Source Code (Duncan Jones 2011)

source codeDuncan Jones è entrato al cinema nel 2009 come figlio di David Bowie -Zowie Bowie, lo chiama(va)no- e ne è uscito come regista di Moon, film diventato oggettino di culto. Meritatamente, aggiungo. Quest’opera seconda non ha l’ideale coerenza dell’esordio, dove Jones era anche autore del soggetto e sceneggiatore con Nathan Parker, ma la sceneggiatura di Ben Ripley per Source Code segue, più di quanto sperassi, la linea della fantascienza umana, dalle fascinazioni teoriche e delle revisioni citazioniste, pur cercando un ritmo maggiormente serrato e qualche nota di spettacolarità in più. E anche di Gyllenhaal, protagonista già scelto dalla produzione, non ci si può certo lamentare.

Il progetto Source Code consente al capitano Colter di viaggiare indietro nel tempo, abitando per otto minuti il corpo di Sean, passeggero di un treno destinato ad esplodere in un attentato. Il compito di Colter, attraverso diversi viaggi, consiste nell’individuare l’attentatore. Il riferimento primario è all’indimenticata serie Quantum Leap, ma anche a Il Giorno della Marmotta, mentre la capsula che consente i salti temporali, oscura e collegata all’esterno con dei monitor, ricorda l’apparecchiatura de L’Esercito delle Dodici Scimmie (e quindi le immagini di La Jetée).  La missione di Colter è un faticoso processo di ricostruzione per tappe (in questo c’è anche un po’ di Memento), e durante le sue sortite avrà anche modo d’investigare su di sé e affezionarsi a quella vita a breve termine.

La ripetitività della struttura è solo apparente, perché lo script e il regista riescono a riproporre la frazione temporale rivissuta ciclicamente ogni volta con modalità e finalità differenti, pur sottolineando i dettagli ricorrenti. Il film si svolge in buona parte in luoghi chiusi (e chiusissimi), e Jones è davvero bravo a dare dinamismo agli spazi, muovendosi con agilità e naturalezza. Source Code, insomma, corre via senza intoppi, proponendo un intreccio affascinate e complesso, ma pienamente comprensibile e internamente coerente, senza i viluppi pretestuosi che solitamente soffocano il filone. Zowie stupisce per la seconda volta.

(4/5)

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7 thoughts on “Source Code (Duncan Jones 2011)

  1. Intanto complimenti per il blog, che vado a mettere nella mia "lista".
    Moon non mi aveva fatto impazzire, ma questo mi sembra più vicino ai miei gusti…vedremo e grazie per il post!

  2. ciao emmeggì, grazie a te. verrò a vedere se questo jones atto secondo sarà riuscito a convincerti di più.

  3. Puoi pure venire prima e vedere post in forma di poesie, classifiche dell'angoscia, indicazioni politiche e cinema…Il blog è giovane ma di belle speranze

  4. Pingback: Come quelle cose che si perdono nella pioggia – Zero Dark Thirty, Garmwars, Tutti vogliono qualcosa, Warcraft – L’inizio, Il caso Spotlight, Perfetti Sconosciuti, Alice attraverso lo specchio, Lo Sciacallo, As the Gods Will | SlowFilm

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