Poetry (Lee Chang-dong 2010)

poetrySe non ti innamori di un film coreano che si chiama Poetry hai ottime possibilità di passare per un arido incolto. Un incolto che ha coltivato la propria ignoranza nella polvere che soffoca il suo cuore. Se poi si tratta di un film coreano che si chiama Poetry e ha una scena di tre minuti di sesso fra anziani, allora sei uno che non si accorge dell’arte neanche quando viene a schiaffeggiarti. Sei me.
 
Mija ha sessantasei anni, un principio di Alzheimer, una passione per i fiori, una tensione alla poesia e un nipote che cresce male, affidatole dalla figlia. Questa perla di ragazzo ha partecipato con cinque amici al reiterato stupro di gruppo di una compagna di scuola, che dopo qualche mese si suicida. La reazione dei genitori dei violentatori è molto composta: si siedono attorno a un tavolo, convengono sull’importanza del futuro dei loro figli, sottolineano come la ragazzina fosse anche bruttina, si accordano per dare dei soldi alla madre in modo che non li denunci. 
 
Lee Chang-dong mostra il candore di Mija e la sua risolutezza, il cinismo della società coreana e la ricerca della poesia, lo splendore degli spazi e delle montagne verdeggianti e un fiume che diventa minaccioso suo malgrado. Tutto in Poetry è estremamente ovattato, luminoso, gli spazi sono vuoti e le persone rispettose dei ruoli e delle formalità. Eppure il film sembra urlare le sue scelte, l'ovatta e le contraddizioni, e nella commistione di dramma sociale ed elegia delle piccole cose tratta entrambe con facile superficialità e malcelato autocompiacimento. Poetry tutto sommato non rinuncia alla tentazione d’identificare la poesia con la bellezza e lentamente costruisce un immacolato squallore. 

(2,5/5)

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26 thoughts on “Poetry (Lee Chang-dong 2010)

  1. Cazzo!

    (e con questo incipit avrai già capito chi sono: quello che si sfoga in casa degli altri, ecc. ecc. che simula flame all'interno dei propri stessi commenti, per poi spegnerseli e rispondersi da solo, manco fosse uno squilibrato con doppia personalità simultanea…) (è colpa del sonno comunque, la droga non centra stavolta) (e comunque non ho mai detto che centrava, a scanso di equivoci) (per me puoi pure drogarti, dirai tu) (heee ma ti sembra che ne ho bisogno?) (ps: comunque prima o poi la smetto) (di scrivere così, intendo)

    uno va su un blog per trovare degli spunti per dei bei film magari, e cosa ti trova?
    Poetry!!! un film che non ho mai visto, che non avrei mai visto e che dopo aver letto di questa trama-regia raccapricciante NON VEDRO' MAI neanche nel trailer per non instaurare nemmeno un rapporto telepatico inconscio con la realtà complessiva di tutto il film.
    Tu dirai: "ma non ringrazi invece qualcuno che fa il lavoro sporco di recensire porcate per evitare che qualcun'altro si faccia del male in nome del cinema impegnato coreano?"
    Infatti,
    è quello che faccio!

  2. hola davide. non sarei poi così drastico. con lee chang-dong (regista anche di oasis) non sono particolarmente in sintonia, ma in linea di massima non rientra in un "genere" che mi spaventa o mi allontana; tutt'altro. insomma se ti viene voglia di frequentare silenziosi film estremorientali drammatici ed estetizzanti magari non è necessario cominciare da qui, ma c'è tanta altra bella roba.

  3. anch'io son rimasto un po' interdetto, quindi forse dovrei essere schiaffeggiato… e magari ancora non me ne accorgerei della poesia del film. Che ha i suoi momenti e certo un suo peso, e un'attrice bravissima, eppure i momenti di noia non li posso negare. Vedrò qualche altra cosa di Lee Chang-dong, così magari mi faccio un'idea più precisa del suo cinema.

    Noodles

  4. nood, siamo due blasfemi. oasis mi lasciò un'impressione simile, forse mi convinse anche meno.

  5. mah.
    Sì è vero, è un po' superficiale.
    La storia dell'alzheimer è giusto accennata, come superficialissimi mi sono parsi i due medici.
    Superficiali i padri degli amichetti, stereotipati nell'atteggiamento omertoso, vedi il vicepreside, da far pensare a un contesto culturale della Sud Corea che sinceramente non mi aspettavo. Sarei curioso di leggere cosa ne pensano cinefili sudcoreani, anche se un oceano di ideogrammi ci separa.
    Superficiali le donnine al corso, la poetessa col fiore, la presentatrice della serata, il poliziotto facilone e volgare.

    Ma c'è parecchio di profondo invece.
    Il vecchio e il viagra, è geniale.
    il ragazzino è terribile. Stupro a parte, penso nel mondo ce ne siano a milioni così. Forse anche io a 13 anni a volte ero un po' così.

    E poi lei. Personaggio bellissimo, attrice stupenda.
    L'alzheimer che cancella i ricordi, e le vergogne.
    La poesia invece processo inverso.
    Il film ha una struttura a clessidra, che dall'acqua ritorna all'acqua.
    E se all'inizio abbiamo più segni (semeiologici) della demenza, verso la fine non ce ne accorgiamo più, perchè solo poesia.

