Midnight in Paris (Woody Allen 2011)

midnight in parisÈ un Allen che mitiga parecchio le irritanti ansie borghesi degli ultimi film, fatte passare per raffinati dilemmi esistenziali. L’ecosistema di riferimento rimane più o meno lo stesso, ma Midnight in Paris ha il pregio di essere un film lieve e minuto, sapendo di esserlo. Si comincia con una parata di immagini da cartolina, la galleria di icone monumentali che solo Parigi può offrire. E lo spirito del film è in parte questo: fare un elenco di cose belle. Gil / Owen Wilson è uno sceneggiatore hollywoodiano, aspirante romanziere. Con la fidanzata bionda va in giro per la più romantica delle città della Vecchia Europa, lui affascinato cerca i riflessi dei suoi idoli culturali, lei, da perfetta americana, si guarda intorno come in un centro commerciale, l’aria sprezzante e la carta di credito come guida turistica. Gil, nostalgico di professione, nella notte di Parigi trova – letteralmente – un passaggio verso gli anni Venti, e lì, entusiasta, ricomincia il suo elenco di nomi e di volti: Hemingway, Picasso, Dalì, Buñuel, Fitzgerald… la playlist culturale di Allen.
Un film lieve, lo è per il candore con cui evoca le sue figure, per il tono leggero con cui tratta le inevitabili e scontate vicende sentimentali, per qualche battuta che fa sorridere e per la spontaneità con cui Woddy Allen cuce su Wilson le sue parole e i suoi gesti, senza nessuna intenzione di creare un personaggio che non sia lo stesso Woody. In questo Midnight in Paris ribadisce la sua malinconia, e se Gil dice di volersi liberare del fascino effimero che è nel richiamo del passato, Allen lo contraddice e rimane (consapevolmente e malinconicamente) incastrato in un film in cui torna giovane, ugualmente impacciato seppure più carino, e finisce con una ragazza che ricorda i suoi amori passati.In sala dal 2 dicembre.

(3/5)

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7 thoughts on “Midnight in Paris (Woody Allen 2011)

  1. premesso che vicky cristina lo detesto, hanno effettivamente in comune l'approccio oleografico alla città e l'elenco dei riferimenti culturali. il tono è però molto diverso, qui non c'è l'insostenbile spocchia patinata e falsamente maudit di vicky cristina e non viene voglia di infilare i protagonisti in un tritacarne.

  2. sottoscrivo l'impietoso giudizio su Vicky Cristina Barcelona. Appena finito questo Midnight in Paris, ho l'amaro in bocca ed un po' di tristezza. