L’Alba del Pianeta delle Scimmie – Rise of the planet of the apes (Rupert Wyatt 2011)

l'alba del pianeta delle scimmieIl fascino discreto delle scimmie. È scarso, diciamocelo: in giro per la rete troverete pochi video con milioni di click rapiti dall’irresistibile dolcezza dei primati; quello è il mondo dei gatti, il web è la loro lettiera. Scimmia disinibita e sconveniente, l’ultima volta che ti ho visto sulla rete eri ubriaca e intontita davanti l’ingresso di una sauna thailandese, col fegato a pezzi e una bottiglia di birra locale nella zampa. Così lontana, così vicina.

Bene.

La scimmia dopata di L'Alba del Pianeta delle Scimmie non è molto diversa dal gamberone di District 9, uno straniero che si scontra con serie difficoltà d'integrazione. Il trailer suggerisce un film che si lascia vedere, e così è. L’Alba presenta gli eventi che normalmente sarebbero stati oggetto dei primi quaranta minuti di un film normale, ma nel nome della creazione di una nuova saga questi vengono spalmati in un'ora e quaranta. Mentre i nodi narrativi rimangono sostanzialmente gli stessi, anche con alcune approssimazioni e qualche salto logico, quello che cresce radicalmente è il tempo dedicato al protagonista, lo scimpanzé Caesar. Lo vediamo crescere, ci immergiamo ripetutamente nel suo sguardo che muore dalla voglia di trasmettere umanità, ci stupiamo di come una scimmia data dal costume digitale vestito da Andy Gollum Serkis riesca a monopolizzare la nostra attenzione. Dopo Avatar e più del film di Cameron, essendo L'Alba ambientato nel mondo conosciuto e avendo come protagonisti esseri che abitano normalmente gli zoo, è un esperimento riuscito di sostituzione dell’attore con un surrogato digitale. Lo stesso processo di scollamento dai riferimenti ormai storici del cinema lo subiscono anche alcune riprese, come dei pianosequenza acrobatici che ancora richiamano alla memoria il virtuosismo tecnico, ma solo per equivoco, avendo in realtà perso gran parte della loro difficoltà di realizzazione. Si tratta di un periodo di transizione in cui tecniche ormai puramente estetiche conservano (ancora per poco?) il ricordo fasullo del loro valore documentario.

A parte questo, L’Alba racconta una storia non particolarmente originale ma coinvolgente, fra spinte edipiche, domande sui processi medico-scientifici, istanze ecologiste e, naturalmente, la vicenda individuale di maturazione e presa di coscienza. Il tutto, nonostante gli scontri violenti, in uno stile a volte anche troppo educato e pulito (in questo agli antipodi del film di Blomkamp), preoccupato di non perdere nessuna fascia di possibili spettatori rischiando scene troppo cruente. Buon incipit di una serie che, conoscendo già il punto di arrivo, si spera sappia essere sufficientemente apocalittica.

Al cinema dal 23 settembre.

Infine, l'appropriato monkey with gun, da uno spettacolo di Izzard (grazie Alicesue), surreale comico inglese di cui sto vedendo tutto e mi sta facendo lacrimare.

(3,5/5)

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15 thoughts on “L’Alba del Pianeta delle Scimmie – Rise of the planet of the apes (Rupert Wyatt 2011)

  1. ma quanto amo Izzard? Ah, ogni volta che vedo qualche spezzone dei suoi spettacoli mi cambia la giornata.

    Cacchio, questo era un film che avrei evitato volentieri. Ed ora che faccio? Mi hai confuso le idee.

  2. intendiamoci, è una buona versione di quello che deve essere, niente di più e niente di diverso.

  3. Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente Alicesue. Di Eddie Izzard non si dovrebbe fare a meno, mai.

  4. Ringraziamo pure Eddie pubblicamente. Ormai lo cito di continuo, come ho fatto a vivere senza per tanti anni?

  5. Izzard lo scoprii negli OCEAN. ma solo da poco ho recuperarato qualcosa dei suoi spettacoli, mi piace molto :)

    ti ho linkato quel video per questo.
    ma tu riesci a capire una sola parola di quella povera ragazza che appare a 0:51?

  6. facile: ho finito uttinumeri, ecco l'ultimo essaggio derroma e dell'uttimora.

    mi fai un caffè?

    fabbene.

  7. Ma niente male davvero!
    La sceneggiatura non è scritta, la storia è abbozzata e, come dici tu, spalmata, ci sono anche diverse ingenuità (e le chiamo ingenuità soltanto perché mi ha divertito tanto, il film, quindi sono buona) ma bello lo stesso. Il nostro Cesare è un personaggione, il gorilla che distrugge l’elicottero è il mio mito personale.
    Da grande voglio essere come lui.

    E a proposito di izzard, ora mi riguardo almeno questo video.

  8. Pingback: Minima Immoralia: Le Meraviglie (Alice Rohrwacher 2014), Apes Revolution (Matt Reeves 2014), Predestination ( Michael e Peter Spierig 2014) | SlowFilm

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