    E la poesia è anche bella.

    Mi sono permesso di "spoilerare" tanto con la tua recensione già avevi anticipato praticamente il film.
    E' un film che va digerito. E' un film insolito.
    Non c'entra essere aridi incolti.
    Anzi, forse aridi sì.

  6. Ma è meglio incrociare una persona oggi, o una gallina domani?
    Oggi, non scherzo, in via Ferrarese ho visto una gallina attraversare la strada…
    P.

  7. Bene bene, vedo che Lee scatena discussioni :)
    Orbene, andrò al cinema a rivederlo, solo e soltanto (puro discorso velleitario) perchè quei due o tre film asiatici che qualche distributore ha l'ardire di presentare al cinema meritano di essere pagati, hai visto mai che 7 euri in più incoraggino….
    Riguardo al film : non mi ha convinto per nulla, c'è molta ,ma molta più poesia in Oasis, Secret Sunshine e soprattutto in Peppermint Candy , il suo autentico capolavoro. La vecchina che gira col taccuino è addirittura raccapricciante…Si salva in extremis con un finale in cui si rivede il Lee più autentico.
    Ma d'altronde il regista è ben visto in certi circoli festivalieri e quindi il solo fatto di dirigere un film che si intitola Poetry fa sbrodolare tutti.
    Se serve per far conoscere il regista e per promuovere il cinema asiatico ben venga, ma come film è stato abbastanza dludente.

    Missile

  8. ciao missile. già, potrebbe scatenare discussioni se l'interesse fosse parlare del film, e non dare giudizi su chi ne ha scritto. ad esempio, si sarebbe potuto parlare del fatto che "la poesia è anche bella" e "identificare la poesia con la bellezza" sono due concetti significativamente differenti. vabbe'.
    ad ogni modo, che poetry abbia poco convinto anche un orientalista come te mi conforta.

  9. Ah certo iosif e soprattutto ci si dovrebbe chiedere : " cosa si intende per poesia nel cinema?" ; se basta raccontare di una vecchina (bravissima tra l'altro…) che se ne va in giro a prendere appunti per scrivere poesie, beh , credo sia molto più poetico , tanto per rimanere a Lee, il protagonista di Peppermint Candy che urla da sopra il ponte o l'immagine , bellissima, del treno che va a ritroso sempre nello stesso film.
    E soprattutto, come dici tu, la poesia non è una cosa che si può dichiarare di fare, deve uscire fuori da sola.

    Missile

  10. per "la poesia è anche bella" intendevo la poesia alla fine del film.
    Si potrebbe parlare di metapoesia?
    Eccentricità, antipatia, levo le tende

  11. missile, credevo di averlo visto peppermint candy, e invece forse no. o non lo ricordo più. devo indagare.

  12. Anche secondo me "Peppermint candy" è il capolavoro di Lee (non ho visto "Secret sunshine", però).
    Questo comunque non mi è dispiaciuto, soprattutto ripensandoci nei giorni successivi.  Il finale, in particolare, è molto bello, con lei che rimette le cose a posto (denuncia il figlio, ripiana i debiti) ed espia le colpe degli altri in prima persona quasi come Harvey Keitel ne "Il cattivo tenente" (la sto sparando grossa, lo so!).

    Ciao
    Christian

  13. bene, allora recupererò peppermint candy, che a questo punto sono abbastanza sicuro di non aver visto.
    la parte finale di poetry è sicuramente più interessante, più che altro per quelle soluzioni narrative che citi. nel complesso, rimane un film che non mi ha segnato. anche la protagonista l'ho trovata meno "magnetica" di quanto non si dica. in parte credo sia un problema di doppiaggio, ma credo anche che bambini e anziani al cinema possano contare su un po' di applausi di default.

  14. Hai centrato il problema iosif: il maledetto doppiaggio italiota !
    Che a me il film non abbia entusiasmato si è capito, ma la nonnina è bravissima, fuori di dubbio.
    Secret sunshine è un po' alatlenante, ma ha ottimi spunti e poi l'interpretazione di Jeon Do-yeon e il solito grande Song Kang-ho, vale da sola la visione.

     

  15. ho idea di non essere molto in sintonia col regista, però credo che riproverò con peppermint candy e vedo che succede. 

  16. Per me il film ha come tema non tanto la poesia quanto l'impoeticità, la mancanza che raggiunge quasi l'impossibilità della poesia in una società che ha smesso di credere nei rapporti umani e si è lasciata gelare dal consumismo.

  17. non so, critica diretta al consumismo non credo d'averla letta (cioè, l'ho letta in qualche recensione, ma non mi ha trovato troppo d'accordo). la critica, portata avanti con tono ostentatamente distaccato e descrittivo mi sembra sia alla società, alle meccaniche e le formalità che permettono la gestione anche scoperta di situazioni terribili, che vengono così minimizzate, addomesticate. riguardo l'impossibilità della poesia, per quanto dolente possa essere l'intreccio, non mi sembra il film rinunci a rappresentazioni della poesia e letteralmente del fare poesia in immagini e scelte molto dirette e figurativamente didascaliche.

