13 Assassini (Takashi Miike 2010)

Che io ricordi Miike nelle sale italiane è passato solo un altro paio di volte. Nel 2003 con The Call, horror estratto a caso dalla sua sterminata filmografia (estrazione non fortunata, trattandosi di un filmetto), e il bizzarro Yattaman, recuperato recentemente dopo aver sbancato il Giappone nel 2009. 13 Assassini esce senza troppo ritardo (solo un anno, anche se Takashi nel frattempo ha girato altri tre film, almeno) e con una distribuzione non capillare ma reale: 99 sale. Questa la premessa per dire: Miike è al cinema, ci sta con un gran film, botta di culo, vallo a vedere. Andarlo a vedere, perché?

13 Assassini racconta le ultime frange e la dissoluzione del Giappone feudale, cento anni prima delle bombe su Hiroshima e Nagasaki, come recita la didascalia che apre il film. Naritsugu, fratello dello Shogun, è una bestia psicopatica dall’attitudine sadica con sfumature masochiste (un tipo alla Kakihara, ma molliccio e antipatico). Per allietarsi le giornate fa cose così truci che si rende necessario un complotto per toglierlo di mezzo; a capo della sporca tredicina che dovrà affrontare l’esercito personale di Naritsugu c’è Shinzaemon, samurai tattico e determinato. Ne consegue tutto ciò che rende belli ed epici questi film: lo scontro fra guerrieri che sono cresciuti assieme, le caratterizzazioni dei samurai, ciascuno con la sua personalità e specialità, le strategie e gli inseguimenti, le frasi lapidarie che evocano la morte onorevole. Ed era da tanto che un film non proponeva in maniera così soddisfacente ed efficace questi archetipi, che personalmente adoro.

Miike dipinge le sue figure tragiche in una prima parte dai toni classici, come testimonia la consistenza analogicamente incerta della pellicola, e la sua mano è quella di un maestro. L’inquadratura virtuosa, spesso rinchiusa dalle pareti di carta delle case nobiliari, osserva le figure e ascolta i discorsi secchi e perentori, quindi si muove lentamente cambiando la configurazione del quadro, allarga la visuale, delinea i caratteri e i rapporti di forza, prepara allo scontro attraverso montaggi paralleli. Passando per scene che ricordano le terribili mutilazioni di Audition e una parentesi in cammino nelle nebbie della foresta, si arriva alla battaglia finale.

Battaglia che, con la sua durata di quasi un’ora, monopolizza tutta la seconda parte del film, in una rappresentazione radicale sulle tracce degli scontri senza fine di Izo o della guerra in tempo reale del sottovalutato Steamboy di Otomo.  Con la macchina da presa al centro dello scontro, in un moltiplicarsi di spade che tagliano l'aria e i corpi o che spuntano dal terreno come se da lì fossero nate, ci si immerge nella follia, in una carneficina dalla forza brutale.

Se altri film, rielaborati anche dal western occidentale, mettono in scena la difesa di un villaggio o il conflitto fra clan rivali, in 13 Assassini è centrale la guerra interna e autodissolutoria di una casta, di un sistema di potere, si evoca il bene del popolo e lo si contrappone alla funzione ornamentale dell’aristocrazia. Il messaggio è forte quanto la sua rappresentazione cruda e diretta, e nei suoi eccessi caratteristici e visivamente accurati Miike riesce a realizzare un’opera classica e modernissima, che nella violenza e l’azione non perde mai di vista la sua dimensione crepuscolare.

(4,5/5)

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9 thoughts on “13 Assassini (Takashi Miike 2010)

  1. era ora… attendo questo film da un anno… 
    Sembra promettere bene e poi mi han detto che è estraneo allo stile di Takashi (che io ricollego più a Visitor Q, Ichi ed il suo lavoro per i master of horros che ad Audition, che all'epoca non mi era piaciuto… ma l'ho visto doppiato, quindi lasciamo perdere) che tendenzialmente fatico ad apprezzare. Interessante ma non nelle mie corde, insomma.
    Speriamo in bene.

  2. Questo lo vedrò al più presto, mi hai incuriosito parecchio soprattutto con la descrizione della lunga battaglia.

  3. ciao alice. miike ha fatto davvero di tutto, anche se naturalmente tendono a fare più rumore i suoi film più "estremi". questo comunque è da vedere: cinema, schermo grande, samurai, massacro totale.

    ciao ale. adoro le scene di guerra lunghe fino al parossismo. va' e dicci.

  4. Quasi non ci si crede che è stato distribuito. Non vedo l'ora di andare al cinema. l'altro giorno ho visto il trailer nell'anteprima di I guardiani del destino. Non può scappare – ho anche cercato di convincere la mia ragazza ad accompagnarmi.

    Noodles

  5. ciao nood. vero, le rare volte che passa un film così bisogna correre. riguardo la compagn(i)a, se può esserti utile ti dico che: è vero, c'è un sacco di gente che muore e si fa male, ma specialmente nella battagliona finale non si indugia in fiotti di sangue o inquadrature particolarmente crude, piuttosto è tutto un turbinare. niente di simile ai dettagli prolungati e sadici di ichi, insomma.

  6. Visto oggi. è vero. Mi aspettavo di peggio ahahah, cnoscendo Miike, intendo. (alla fine son andato da solo comunque). ma sono d'accordissimo con la tua recensione e col voto. per certi versi (tematicamente) cinema d'altri tempi, anche se la messinscena è assolutamente moderna. Bello da andarlo a rivedere, da appendere cartelli in giro pubblicizzandolo. In due ore non si guarda mai l'orologio.

    Noodles

  7. questo remake di una brutta copia dei 7 samurai è in realtà un film perfetto. storia di vendetta e missione suicida, c'è dentro tutto ciò che di bello il cinema può offrire, anche nella perfetta prevedibilità del massacro finale – nel quale non mancano sorprese, comunque – con il cattivo che ridacchia ogni volta che sta per morire e la scampa, forse perchè sa che è ancora troppo presto, che lui deve essere l'ultimo. è c'è anche una donna nuda, cosa rara in questo genere di roba! anche se orrendamente mutilata, ma il maestro, si sa, si diverte così.
    ob

  8. ciao compadre, non hai perso tempo :)
    non ho visto l'originale dei '60, ma la storia è abbastanza archetipica da spingermi ad ignorarlo. la donna mi pare la giusta fusione fra quella torturata in masters of horror e l'uomo mutilato in audition. il film è bellissimo.

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