The Tree of Life (Terrence Malick 2011)

the tree of lifeJack ricorda la sua infanzia e la sua gioventù nel Texas degli anni ’50, il suo rapporto col padre imponente e dispotico e la madre esile, leggera e gentile. Jack ha due fratelli, li vediamo bambini, mentre giocano e imparano assieme, ma sappiamo che il fratello minore di Jack morirà in guerra, a diciannove anni: ogni immagine del film è velata dalla perdita. Dal Texas The Tree of Life, come fu per 2001 di Kubrick, compie un salto vertiginoso nel tempo e nello spazio, stavolta all’indietro. Il regista mostra le origini del mondo, della vita e quindi della morte. Attraverso queste sequenze la storia personale di Jack si lega con quella universale e, particolare non irrilevante, in un film fortemente spirituale si cita l’origine “laica” dell’esistenza.

La spiritualità di Tree of Life è nel suo modo unico, incredibile, di essere cinema. In più di due ore non c’è un’inquadratura solita, una scelta di montaggio o di punto di vista che non sia pienamente significativa per la costruzione dell’opera nel suo complesso. La macchina da presa danza come trasportata dal vento, crea il movimento che avvolge i soggetti e si trasferisce agli stessi, rendendoli imprevedibili e inafferrabili. Osserva dal basso verso l’alto a trovare volti ed espressioni o dalla terra al cielo verso le fronde degli alberi, i tronchi che disegnano linee prospettiche e la luce che filtra fra i rami; colori limpidi, a volte abbaglianti, creano una dimensione onirica che racconta al tempo stesso vita e morte. Nei tratti autobiografici della sceneggiatura (anche Malick ha perso un fratello, prima della sua lunga assenza dalla produzione cinematografica), nella raccolta di frammenti e sensazioni si avvicina a Lo Specchio, il capolavoro di Tarkovskij, e mostra la madre fluttuare sull’erba, sospesa in una grazia ideale. Se solitamente assistiamo a una descrizione organica dell’ambiente, posto in una dimensione indipendente e preesistente rispetto al proprio oggetto, Tree of Life raggiunge una rappresentazione pienamente cristallina, dov’è l’ambiente che diviene oggetto e, ancor più che nella Sottile Linea Rossa, dove la sospensione della natura fa spesso da contrappunto alla presenza dell’uomo, l’ambiente si fonde completamente con le figure e le vicende umane, nella costruzione, per dirla ancora con Deleuze, di un cinema di veggente, non più di attante. Essenziale e particolare anche la gestione del suono, con le parole spesso non udibili o distorte nel tono, lontane dalla fonte dell’enunciazione, i rumori enfatizzati, la musica solenne che in ogni momento cambia lo stato della realtà e sposta il punto focale del discorso. Il primo piano di un personaggio che parla non è più l’immagine da cui far nascere una battuta di dialogo, ma la visione di un volto, uno sguardo o un’espressione.

A fronte dell’immenso lavoro del regista e della troupe, inimmaginabile se non attraverso la visione, per lo spettatore Tree of Life è un film semplice, e quel che gli si chiede è semplicemente di lasciarsi andare alla meraviglia, senza ricercare nella propria memoria gli snodi classici che solitamente lo accompagnano nella visione. Entrare nei ricordi, nel sogno, significa accedere a scene e sequenze dai legami deboli, dove anche la vicenda più piccola ha l’intensità dell’evento più significativo. Nella struttura paratattica del film non si ricerca una catena di causa ed effetto, ma si ritrovano in pochi gesti il rapporto tra fratelli, la crescita, il desiderio di fuga e riappacificazione; così la costruzione estetica e poetica di uno dei più significativi film sull’esistenza ci riporta a sensazioni intime e familiari.

(5/5)

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55 thoughts on “The Tree of Life (Terrence Malick 2011)

  1. Avrei tanto voluto pensarla come te….
    Si….avrei voluto ed ancora vorrei….

    Magari torno in sala e "il lavoro di Malick" saprà suggerirmi qualcosa
    di nuovo o che non sono riuscito ad afferrare….

    Per ora, purtroppo, non posso unirmi ai tuoi  "peana"….

