Sucker Punch (Zack Snyder 2011)

sucker punchCome un tuffo nell’immaginario (anche erotico) di Marilyn Manson. Con tutto quello che implica in termini di riciclaggio e cattiveria plastificata. È il tratto costante di Sucker Punch, che più nel dettaglio prende da videogame, manga come Sailor Moon, favole come Alice nel Paese delle Meraviglie (con tanto di attraversamento dello specchio), clip musicali, psicodrammi e tant’altro. Mescola il tutto con la beata strafottenza di Snyder e ne esce qualcosa che con ogni probabilità o non si ama o non si odia (ho sempre desiderato usare al contrario questa terribile frase fatta). Ricomincio dall’inizio.
 
Sucker Punch parte con l’ennesima rivisitazione di Sweet Dreams (dicevamo, mr. Marilyn), cantata dalla protagonista Emily Browning. Se in Watchmen l’incipit era la cosa più riuscita e scorreva sull’immensa The Times They Are a-Changin’, qui il regista lascia subito intendere che non andrà per il sottile (cioè, ci andrà ancora meno del solito), fa partire la resistibile cover e si abbandona ai suoi cinque minuti di ralenti con grandangoli, colori digitali, punti di vista artificiali, tutto. Il resto del film ripropone questo tutto acustico e visivo in lunghe scene puramente action, ognuna dotata di un pompatissimo tema musicale (quasi tutte cover, in accordo con la natura del cinema patchwork e citazionista) secondo quella progressione per tappe e livelli che ultimamente aveva già adottato Scott Pilgrim. Queste scene autosufficienti si alternano con i frammenti che tirano avanti la narrazione, in una versione più semplice e meno chiacchierata dell’inscatolamento di realtà di Inception. Su un canovaccio tutto sommato terribilmente triste quanto previsto e prevedibile si innestano scontri di enormi samurai, zombie nazisti, draghi e altre bestie, con le nostre eroine pallide in gonnellina, treccine e pose plastiche. Nella reiterata carneficina quel che spicca è l’assoluta mancanza di sangue, essendo fatte le varie creature di luce, di vapore, di qualsiasi cosa non sia rosso e rischi di portare la censura a limitare la diffusione del film: un espediente sempre più diffuso e sempre più irritante. 
 
Sucker Punch, concludendo, si lascia ammirare nei suoi eccessi pirotecnici e coreografici, tanto trash e spudorati da assumere un certo fascino e una propria riconoscibilità; resta il fatto che i fuochi d’artificio dopo un po' stancano, e in mancanza di un controller il film finisce per giocare solo per se stesso.

(2,5/5)

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12 thoughts on “Sucker Punch (Zack Snyder 2011)

  1. non so perché credevo che la storia del fuso fosse un complotto matrigno. facile che abbia scritto una cazzata.

  2. tenendo conto che hai assegnato a Scott pilgrim un due (ed è uno dei film più originali usciti negli ultimi anni), potrebbe piacermi anche questo. 
    Vedremo… 

  3. in realtà, a parte l'approccio "per livelli" i due film hanno poco da spartire. sucker punch, a modo suo, è piuttosto melodrammatico. però preferisco questo che si prende sul serio a pilgrim che vuole fare il simpatico e non ci riesce.

  4. vero, non c'è nessuno più ridicolo di chi si prende sul serio.
    E Snyder ci riesce benissimo.
    Peccato che non sia scivolato anche qui nell'immaginario omoerotico che ci aveva deliziato in 300.
    Sì, "o si ama o si odia" è una frase terribile, un po' come "un film per grandi e piccini".

  5. Ovviamente non sono d'accordo sul "fare il simpatico e non ci riesce"… ma ho letto i tuoi commenti e il tuo post attentamente, capisco e non condivido. Non si può essere sempre d'accordo (quanto sono democratica…).

  6. Mi passa sempre più la voglia di vederlo questo film. Già 300 mi aveva schifato come poche altre cose. Watchmen mi piacque… ma dopo aver anche visto i primi minuti di questa nuova opus… non gliela fo a reggere a tanto kitsch.

    Noodles

  7. ciao nood. in effeti ho letto da molte parti che l'incipit sarebbe "come sempre" la parte migliore anche di questo snyder, mentre quest'apertura l'ho trovata anch'io davvero pesante. il resto non è molto più raffinato, ma le scene dinamiche sono meno ridicolmente melodrammatiche e si può apprezzare il lato spettacolare.

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