L’Isola – Ostrov (Pavel Lounguine 2006)

l'isolaÈ sempre una questione di sguardo, di tempi e di finalità. Film che devono batter cassa hanno spesso ambientazioni interessanti, potenzialmente affascinati, possono permettersi quasi di tutto. Eppure rimangono di sfondo, sono la scenografia che serve a riempire lo spazio dietro i corpi dei protagonisti, i loro volti e in particolare dietro le loro parole. Sono scelte che vanno al di là della capacità dell’autore: semplicemente si seguono le regole che permettono la messa in scena di una storia che si racconta al pubblico, diretta e comprensibile, quando va bene avvincente, quasi sempre già conosciuta. Poi film come L’Isola ti portano in una minuscola comunità nel nord della Russia, in un villaggio ortodosso del 1976, fra neve e ghiaccio, il mare gelido e la casa di pietra e legno di Anatoli, piantata su un isolotto che è poco più di uno scoglio. Il film di Lounguine è, questo sì (diversamente da Malick), effettivamente e profondamente religioso. Secondo le parole dell’autore "semplicemente un film sul fatto che Dio esiste". E devo ammettere qualche difficoltà nell’accettare l’anima incrollabile e penitenziale della storia. D’altronde, neanche mi è richiesto.

Anatoli, vecchio monaco che vive nel dolore di non sentirsi degno di perdono, è un personaggio coerente e inflessibile; ha un rapporto diretto con Dio, motivo per cui in molti lo cercano, ma il suo insegnamento consiste spesso nell’obbligare le persone ad ammettere i propri limiti e nel costringerli a superarli attraverso la rinuncia. Anatoli ha un modo di porsi e d'agire molto diretto, e la sua visione lucida si spinge al limite del sarcasmo, quando mette di fronte alle sue debolezze chi gli chiede aiuto, impedendogli di trovare giustificazioni per le comodità a cui non sa rinunciare e per i vincoli imposti dalla vita sociale che sente di dover assecondare. Tutto questo non fa de L’Isola un’opera di catechesi, perché tutto viene mostrato al pubblico, e non imposto come modello. La libertà che nasce dall’anteporre la visione ad ogni altro senso ed elemento, è il fascino di questi film. Anatoli si lava il viso nell'acqua del mare, si adagia silenziosamente sull’erba come faceva lo stalker del film di Tarkovskij, e il rapporto con l’ambiente è finalmente rovesciato: l’uomo è inglobato nell’ambiente, che è protagonista in ciclico cambiamento, eppure immutabile. La musica solenne ci accompagna mentre osserviamo le rocce grigie, come ci accompagnava nei film di Béla Tarr, e l’esperienza che possiamo scegliere di vivere si risolve nello sguardo.

l'isolal'isolal'isola(4/5)

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3 thoughts on “L’Isola – Ostrov (Pavel Lounguine 2006)

  1. me lo sono lasciato dietro, ma vorrei proprio vederlo, anche grazie alle tue parole. mi piacciono molto poi i film "mistici" e le ambientazioni di questo genere. uomini di dio è un altro lavoro molto intenso dell'ultimo periodo, a mio avviso.

    mulosetaccioepiccone

  2. Purtroppo non l'ho visto, ma il fatto che tu scriva "La libertà che nasce dall’anteporre la visione ad ogni altro senso ed elemento, è il fascino di questi film" e il riferimento al mio amato Tarkovskij (come dimenticare un film come Stalker?) mi rendo molto curioso. Spero di riuscire a vederlo almeno in dvd (negli ultimi tempi vedo più cinema in questo modo che nelle sale).

  3. ciao emmeggì, io per gli spazi vuoti e ghiacciati ci vado pazzo. non ho visto uomini di dio, m'informo.

    remy, il dvd posso dirti che esiste, anche se io l'ho preso da una cesta tempo fa per puro caso, attirato dalla neve in copertina.
    tarkovskij è anche uno dei miei preferiti, divino e umano.

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