    Peccato……davvero……
    …..lo dico soprattutto per me e per la voglia che avevo di "ruggire di piacere"…

    FRANCO

  2. ha vinto la palma d'oro. la notizia dei fischi in sala per me aveva dell'inverosimile. malick ha portato sullo schermo un mondo, una meraviglia che solo il cinema può regalare, quando riscopre la sua libertà.

    dagli un'altra occasione, franco.

  3. Io i fischi li capisco benissimo, ieri in sala un bel po' di gente si è alzata per andarsene nemmeno a metà film…Ora che ha vinto Cannes, poi, lo """spettatore medio""" si sentirà fregato come quando faceva la fila per comprare Il Pendolo di Foucalut!
    A me è piaciuto molto, questo film, è esattamente come dici tu: basta saccagnare il nostro super-io, e lasciarsi trasportare!

  4. in sala capisco che possa succedere. se fosse un pacchetto di sigarette ci sarebbe scritto "brad pitt potrebbe comparire in un ruolo con un tasso di fighezza insolitamente basso". però a cannes erano tutti giornalisti e gente che va a cannes a vedere i film.
    ho letto un paio di articoli di fischiatori, e non mi pare depongano a favore della loro lucidità:
    http://mammi.blogautore.espresso.repubblica.it/tag/the-tree-of-life/

    e

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/21/molto-malick-grazie/112823/

  5. Anche nella sala dove ero io delle persone si sono alzate a metà film…Cuori di pietra? Specchietto Brad Pitt per allodolone sue ormai coetanee?

    Un film così penso di non averlo mai visto.
    Sarà stato il momento, il periodo, il mio stato d'animo, l'allergia al tiglio o un ictus bulbare, ma praticamente ho pianto per metà film. Ancora oggi ci galleggio dentro.
    Come dici tu iosif, è vero: è sorprendentemente semplice.
    posso fare una citazione?

    E mi si muove qualche cosa dentro
    Che mi riporta agli inconsci collettivi
    Nei corridoi genetici delle razze trovi
    Risvegli della memoria

    (F. Battiato, G. Russo, M.A. Sisini)

    P.

  6. qui esce il 7 ottobre. no bene, no bene, no bene. 
    ob

  7. ciao p.
    ma sei l'amico paolone, o pa. del commento a la promessa, o una terza persona? comincio a confondermi.
    ad ogni modo, bella la citazione.
    a me hanno subito sconquassato i primi dieci minuti, quelli della notizia che fa letteralmente ribaltare il mondo. il secondo link che ho messo su, sostiene che il film neghi il dolore, ne sia privo, e mi sembra un'assurdità. certo l'effetto dipende molto dallo stato d'animo, dalla disponibilità a lasciarsi andare al film, ma credo che questo sia un discorso sempre valido.
    vorrei anche precisare, rispetto un po' di cose lette in giro:
    la cosmogonia dura 50 minuti: non è vero. per me potrebbe durare anche di più, ma sono una ventina.
    il film alterna scene texane a dinosauri, scorci familiari a danze di batteri, ecc.. questa cosa l'ha scritta baricco. non è vero, l'origine del mondo (montata con immagini che malick conservava anche da 35 anni) ha una parte a sé e basta.
    poi c'è anche chi sostiene che il terzo fratello sia annegato… insomma si sta creando una confusa mitologia parallela che  ha vita propria rispetto al film.

  8. ob, dovresti saperlo che noi italiani siamo sempre l'avanguardia nella degustazione dell'arte cinematografica.

  9. son quel P là di poetry e altri commenti!
    facciamo che mi firmerò P, con la virgola.
    notte
    P,

  10. Agghiacciante la recensione che hai postato del Fatto quotidiano…però, per quel poco che so di un giornale troppo manicheo e sbomballamarroni per i miei gusti, non mi sembrano nuovi al pontificare politico-ideologico privo di senso reale: chi è in grado di spiegarmi cosa caXXo c'entrano i teocon col film di malick? sembra di leggere i manifesti di p2silvio con le fregnacce su pisapia in questi giorni a milano "se vince la sinistra tua suocera vivrà 120 anni", e via così. 
    intanto malick vince cannes e pisapia…

  11. Si è vero, però c'è un bello spunto…
    ossia: a hitler non sarebbe piaciuto il lavoro di von trier, mentre quello di malick sì. In effetti qualcosina in Tree of Life può richiamare alla Riefenstahl.

