le quinte, e noi con lui, osserviamo uno scorcio di palco con divertita curiosità. Raramente la macchina da presa accoglie il punto di vista del pubblico, mai da una posizione centrale o perfettamente frontale, e il pubblico stesso rimane invisibile (al contrario di quel che succede in Minsky’s), ascoltiamo le sue urla e i fischi. Lo spettacolo occupa un posto marginale in Tournée, è solo un momento che distilla la vita, i desideri e le insicurezze dei suoi interpreti. Miranda Colclasure, Dirty Martini e le altre portano la propria carica anarchica prima di tutto fuori dal teatro, s’impongono come una dissonanza in un mondo fatto di hostess in divisa e musiche per ascensori, affermano costantemente la propria identità. 
 
Il film di Amalric, però, non è un’elegia autoconsolatoria o un semplice inno alla libertà: il regista e attore protagonista (col nome di Joachim) soffre la solitudine e le conseguenze a cui lo hanno portato le sue scelte, avverte la falsità della normalità ma subisce il disgusto che questa mostra nei suoi confronti. La stessa esibizione, divertente e liberatoria, perde la sua purezza quando Joachim e Miranda incontrano una spettatrice della serata passata, prima ammiratrice appassionata, poi aggressiva e violenta, quando scopre che entusiasmarsi per la sensualità dei corpi imperfetti del suo spettacolo preferito non significa poterne fare parte. E sulle braccia flosce di Miranda, coperte da tatuaggi deformati, si legge d’altronde il passare del tempo che avvicina sempre più le sue performance a dei riti esteriori impegnati a nascondere la malinconia.
 
L'autore racconta la sua storia con grazia ed efficacia, senza morbosità e senza troppe concessioni al pubblico, affidandosi a quella commistione fra realtà e finzione (le attrici sono professioniste autentiche chiamate a impersonare loro stesse, ma anche le vicende del personaggio Joachim hanno un ruolo di primo piano nell’intreccio) che sembra oggi uno dei modi più interessanti e personali che il cinema possa scegliere per esprimersi. In questa dimensione assumono un’importanza particolare le scelte del regista, la sua capacità di trovare un equilibrio fra la spontaneità e le necessità drammatiche, fra la libertà delle riprese e la proposta di una ricerca estetica. 

tourneetourneetournee(4/5)
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9 thoughts on “Tournée (Mathieu Amalric 2010)

  1. Visto……STOP
    Piaciuto molto………….STOP

    Mi ha persino riconciliato con la proposizione "deformata"
    della figura femminile, che di questi tempi se la passa
    davvero male……………STOP……

    ………Passo…..e TELEGRAFICAMENTE CHIUDO….

    FRANCO

  2. Scusa Josif,
    non voglio intervenire su Turnèe, che dev'essere comunque un bel pacco,
    (scherzo)
    (ma comunque, giusto per non far sempre commenti accondiscendenti, devo dire che la storia della "commistione tra realtà e finzione" che mette in grado di far scelte personali e coraggiose al regista, non si è capita bene, potresti fare qualche cazzo di esempio)
    (scusa la parola, mi suonava bene dirla, ogni tanto bisognerà pure sfogarsi!?)
    (sfogati a casa tua dirai tu)
    (ma che gusto c'è dirò io, ecc. e non finiremo mai di questo passo)

    voglio invece chiederti semplicemente, in quanto ho notato che non dai mai 1/5 o 5/5, come tua votazione personale, se appunto non hai mai dato quei voti estremi, e se si: a quali, e se no: perchè
    vuole essere un segno del tuo amore per il cinema, che comunque nessun film è mai nullo o perfetto, oppure è per non essere troppo estremisti, o non scontentare troppo, o chissà quanti altri motivi che mi frullerebbero ora nella mia testa, anche se è una cosa che riguarda te e che a me non dovrebbe fregare niente…

    insomma, anche se dirai "ma ti droghi davide?",
    davide

  3. ciao telegrafico franco. credo anche io ci sia una bella descrizione delle protagoniste, consapevoli della propria vita senza il bisogno di "esaltarla" con una patina sensazionalistica o glam, accompagnate da normali dubbi e problemi senza essere risucchiate dal (melo)drammatico.

    ciao davide, m'ha fatto molto ridere il tuo sfogo :)
    con commistione fra realtà e finzione mi riferisco a quei film che fondono finzione (dichiarata, con la costruzione di un plot drammatico e l'ausilio di attori anche se non professionisti) col realismo del documentario, adottando personaggi e luoghi reali, a volte lasciando intendere che la storia osservata sia solo un frammento qualsiasi della vita di qualcuno. l'approccio è ad esempio de la bocca del lupo, di questo tournée, di molti film di herzog, di marker, e sostanzialmente quasi tutti i miei registi preferiti (jarmusch, tsai ming liang, malick, scorsese, wenders, ferrara…) si avvicininano spesso al documentario segnandolo col proprio stile, o comunque inseriscono nei loro film delle sospensioni documentaristiche.
    quando parlo dell'importanza delle scelte personali del regista in questo modo di fare film, quindi, mi riferisco all'immediatezza e spontaneità dello sguardo della macchina da presa che "documenta la realtà" dei suoi soggetti, e al tempo stesso deve fondersi con le scelte più esplicite ed estetiche dell'autore, come la ricerca di una determinata location, di una geometria all'interno della fotografia, di luci, sfumature, espressioni particolari più o meno consapevoli da parte dei suoi attori. la capacità con cui all'interno di un cinema realistico si inseriscono elementi finzionali (perché la ricerca di un'inquadratura o di un determinato significato attraverso una scelta di montaggio sono finzione) fa la differenza e nei casi migliori regala delle opere estremamente interessanti da una quantità di punti di vista differenti.
    bien, spero d'essere stato più comprensibile :)