  18. Scusami, Iosif, la precisazione ma, a mio avviso, è proprio il consumismo che ha portato la società a trattare le relazioni umane come merce, come oggetti e come feticci del desiderio da poter gestire formalmente o addirittura economicamente.
    Il regista poi, mette qui in campo le false rappresentazioni della poesia: il corso di poesia che giustamente non porta a nulla o i circoli patetici di poeti allo sbaraglio. Una poesia "che merita di essere in agonia" come afferma non a caso, un personaggio- poeta del film.
    C'è un che di acre e di ironico (che forse vedo solo io) nei disperati tentativi dei personaggi del film di praticare e diffondere un sentimento poetico che è ormai estirpato alla radice.

  19. Ma che peccato che l'ottimo "Giuseppe da Bologna" si trovi sempre
    così perfettamente a suo agio nel descrivere "complicati teoremi
    cinematografici", nel decifrare "inintellegibili forme comunicative"
    ed altro ancora e poi mi si "smarrisca" tra le linee piu' semplici
    della "POESIA" o in un piatto di "COUS COUS"…..

    Prima che si finisca per rimarcarlo ancora una volta (e non sarebbe
    comunque inutile) "i gusti son gusti" e l'importante è poi supportarli
    con le nostre buone argomentazioni….

    ….e su Chang Dong (grandissimo, in genere…) ti invito solamente a riflettere
    sul come sia capace di fare un qualcosa che in "fotografia" sarebbe
    quasi impossibile….mettere a fuoco "TUTTO", senza tralasciare
    nulla…….
    Tanto da poter dare l'impressione di…..aver fatto NULLA….

    Comunque, e vorrei rimarcarlo pubblicamente, "discordanze a parte",
    rimani per me una delle "vette del Blog cinematografico"…

    Ottima penna…..Occhio attento e fino….Bel retroterra….Ampio e variegato……
    Peccato ogni tanto quel "filo" di pregiudizio ed antagonismo di troppo….

    Sembra quasi che alcune cose, una volta che ti hanno scombussolato
    lo stomaco tu ritenga proprio di non poterle mai piu' assaggiare….

    Passi, e con tutte le ragioni, per gente come Virzì….
    Ma (…e NON ESISTONO MOSTRI SACRI….) io "Kechiche" e questo
    ultimo Chang Dong li degnerei di qualche attenzione in piu'….

    Ciao………..FRANCO

  20. ciao franco. ti ringrazio per le dimostrazioni di gradimento nei confronti di quel che scrivo. andando all'altra parte del tuo discorso, è inevittabile che tu abbia ragione. è inevitabile, cioè, che giudizi formino dei pregiudizi, e quegli stessi pregiudizi, tutto sommato, identificano il gusto. il gusto è una cosa astratta, il film una cosa reale, quindi ogni film meriterebbe un tentativo di ridurre al minimo l'astrazione; ma poi entra necessariamente in campo l'economia, prima di tutto mentale.

    è anche vero il contrario: si tende a ravvisare la prevenzione e l'antagonismo quando in gioco sono film che ci sono piaciuti.

    entrando nello specifico, chang dong può effettivamente aver incontrato da parte mia più opposizione di quanto meriti (per quanto non mi sembra che quel che ho scritto sia tranciante né totalmente negativo): l'ho visto in un non impeccabile streaming di mymovies, doppiato e sul ricordo di un oasis che non m'aveva esaltato. cous cous no, cous cous m'ha fatto soffrire.

  21. Sono sostanzialmente d'accordo con quanto mi rispondi…
    Ho anche riletto la tua "recensione" e convengo anche
    che sia vero che in fondo non tratti poi così male la pellicola,
    che comunque, sia chiaro, non è un capolavoro assoluto
    della storia del cinema ma, a mio giudizio, solo
    "un ottimo modo di fare cinema ed esprimere sentimento"….

    Sei sempre di una "pacatezza" da fare invidia…
    …Ma io pure, nonostante talvolta "alzi il tono" , piu' per
    saggiare la reazione che per altro, non me la cavo male…

    Quindi si puo' parlare (…scrivere…)!!!!….

    …………Vuoi un "tajine"??….delle "brochettes"??…
    …………………….una "pastilla"?????….

    FRANCO

  22. e dire che il cinema culinario solitamente mi piace assai. ma questo è veramente indigeribile.

  23. Poetry, io personalmente l'ho apprezzato. E non poco. E' un film delicato, alcune scene sono talmente ricercate da sembrare fotografie, e, sì, forse talvolta appare melenso, ma non per questo è da considerarsi tanto criticabile. Non l'ho trovato squallido, affatto. Nonostante la perenne e palese ostentazione di purezza.

    Immagino dipenda dalle singole percezioni della gente. La mia non è stata negativa.

  24. ciao queer. con squallido (immacolato squallore) mi riferivo alla sostanza della società che poetry descrive; in una forma immacolata, proprio attraverso quella ricerca fotografica che anche tu richiami.

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