    Mi viene anche da aggiungere che Hitler non mangerebbe mai un bigmac in quanto simbolo americano, mentre adora la Sachertorte di così sassone principio.

    P,

  12. Ho fatto anche "il secondo giro" ma, purtroppo per me,
    le cose non sono sostanzialmente mutate molto…

    Qualche lampo di "bene e male" in piu'….
    Ancora la conferma che sia un "buon film"
    ma non il "capolavoro DELLA (SULLA) VITA"…..

    Grazie comunque per la pazienza ed il consiglio…

    FRANCO

  13. emmeggì, per me malick coi teocon non c'entra assolutamente nulla, l'articolo mi sembra un tentativo riuscito malissimo di difendere von trier (mentre quello di von trier credo sia stato un tentativo riuscito malissimo di fare l'intellettuale spiritoso e cinico), e lo svilimento di un'opera enorme messa al servizio  delle piccole idee del recensore.

    p,, francamente mi sembra uno spunto forzatissimo, anzi qualcosa di più vicino a una minchiata. alla riefenstahl sono sempre state riconosciute ottime capacità, nel fare cinema, e credo non sia lontano dal vero. ma in cosa sarebbe assimilabile a malick? nell'afflato epico, nella rappresentazione panteista della natura? questa identificazione del "ritorno alla natura" col nazismo fa cascare le braccia, e i prossimi obiettivi allora potrebbero essere miyazaki e greenpeace. a hitler piacevano shakespeare e la pittura, e pare sia stato vegetariano, e magari gandhi si sarà fatto una risata vedendo un film col boldi indiano. questo modo di ragionare è irragionevole, non a caso hanno coniato l'espressione "reductio ad hitlerum", che è una fallacia argomentativa e non una fonte di begli spunti. la cosa mi pare tanto più assurda e scadente quando nello stesso articolo l'autrice si premura di ricordare che nietzsche fu uno che "dal nazismo fu solo strumentalizzato".

    franco, io il secondo giro non sono ancora riuscito a farlo, mi piacerebbe vederlo su uno schermo ENORME. non so se sia il capolavoro di malick, ma uno dei suoi capolavori credo di sì. magari ci troveremo più vicini al prossimo giro; considerando che il nuovo film risulta già in post produzione, dovremmo cavarcela in non più di un lustro :)

  14. Massì, scherzavo.
    E' curioso pensare ai gusti cinematografici di Hitler. Ripenso alla caricatura di Unglorious Basterds, al cinema.
    Oggi Hitler adorerebbe anche Herzog e la Belen
    (…) Tanto che nel film vengono giustificati in maniera violenta la morte, il male, la sopraffazione e l’ingiustizia. Tutto viene ricomposto nel mare dell’eternità. Dove ogni cosa viene lavata via. Anche i lager, magari. 
    Questo passaggio è delirante.
     
    Comunque molto più agghiacciante per ignoranza e scazzataggine è la recensione della Mammì sull'espresso: ma chi è? Parente del politico?

    Schermo gigante… magari occhialini 3D, che ne dici?
    ciao
    P,

  15. sì, quel passaggio è incredibile. non male anche questo: "Poi, visto che siamo personcine per bene, certe cose non si dicono, né – soprattutto – si dicono in pubblico.". certo, tutti siamo filohitleriani ma ci vergognamo di dirlo in pubblico. ma vaffanculo.

    uno schermo immenso, magari circolare, con la poltrona nel mezzo. gli occhiali 3d però no, che tolgono luce e mettono mal di testa.

  16. La vita nasce e si interroga su un dio che è padre, e compie scelte non sempre comprensibili, e una natura che è madre, piena di grazia ma ingenua… e contemporaneamente… la vita insegue e rifugge un dio che è madre, pronto al perdono, e una natura che è padre, e che insegna ai suoi figli ad odiare per prevalere.
    Stupendo vedere come malick riesca a mettere a fuoco il nostro essere uomini tra forze così contrastanti.
    Non so se lo definirei un film spirituale. Non colgo un percorso spirituale nel suo evolversi. Perchè – come dici tu – è piuttosto la capacità di "wonder" a guidarci nella visione

