Terraferma (Emanuele Crialese 2011)

terrafermaCrialese parla del mare che vediamo nei suoi film come della rappresentazione del continuo cambiamento; e il cambiamento è bene. Ma il mare di Crialese è spesso una prigione, in Nuovomondo come nell’ultimo Terraferma. Se Nuovomondo, il suo film più bello e originale, stipava i migranti italiani in una nave scossa da onde invisibili, Terraferma, in una sintesi tra questo e Respiro, mostra la terra vulcanica e l’acqua trasparente di Linosa (non direttamente menzionata, il suo ruolo è quello di Lampedusa), e ingabbia i personaggi nei suoi cinque chilometri quadrati.
 
È l’estate del ventenne Filippo (Pucillo), diviso tra i modelli del nonno, orgoglioso pescatore, e dello zio (Beppe Fiorello), che vede nell’isola il luogo dove lasciar crescere uno spregiudicato turismo anni ’80. Altre figure la madre Donatella Finocchiaro, che vorrebbe abbandonare il mondo chiuso in cui è cresciuta, ma in fondo ha paura di quel che nasconde la “terra ferma”, e Timnit T. Quest’ultima è l’unica donna dei cinque superstiti che due anni fa arrivarono a Lampedusa su un’imbarcazione partita dalla Libia con settantotto profughi a bordo; è un volto, che ancora alla realtà lo sguardo sull'immigrazione clandestina, non l’argomento centrale del film ma certamente il più drammatico. I migranti disperati, ingoiati dal mare, gli abitanti e le autorità dell'isola dibattono se sia il caso o meno trattarli come esseri umani. 
 
Una volta individuato Filippo come guida privilegiata e confermato il talento di Crialese nella costruzione delle immagini e il suo amore per la luce, che riesce abilmente a trasmettere, il film si dipana in un racconto frammentario, che non può approfondire e dare spessore a tutte le sue parti e le sue vicende, in alcuni casi abbozzate e forse superflue. 

(3,5/5)

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4 thoughts on “Terraferma (Emanuele Crialese 2011)

  1. Noto che in genere (ho detto in genere, non sempre) i tuoi lettori si prendono la briga di commentare solo per difendere film che ogni tanto stronchi. Visti i numerosi commenti, si potrebbe supporre che il mondo del cinema sia una terra felice turbata solo dalle fisime di un qualche commentatore e blogger “scojonato”.
    I do not agree.
    Anzi, sono quasi sempre d’accordo o comunque affascinato dalle tue interpretazioni (arruffianamento bello e buono, così ti sentirai in colpa a cercare di controbattermi), al punto che non posso resistere dall’intervenire dopo che mi si parla bene di un film come Terraferma.
    Qualcuno ha detto che questo film affronta tanti temi senza approfondirne neanche uno. Infatti.
    E poi è ridicolo, non credibile, in molte delle situazioni che mette in scena. Una per tutti, e poi chiudo, la dinamica dell’ “amicizia” fra Filippo e i tre turisti. Ma che c’ha voluto dì?? Cioè come si conclude? Non è che rimani col dubbio di “dove sta la ragione”, ma con quello di “chi è più faccia da cazzo” (se po’ dì?) ma poi dall’annosa questione esistenziale te ne esci agilmente con un bell’ex-equo e non ci pensi più.
    In realtà mi è sembrato la classica co-produzione Rai per il Sociale da cui so di dovermi tenere adeguatamente alla larga, solo che non lo sapevo e l’ho scoperto solo quando ormai le luci in sala si sono spente e sono partiti i titoli di testa.

  2. ciao cris, benvenuto. no, dai, non è del tutto vero che si commenta solo per difendere film. e comunque mi sembrerebbe normale, sentire la spinta a intervenire specialmente quando non s’è d’accordo. in questo caso, invece, pur senza saperlo credo che siamo su una linea comune. il film lo vidi col regista in sala, e questo notoriamente addolcisce, ma quando lo ritrovo nelle videoteche e decido di non prenderne il dvd, l’impressione che prevale nel ricordarlo è l’amarezza. terraferma assolutamente non regge il confronto con nuovomondo, tu dici che “Qualcuno ha detto che questo film affronta tanti temi senza approfondirne neanche uno”, io dico “il film si dipana in un racconto frammentario, che non può approfondire e dare spessore a tutte le sue parti e le sue vicende”, quindi, al di là del mezzo punto di troppo (o un punto intero) nel riassunto numerico, credo che anche in questo caso siamo abbastanza agree.
    ciao e alla prossima.

  3. ma non trovi che ci sia una impressionante convergenza tra il finale di ‘terra ferma’ e quello di ‘miracolo a le havre’? in entrambi – che ho trovato delicati e densi seppure con le loro fragilità – c’è una sola cosa che però mi lascia perplessa: parlo di un piano politico, non cinematografico. i migranti, in un caso e nell’altro, sono raffigurati passivi, inermi. le uniche azioni vengono dall’occidente, da chi inizialmente non vuole quell’ospite ingrato…

  4. sono d’accordo con quanto dici su terraferma. timnit t. è un volto e un simbolo, testimonia la sua presenza ma che ricordi non ha un ruolo attivo. il film di kaurismaki, invece, non l’ho ancora visto. terrò a mente quando recupererò.

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