    riguardo i voti, non mi sono ideologicamente precluso l'uso di nessuna cifra dall'1 al 5. di 1 credo ce ne siano solo due: cous cous, film piaciuto a molti ma che io ho trovato infinitamente logorroico e devastante, e highlander, piccolo e sfortunato cartone giapponese che mi sembrò brutto sotto ogni aspetto. 
    di 5, invece, ce ne sono di più. non tanti perché 5 significa esaltazione; 4,5 è sostanzialmente un voto che già indica un personale capolavoro. un 5 recente è stato tron legacy, anche se mezzo punto che ho dato in più va interpretato come la mia versione dei fuochi di fine anno. poi mi vengono in mente dei film di jamusch, fra cui l'ultimo the limits of control, l'ultimo tarantino, qualcosa di malick, tsai e altman (li trovi nell'elenco dei registi). molti film dai "voti alti" li trovi nella sezione "archivio film del mese", ultima colonna a destra.

  4. E' piaciuta molto anche a me la scelta di osservare lo spettacolo di scorcio, senza considerare il pubblico, rimanendo sempre nell'ambito della "famiglia" della tournée. Però devo dre che il doppiaggio è stato funesto. Non mi son goduto un (bel) film a causa di doppiatrici italiane che parlavano com la caricatura della caricatura di stanlio e ollio, solo per differenziare l'anglofonia delle ballerine di contro all'idioma francese degli altri.

    Noodles

  5. il doppiaggio è davvero pessimo. le diverse lingue e accenti nel film avrebbero richiesto la versione originale, ma nell'impossibilità di pretendere tanto sarebbe occorsa almeno un po' più di dedizione. 

  6. Più che altro sarebbe apprezzabile – da parte dei doppiatori italici – avere un pochino di buon senso. In Italia subito si spreme, si accelera per mostrare le differenze. Non si poteva usare qualche doppiatore realmente anglofono, di modo che l'inflessione sarebbe stata più naturale? Ovviamente no, perché da noi LO DEVONO GRIDARE E SOTTOLINEARE CHE UN PERSONAGGIO (:P) è straniero…

    Noodles

  7. In risposta all'utente anonimo che ha criticato il doppiaggio dicendo che non si è "goduto" il film a causa di doppiatrici italiane che recitavano come stanlio e ollio…posso dire di informarsi prima di fare commenti. Per le PROTAGONISTE sono state scelte attrici (non doppiatrici) americane!! Che hanno parlato con il loro accento naturale!! Scelta dovuta al fatto che  il film parla di una compagnia di artiste americane che fa una tournee in Francia (doppiare tutto in italiano corretto avrebbe a mio avviso appiattito e snaturato il film).  Io ho molto apprezzato questa scelta…e considero il doppiaggio fatto discretamente.
    A parere mio per rendere giustizia al film si sarebbero   dovuti utilizzare i sottotitoli…..ma (non capisco proprio perchè!!) in Italia non si usa!!

  8. ciao utente anonimo. in realtà l'utente che ha criticato ha scritto il suo soprannome, noodles. poi, dai, non è grave non andarsi a controllare su imdb tutta la scheda di un film prima di fare un commento. come dici anche tu, questo film si chiamava i sottotitoli. saranno state doppiatrici americane, ma forse anche per questo scelte per la loro inflessione e non per particolari doti recitative e di doppiaggio. nel film, poi, ci sono più scene in cui si dovrebbe sentir parlare lingue diverse, e invece cambiano solo gli accenti, facendo una certa confusione e togliendo un po' di senso al tutto. ma tournée è comunque un bel film e tutti vogliamo bene al cinema.

  9. Hai ragione…EVVIVA IL CINEMA! Tournee è un bel film. Non conoscevo il burlesque e devo dire che mi ha appassionato! Uno show di donne per le donne…..lo spogliarello come forma di espressione e anche di protesta (quello di Dirty Martini sull'America è pazzesco!) . Il film andava visto con i sottotitoli….ma devo dire che Alice Mistrioni (l'attrice che ha doppiato Mimì) mi è piaciuta molto. Il monologo finale mi ha commosso . Mi è piaciuta anche Alexia Murray (Evie) che ha reso bene a mio parere la tenerezza e l'imbarazzo del personaggio. Gli altri  "americani" senza infamia e senza lode. Bravo e credibile Mannella….che  si incolla molto bene al personaggio "Amalric" (lo aveva già doppiato  in "Racconto di Natale", "Amori folli", "Adele e l'Enigma del Faraone"). Ho visto il film due volte (doppiato e in lingua originale)…..bello bello!!

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