  17. Alla fine l'ho visto e mi sto sciogliendo lentamente. Ho pianto molto, anche se solo internamente. Dalle parti mie si piange così solo ai tagli delle torte dei matrimoni e alla processione della Madonna addolorata. Detto questo in sala con me c'era uno che beveva birra e ruttava, due che si sono infrattati ininterrottamente, alcuni che sono andati via a meno della metà del film, una che faceva rumori spropositati con le patatine e una che alla fine ha detto: "Ma il fratello non era morto?" con la risposta di un'altra che ha dichiarato: "Boh, non si è capito niente".
    Detto questo sono d'accordissimo con te stavolta e con la tua bellissima recensione. Chissà se domani avrò la lucidità per scriverne una anche io…

  18. ciao #19. spirituale non so se sia il termine più azzeccato, credo sia uno dei più istintivamente associabili a questo film e tutto sommato anche sufficientemente ampio, nel suo significato. una traccia è esplicita, nel racconto, nella rappresentazione della "fiamma" tremula e nell'ultima scena, naturalmente, e in queste sequenze ho apprezzato come il film sia spirituale, trascendente, non religioso. devo anche ammettere, però, che di tree of life questo è l'aspetto che mi ha colpito e interessato meno. il suo essere spirituale ha un senso più intimo da una parte e legato alla meraviglia, come dici anche tu, dall'altra. come ho scritto su, è il modo di fare cinema di malick che credo amplifichi questa visione degli oggetti, delle persone e della natura riuscendo ad andare oltre la descrizione solita per raggiungere attraverso ogni dettaglio e accorgimento tecnico un nuovo sguardo, che crea legami fra ogni cosa e, pur nella radicale artificialità e manipolazione di malick, trasporta lo spettatore all'interno del mondo creato nel film, non tanto per partecipare all'evolversi di una vicenda quanto per ricordare e condividere (intimamente, spiritualmente?) delle sensazioni.

  19. ciao ale, sono molto contento che ti sia piaciuto. sale così le becco spesso anche io, ma per fortuna stavolta m'e andata meglio. si pensa che un film di malick selezioni automaticamente il pubblico, e invece per molti è un film con pitt e penn, il secondo fra l'altro con una presenza al limite della pubblicità ingannevole (a quanto ho capito il motivo per cui non s'è presentato alla conferenza stampa a cannes è che ha scoperto a film finito d'essere stato tagliato quasi del tutto dal buon vecchio terrence). ad ogni modo, non capirci niente è davvero arduo, c'è una cosa da capire dal punto di vista dell'intreccio e la dicono nei primi 5 minuti…
    io la sera in cui l'ho visto poi non ho parlato più, e ne ho scritto dopo tre giorni. il film funziona.

  20. Anche io non sono riuscita a parlare granché del film a fine visione, anche se dentro di me stavo già elucubrando un bel po'. Tra un po' dovrei postare la mia recensione, poi se dovessi leggerla mi dirai cosa ne pensi. Detto questo concordo sulla presenza irrisoria di Sean Penn. Pensa che per tutto il tempo che è stato sullo schermo (per fortuna poco in relazione a quello che sto per dire), un tizio ha continuato ininterrottamente a ripetere alla sua ragazza: Questo è Sean Penn, questo è Sean Penn, questo è Sean Penn….

  21. Per fortuna a questo giro son stato più fortunato di voi. e l'ho visto in un multisala eh. ma si vedeva che il pubblico era tranquillo, dall'aspetto, all'entrata ahah
    nessun che stava lì per vedere brad o che comunque fosse lì senza sapere che film stava per vedere (mi capitò con Jesse James e fu una cosa ignobile).
    A me oltre che a Tarkovskij ha fatto pensare anche a tutte quelle opere del cinema che sfruttano (al meglio) la dimensione onirica, pensavo a 8 1/2 o a Il posto delle fragole, specie per le sequenze finali con Penn che "insegue" letteralmente il suo passato.

    Noodles

  22. ci stanno. tarkovskij per me prevale perché gli sono particolarmente affezionato, e lo specchio racconta la vita del protagonista e i dettagli di alcuni ricordi in un modo che mi sembra avere delle consonanze (pur essendo lo specchio strutturalmente molto più complesso e segmentato), oltre naturalmente all'immagine del corpo che fluttua tanto cara al russo.
    anche qui lo hanno messo in altre sale, forse riesco a rivederlo su uno schermone.

