Arrietty (Hiromasa Yonebayashi 2010), Omohide Poro Poro – Only Yesterday (Isao Takahata 1991)

arriettyDue ghibli, altrettante palle. Con buona pace del fanciullino di chi non sta nella pelle per l’ammirazione della magica magia dello studio giapponese, e che diventa feroce e aggressivo quando gli si fa notare che Miyazaki da dieci anni è in inesorabile discesa. Naturalmente Arrietty, nonostante i goffi tentativi pubblicitari di lasciar credere il contrario, non è opera di Hayao, che compare come sceneggiatore nella trasposizione di “The Borrowers” di Mary Norton, già I Rubacchiotti in un misterioso film con John Goodman del 1997. La trasposizione dalla Londra dei anni ’50 alla Tokyo contemporanea (o meglio, a una villa con giardino della Tokyo contemporanea) è affidata a Hiromasa Yonebayashi, già animatore per molte opere dello Studio e ora giovane regista. Lo stile ricalca fedelmente ed efficacemente quello del maestro, fino a un certo conformismo un po’ inquietante. Le immagini sono fluide e belle, ma il racconto ha il respiro corto e non è paragonabile alla semplice complessità di capolavori come Mononoke e La Città Incantata. Con incedere tartarughesco il film segue la piccola Arrietty nel gigantesco mondo degli umani, fra un certo numero di personaggi irritanti, sfumature drammatiche gratuite e autocitazioni, fra gli altri, da Conan, che è roba d’altri tempi. Ci si può far uscire il sangue dal naso ritrovando messaggi edificanti, ecologisti e di comprensione del diverso, ma il film rimane noioso.
(2,5/5)
 
Omohide poro poro only yesterdayAd essere sincero una quota d’insofferenza verso questo recente Arrietty è dovuta alla visione di poco precedente di un altro film riconducibile, stavolta per intero, al secondo padre della Ghibli Isao Takahata. Omohide Poro Poro, o Only Yesterday o Gocce di Memoria è il suo lungometraggio del 1991 ed è devastante. L’animazione è curata e realistica, ma se per i primi venti minuti le vicende quotidiane della giovane donna Taeko, in flashback bambina alla scoperta della normalità, possono essere sopportabili, per i restanti cento la cosa si fa difficile da gestire. La metà adulta della storia è interamente opera di Takahata, che integra in questo modo un manga di Okamoto e Tone. Non sarò entrato in sintonia con la prolungata bellezza dell’elegia alla vita contadina che diventa esistenza vivida e reale rispetto quella artificiale e superficiale che impone la metropoli, ma la protagonista risulta così scarsamente simpatica e la sua storia così annacquata che avrebbe potuto anche autoinvestirsi con un trattore senza lasciarmi spendere una lacrima. 
(2/5)
 
Visto che siamo in area, si sappia che ogni martedì alle 21.10 rai4 prosegue la rassegna "Missione: Estremo Oriente", di cinema action nipponico, iniziata il 20 settembre. Tutti i titoli, copincollati da Asian Feast: La vendetta del dragone (2009); Fearless (2006); Ip Man (2008, 1° vis.); Ip Man 2 (2010, 1° vis.); La foresta dei pugnali volanti (2004); The Warlords – La battaglia dei tre guerrieri (2007); The Myth – Il risveglio di un eroe (2005); Il regno proibito (2008); Little Big Soldier (2010); A Hero Never Dies (1998, 1° vis.); The Longest Nite (1998, 1° vis.); Breaking News (2004); Beast Stalker (2008, 1° vis.); The Sniper (2009, 1° vis.); Fire of Conscience (2010, 1° vis.); New Police Story (2004); Connected (2008, 1° vis.); Bullets Over Summer (1999, 1° vis.); One Nite in Mongkok (2004, 1° vis.); Ong Bak – Nato per combattere (2003); Chocolate (2008); Confessions (2009, 1° vis.); Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma (2010, 1°vis); La congiura della pietra nera – Reign of Assassins (2010, 1°vis); The Good, the Bad, the Weird (2008, 1° vis. free).
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5 thoughts on “Arrietty (Hiromasa Yonebayashi 2010), Omohide Poro Poro – Only Yesterday (Isao Takahata 1991)

  1. Peccato che Arrietty sia un po' stucchevole e chiuso, almeno da come lo descrivi tu. Questo nuovo autore mi incuriosisce non poco, così come la storia di una piccola "Minù" nelle mani del Ghibli.
    Non sono per niente d'accordo, però, sull'"inesorabile" e "decennale" declino di Miyazaki. I suoi ultimi due film, quelli cioè che sono usciti dal 2002 ad oggi, sono due lavori all'altezza dei precedenti, cioè enormi: "Il Castello errante di Howl" amplia e rinnova stile e narrazione, si fa più adulto, complesso, e nel contempo psichedelico, pur restando nelle corde, nei personaggi e nei temi cari al maestro; "Ponyo" è un racconto molto fluido, (come l'Acqua di cui è simbolo trasformativo e materno), scoppiettante, giocoso e colorato.
    Per quanto riguarda la promozione del film devo dire che io non vedo cose particolarmente subdole fatte dalla Lucky Red (che anzi andrebbe ringraziata anche per il prezioso accordo siglato a suo tempo con gli studios giapponesi). Il Ghibli, ovviamente, ha una sua storia, un suo tratto e una sua immagine, pur con grandi varietà al suo interno che certo molti spettatori non conoscono e riconducono semplicisticamente al pluriosannato Miyazaki, e questo può giocare a fovere di una certa ambiguità.  Ma questo non è certo peggio che promuovere l'ultima delle boiate in sala dicendo che è coprodotta dallo studio della sorella del cugino di S. Spielberg.
    A proposito di Takahata, infine, mi permetto di segnalare, se non l'hai già visto, un film che sicuramente non annoia, in cui il concetto di metamorfosi e di disegno animato viene portato alle…estreme conseguenze, "Pom Poko". Ne ho scritto anche sul mio blog, se interessa!
    Ciao
    Emmeggì

  2. se howl e ponyo ti hanno convinto del tutto, ci sono buone possibilità che ti piaccia anche arrietty. come fra l'altro è successo a molti, a leggere censioni qui e lì. howl a me è sembrato meno ispirato e curato dei lavori precedenti, ponyo è carino e lì la tecnica "artigianale"  ha una sua motivazione, ma sicuramente è più esclusivamente infantile di un totoro.
    pom poko lo vidi, c'è anche qualcosa di scritto, ed è effettivamente un film un po' ripetitivo, ma riuscito e interessante.
    ciao emmeggì, scusa per la risposta in ritardo e alla prossima.

  3. La pellicola che hai recensito non l'ho vista, ma sono d'accordo con te. Miyazaki è un po' in declino rispetto al passato. Il Castello Errante di Howl l'ho trovato un po' pretenziosetto e non troppo esaltante, mentre Ponyo mi ha un po' delusa nel suo essere "sciocchino" e troppo per bambini.
    Ciò non toglie che l'animazione giapponese mi piace e mi incuriosisce a prescindere, quindi potrei cercare i due titoli da te citati.
    Buona serata!

  4. ciao babol, sono d'accordo con tutto, e specialmente con l'idea che valga sempre la pena provare.

  5. Pingback: La Collina dei Papaveri – From up on poppy hill (Goro Miyazaki 2011) | SlowFilm

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