La Felicità – Schastye (Aleksandr Medvedkin 1934), L’Ultimo Bolscevico – Le Tombeau D’Alexandre (Chris Marker 1993)

la felicità - l'ultimo bolscevicoRiuscire a vedere i film di Chris Marker non è una cosa semplice. Un’occasione la offre il doppio dvd della Ermitage, scoperto grazie a Remy, contenente La Felicità di Medvedkin e il film di Marker L’Ultimo Bolscevico, che rende omaggio al regista russo e prende il la dal suo film del ’34 per costruire il suo accuratissimo flusso d’immagini, parole e riflessioni.

La Felicità nasce come film di propaganda della vita nei kolchoz, ma filtrato attraverso lo sguardo di Medvedkin incontrerà, come tutti i film del regista, la censura staliniana, per essere poi riscoperto in Europa solo negli anni ’70. La storia del contadino Khmir, prima oppresso dal regime zarista, quindi investito dalla rivoluzione comunista, rappresenta anche quest’ultima in una visione che lascia ben poco di rassicurante, mentre la propaganda aveva bisogno di film molto più netti e rappresentativamente immediati. Mentre Vertov col cine-occhio già nel 1929 creava il suo documentarismo ipercinetico, il cinema di Medvedkin ha un impianto ironico, sarcastico, surreale, sembra rievocare le meraviglie di Melies iscrivendo la sua narrazione in un tratto favolistico e simbolico.

la felicitàLa storia filmata da Medvedkin, dopo aver aggredito i rappresentanti del clero e le istituzioni militari (ed aver anche accennato una tensione erotica piuttosto inedita e sfacciata), non addolcisce i suoi contenuti e destituisce il contadino Khmir, impacciato e inadeguato, anche della possibilità di scegliere la propria morte. L’esistenza del protagonista nel kolchoz non migliora, circondata e oppressa dalla povertà e da un perenne senso di sopraffazione. In più sequenze Khmir adopera la moglie come cavallo da tiro, per arare il terreno brullo dove anche il suo cavallo non riesce, e in un’altra scena, pur dall’impianto giocoso, si assiste al tentativo disperato di alcuni straccioni di rubare un intero granaio, mettendoselo in spalla. Poco conta se Khmir, alla fine, riuscirà fortunosamente a conquistare la stima dei compagni, lo scenario rimane assurdamente desolante.

la felicitàla felicitàMarker racconta l’amico Medvedkin nel suo L’Ultimo Bolscevico, e attraverso testimonianze, stralci dai suoi film, ragionamenti a voce alta, ricostruisce “la tragedia di un comunista puro nel Paese dei comunisti che fanno finta di essere comunisti”.  “Aleksandr Ivanovic Medvedkin è un cineasta russo nato nel 1900”, introduce la voce narrante, “Le tacche che fanno i padri di famiglia sugli stipiti delle porte, per misurare la crescita della progenie, il secolo le ha tracciate sulla sua vita. Aveva 5 anni, Lenin scriveva "Che fare?", 17 anni e sapeva, 20 anni la guerra civile, 36 il processo di Mosca, 41 anni la guerra, 53 anni Stalin è morto. Nel 1989 muore nell'euforia della perestrojka”.

l'ultimo bolscevicoChris Marker racconta con affetto il regista russo, la sua sincerità spesso sovrapposta all’ingenuità, i suoi lavori, l’euforia di una generazione capace d’ogni cosa. Nel film diviso in due parti, Il Regno delle Ombre e Le Ombre del Regno, intervallate dal gatto Guillaume disteso ad ascoltare un pezzo per pianoforte, presto il racconto di Marker si distende, raffigurando ancora una volta il suo amore per il cinema, la Storia, il pensiero, il tempo, in un’immersione così spontanea, sofisticata e perfetta che non può nascondere le contraddizioni e il dolore. La storia di un Paese e del suo cinema si certificano e raccontano a vicenda (non mancano, naturalmente, riferimenti e rievocazioni riguardanti autori più celebri come Vertov ed Ejzenstejn), attraverso immagini ricostruite e reali che finiscono inevitabilmente per contenersi le une nelle altre, guidate dal testo dalla scrittura evocativa che salta nei decenni, nelle case, nei volti dei protagonisti e in quelli incrociati occasionalmente, nei filmati di repertorio che mostrano corpi immersi nella neve.

Ancora autore di un cinema del tutto personale che, come già in Sans Soleil e in tutta la sua produzione, compresa la “finzione” de La Jetée, cerca nello sguardo catturato dalla telecamera e costretto nel fermo immagine la testimonianza di un passato e di una personalità: negli occhi di Medvedkin in una delle sue ultime interviste, in quelli di un inconsapevole avventore di una chiesa ortodossa, in quelli del metropolita che ha collaborato col KGB e incrocia l’occhio della macchina da presa.  Marker colleziona le sue riflessioni, le immagini manipolate e in bassa definizione, volutamente impoverite, che denunciano l’impossibilità di rappresentazione della realtà e la necessità di una trasfigurazione ideologica e poetica.

l'ultimo bolscevicol'ultimo bolscevico(4,5/5)

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14 thoughts on “La Felicità – Schastye (Aleksandr Medvedkin 1934), L’Ultimo Bolscevico – Le Tombeau D’Alexandre (Chris Marker 1993)

  1. La felicità è un film che trovo adorabile, un tragicomico e straordinario esempio della fame del contadino in salsa bolscevica…Ho avuto la fortuna di assistere più volte all'accompagnamento musicale che propone il trio italofrancese Lab. Rock-elettronico, raffinato, ricercato, energico. Ho cercato sul web ma non trovo video dello spettacolo. Se a qualcuno interessasse però, io ne dovrei avere una copia in dvd.
    Emmeggì

  2. Decisamente è un dvd da collezione…Nei prossimi giri devo metterlo in lista. E grazie per il link, Iosif, mi ha piacere che la cinefilia dilaghi su splinder :)

  3. alice, sans soleil ti guarda dritto negli occhi, è quello che fa paura.

    emmeggì, sembra molto interessante. una cosa de genere l'hanno fatta i cinematic orchestra per l'uomo con la macchina da presa, molto bello.

    remy, grazie a te che mi hai rivelato l'esistenza del dvd. si trova agevolmente su amazon.it.

  4. come è la qualità audio-video di entrambi i film? dignitosa?

  5. Pingback: Addio Chris Marker | SlowFilm

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