  23. Toc, toc, ok, bando alle ciancie, non ho ancora visto il nuovo Malick purtroppo, e come potrei? inoltre il mio destino è l'inattualità. Ma dal momento che per una volta vorrei essere attuale vado completamente Offff TopiK che di più non si può.

    VI GIRO IL LINK DI QUESTO BELLISSIMO SITO:
    (molto pulito e superpartes)

    http://www.votoil12giugno.it/
    con anche il come aiutare
    http://www.votoil12giugno.it/fai-conoscere-i-temi-del-referendum-di-giugno-2011/

    L'IMPORTANTE E' "PARTECIPARE" !!!

    E IL 13 SPERIAMO DI VEDERCI TUTTI INSIEME UN BEL FILM, BELLO COME QUELLO DI MALICK  :-D

    dAV.

    (sempre disponibile ad essere bannato, ma voglio vedere se ce la fai)

  24. non potrei mai bannarti: per votare questi referendum mi faccio apposta un viaggio, spero possa servire a qualcosa.

  25. CORRIERE DELLA SERA
    MERCOLEDI' 08 GIUGNO 2011
    PAGINA 47

    …..ma non è che per caso tu hai visto la versione "PARTICOLARE"
    del film di Malick al Cinema LUMIERE di Bologna??…

    FRANCO

  26. mi manca il corriere, però no, non l'ho visto al lumiere. quella versione ha altre particolarità oltre ad essere in lingua originale? la prima volta l'ho visto nell'unica sala che lo proiettava (il lumiere ancora non l'aveva in agenda), la seconda ho cercato lo schermo più grande, sbagliando perché il cinema in periferia aveva uno schemo grande ma una luminosità pessima, incomparabile con quella corretta della prima visione.

  27. …Giocavo……giocavo….

    Sembra che al LUMIERE abbiano proiettato, addirittura per qualche
    giorno, le bobine del film in ordine inverso, la seconda precedendo
    la prima, e che, forse per paura di esser tacciati di non aver
    compreso "IL MAESTRO", nessuno si sia lamentato….

    Chissà se qualche vostro "critico" (…) locale ci ha "tirato"
    giu' pure una bella recensione…………..AL CONTRARIO….

    Accettare…sempre in silenzio e diligentemente….
    TUTTO…..accettare….

    Bye…..FRANCO

  28. trovato
    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cultura/2011/7-giugno-2011/proiezioni-sfasate-tree-of-life-ma-nessuno-o-quasi-se-ne-accorge–190813663595.shtml
    lo hanno proiettato così tutta la settimana. quindi sarà cominciato con la cosmogonia, e probabimente come costruzione sarà parsa plausibile. salvo poi trovare la citazione iniziale dopo mezz'ora… vabbe', comunque accettare un film di malick è sempre un bell'accettare. però di certo se l'avessi visto solo così mi sarei incazzato a dismisura.

  29. oddio che dubbio…
    quindi come inizia?
    con la voce femminile che chiede "Dove sei?"
    e poi la cosmogonia?
    e poi stacco da dopo i dinosauri agli anni 50?
    questa è la versione che ho visto io.

    P,

  30. P., no.
    inizia con la citazione di giobbe, e lo scenario dichiarato del lutto del figlio.
    poi sean penn che si sveglia e si interroga, lo scenario del sogno e quindi la cosmogonia.
    finita la cosmogonia, tutto il racconto del passato filtarto attraverso gli occhi del bambino diventato adulto.
    quindi la lunga scena finale di ricomposizione di memorie, affetti, sentimenti  e figure-guida.

  31. (non è però, tanto diverso da quel che hai scritto. magari il tuo ricordo sposta (di poco) la cosmogonia.
    se all'inzio c'è la citazione di giobbe (e sì, pure la voce femminile), allora hai visto la versione corretta)

  32. cosmogonia?
    Mi sta venendo voglia di vederlo, a furia di leggere i vostri commenti.

    Complimenti al lumiere, by the way… 

  33. concordo assolutamente quando dici che, in tutto il film, non vi è una sola inquadratura "solita", convenzionale. Malick riesce davvero semprea stupire per la scelta di dove mettere la pacchina da presa, e per il lirsimo che imprime alle scene che gira. Film molto bello comunque, sia dal punto di vista visivo che dei contenuti.

  34. Ciao, lurko spesso il tuo blog: lo trovo intelligente, ben scritto e solitamente mi trovo d'accordo con le tue recensioni; inoltre apprezzo il fatto che tu sia più stretto nei voti e meno allineato nelle valutazioni rispetto al resto della critica che leggo in rete. Questo per i complimenti di rito, sincerissimi.

    Se questa volta commento è perché non condivido un paio di cose che hai scritto sul film di Malick e vorrei capire se ho perso qualcosa io della pellicola oppure se abbiamo visto (metaforicamente, dato che non sono andato al Lumiere) un film diverso.

    La prima è in fondo una cosa da niente: la morte del figlio è annunciata da un militare che consegna una lettera/raccomandata alla madre, da cui inferiamo che è morto in guerra. Il dettaglio dei 19 anni mi era sfuggito; fatto sta che nelle profonde, toccanti e desolanti scene che seguono, mi pare di ricordare che i fratelli "sopravvissuti" dimostrino più o meno l'età che hanno nel resto del film. Ovvero, sono bambini e non ragazzi sui venti-venticinque anni come dovrebbero essere. Potrebbero essere proiezioni mnemoniche della madre, che ritorna col pensiero agli anni della fanciullezza dei suoi figli, però se fosse come dico un minimo di disorientamento nello spettatore medio (io ammetto che l'ho avuto) sarebbe giustificabile.

    La seconda cosa è invece fondamentale: trovo risibile la reductio ad hitlerum del Fatto e vergognose le pernacchie dell'Espresso, però il fatto che non sia creazionista è veramente l'unico accenno laico in tutto il film.
    Io l'ho trovato un film più religioso che spirituale: tra Grazia e Natura il regista fa una scelta piuttosto netta, se è vero che alla madre non si può rimproverare nulla tranne quello che ci si aspetta dalla grazia stessa; la presenza di Dio poi è una costante in tutto il film.
    Scelta anche condivisibile, se si vuole fare un affresco dell'esistenza umana del tipo che ha fatto Malick, visto che volenti o nolenti la religione ha sempre avuto un ruolo primario in tutte le società, specie nell'elaborazione del lutto o in seguito a una tragedia come la perdita di un figlio: però la scena finale ha un'ambientazione che non può non ricordare il paradiso, e quella sorta di ricongiungimento ultraterreno, per com'è posizionato all'interno del film, porta in effetti a pensare che di certe disgrazie verremo poi ricompensati nell'aldilà.

    Per tutto il resto del film Malick è riuscito a trattare in maniera del tutto originale e delicata alcuni fra i topoi più abusati nelle forme narrative; il finale mi è sembrato addirittura pacchiano, forse per contrasto, e mi è francamente difficile non considerarlo come chiave interpretativa di tutto il resto della pellicola. A me l'ha fatta scendere un bel po', su questo de gustibus e ci mancherebbe; trovo solo strano che tu non abbia sottolineato in nessun modo questo aspetto del film nella tua recensione, davvero non ti è sembrato un elemento pregnante e significativo?

    Fabio

  35. Intervengo al volo, in attesa risponda il padrone di casa, perché Fabio tocca due punti per me fondamentali, che io ho intrpreatato in tutt'altro modo, e che, per la mia lettura del film, rappresentano effttivamente gli elementi chiave.

    Tutto il film è filtrato dallo sguardo del primogenito. Anche la voce della madre, le risposte che ella fornisce, l'antitesi tra grazia (materna) e natura (paterna), passano atraverso la rielaborazione dell'adulto un tempo bambino e delle domande/risposte inseguite per tutta la vita. Non a caso, la madre e il padre non invecchiano, non cambiano, restano uguali al ricordo infantile di Jack.

    La notizia del figlio morto avviene in una casa diversa da quella in cui i tre bambini vivono l'infanzia (e che, sapremo alla fine del film, sarà infatti abbandonata coincidendo con la fine dell'infanzia stessa).
    Quello è il lutto che segna irrevocabilmente la famiglia, persino (come è ovvio, in realtà) retrospettivamente:  Jack deve convivere col senso di colpa, l'idea che il fratello fosse migliore (IL migliore), cosa che lo spingerà a idealizzare il ricordo del fratello, rendendolo "perfetto" sin da bambino. Nel presente, la telefonata col padre ci informa che il lutto e il conflitto che ne deriva non sono sopiti ("penso a lui continuamente").

    Da qui, parte il tentativo di rielaborare gli accadimenti, di rintracciare un senso da assegnare all'esistenza, al lutto, al dolore, alla rabbia. la risposta di Malick si articola a più livelli: da un lato, la presentazione di quello che è il dato di realtà: l'accidente evoluzionistico e la comparsa progressiva di forme di vita sempre più complesse (le immagini, bellissime, della cosmogonia); dall'altro, il tentativo tutto umano di rispondere invocando la grazia o la natura; dall'altro ancora, la necessità individuale di ricomporre il proprio mosaico esistenziale, le proprie figure-chiave, la propria memoria: fare pace con se stessi, con le proprie parti oscure, coi propri lutti (reali e metaforici, come quello del rifiuto paterno), le proprie contraddizioni (il conflitto padre-madre, l'essere la risultante di due modelli opposti).

    In tutto questo, la religione, il ricorso a dio (la risposta della madre) è una delle possibile risposte, non quella veritiera.
    Malick, a mio avviso, dice invece che quel che conta è la ricomposizione dei modelli, e delle emozioni che hanno accompagnato la nostra intera vite, l'accettazione del percorso e delle persone che abbiamo avuto in sorte.
    In tal senso, tutta la parte finale non è in alcun modo "il paradiso" (il protagonista non è morto, così come non è morto il padre (il dialogo telefonico ci dice che il padre è ancora vivo), bensì è la rappresentazione mataforica (forse onirica e comunque allucinatoria) della coscienza di Jack, la riconciliazione cui egli giunge dopo aver ripercorso la propria storia e quella dei genitori. L'accettazione del lutto, della rabbia, del dolore, attraverso la condivisione che non annulla rabbia e frustrazione, ma costituisce l'unica possibiloità di superamento.
    Da qui, la lettura spirituale ma immanente dell'opera di Malick, con l'assegnazione di una valenza antropologica alla nascita della religione (che fallisce nel suo carattere di organizzazione, ma può donare conforto nel suo carattere di dialogo intimo).

    Indubbiamente, la mia interpreatazione è filtrata dal fatto che mi è parso di assistere alla rappresentazione di  quella che considero la mia idea di esistenza: l'essere umano vive perennemente sull'orlo dell'abisso, con la coscienza della morte e della perdita, il susseguirsi di ferite reali o simboliche; al contempo, la vita, come il cinema, è un flusso in evoluzione, e non può fare a meno di sorprenderci; quel che ci salva, è la consapevolezza, l'accettazione delle emozioni, la riconciliazione con le persone che ci sono state accanto, e che costituiscono la nostra inevitabile e più profonda essenza.

  36. benvenuto fabio, grazie per l'intervento e le parole buone verso slowfilm :)

    è passato un po' di tempo anche dalla seconda visione, però la ricostruzione che dò alla prima sequenza coincide con quella di michela: la notizia della morte del figlio è appresa dai genitori in una casa differente, poi, se non sbaglio, incontriamo penn e da lì parte la ricostruzione di un altro tempo, che racconta la sua infanzia col fratello. sono abbastanza sicuro che non compaiano i fratelli superstiti nella scena che vede la madre sola a casa apprendere della morte del figlio, quindi relefonare al marito che prova una vertigine mentre osserva un aeroplano.

    sul secondo punto, qualcosa avevo detto nel commento 21. ammetto che anche per me l'ultima parte rimane quella meno riuscita, ma più da un punto di vista visivo che contenutistico. come ricorda michela, infatti, non si tratta della (rap)presentazione del paradiso, ma di un processo interiore al personaggio di penn. ogni vicenda è filtrata e narrata attraverso i suoi ricordi e conduce a una riappacificazione interiore (o almeno ne raffigura il desiderio). al di là della raffigurazione, il senso non credo possa essere identificato nell'indicazione di una ricompensa ultraterrena, quanto nella rappresentazione di una tensione che ha le sue radici nel reale, e passa attraverso riflessioni intime (il bambino che confida al padre d'essere cattivo come lui).
    anche il presunto scontro fra natura e grazia, e fra la madre e il padre, specialmente alla seconda visione m'è parso molto meno netto. in particolare la figura incarnata da pitt è profondamente umana, non ha niente di artefatto, o anomalo o violento, anzi è spesso accompagnata da gesti incerti, pause, espressioni che riescono a rendere la fragilità del personaggio.

  37. ieri sono stato nel cinema piu bello del mondo (divani di pelle, poltrone sulle quali allungare i piedi, birra alla spina…) e ho visto un bellissimo film coreano. ma tutto ciò ha perso d’importanza perchè la notte ho visto finalmente malick.

    non è stato facile. come forse ricorderai quando uscì nella terra dei cachi ero in un altro paese e quando uscì in quel paese ero in un altro continente. poi non l’ho mai nè scaricato, nè comprato, ché lo volevo vedere su uno schermo grande.

    finalmente la svolta: ho conosciuto una ragazza con proiettore e home theater. ho quindi dovuto forzatamente imparare la lingua del posto per fare amicizia colla suddetta e soprattutto per capire i dialoghi. fatto ciò, ho affittato il dvd.

    ero terrorizzato dalla possibilità di rimanere deluso. dopo pochi minuti era chiaro che non lo sarei stato. la macchina si capovolge e dei bambini che riprendeva non restano che le ombre sull’asfalto e il blu del cielo prende il posto della terra. lì ho capito. alla scena sulla spiaggia ho ceduto ed ho dovuto fingere un attacco di congiuntivite causato dalle lentine. non mi veniva la congiuntivite guardando un film dai tempi di goodbye lenin.

    non aggiungo niente a quello che scrivi, non sono pronto. ma sinceramente non capisco chi parla di padre, madre, natura, grazia, religione ecc.

    lo rivedo in settimana.

    dottore

    p.s. e in più ci sono i dinosauri! i dinosauri, ma ci pensi!?

  38. p.s. sullo stesso schermo ho visto la scorsa settimana nostalgìa de la luz, documentario cileno di tale guzmàn. te lo segnalo perchè in qualche modo ha a che fare con questo film ed è davvero molto bello.

    dott.

  39. ciao dottore :)
    sono davvero felice che malick t’abbia così preso. ecco, la scena in cui il mondo si capovolge è stata anche per me quella che mette davanti al capolavoro. puro espressionismo, senza ancora neanche dirti perché tutto si sta disfacendo. a me la congiuntivite è venuta immediatamente lì, anche se per fare il duro l’ho prontamente repressa. e quando ancora parlo del film con chi arriva a contestare le scelte registiche, penso a quella scena e mi è chiara la loro follia.

    sono andato a cercare questo nostalgìa de la luz, ne ho letto ottime parole, ma credo che il reperimento non sia per niente semplice.

  40. Ottima recensione oserei dire, e che dire di più? Difficile trarre dal film implicanze fideistiche, la spiritualità, forse, più od oltre che trasparire dalla manifestazione estetica, sta nell’attenzione, nella cura, dello sguardo interiorizzato sulle cose e sulle emozioni.
    E la speciale fotografia, i movimenti leggiadri, le atmosfere oniriche mai così luminose passano quasi in secondo piano, si fondono perfettamente nella musica e nella sceneggiatura, la tensione narrativa è data da una narrazione ridotta all’osso, scomposta tranquillamente nel gioco dei piani temporali e sostenuta puramente da voci, emozioni e sguardi.
    Di familiare c’è il senso del ricordo, considerevole il coraggio di penetrare il lato oscuro dell’infanzia.
    La vita scoperta nella nascita e nella morte, l’individuo che anela a fuggire dalle mura della dimenticanza e ottenere uno sguardo libero di riconciliazione e unione con il passato e con se stesso.

  41. ciao davide. per me rientra in una rosa davvero limitata di capolavori del cinema. è passato un anno e mezzo dalla visione, e quando ci ripenso l’emozione è ancora intatta. e “io sono cattivo come te” detto dal figlio al padre è la frase del decennio.

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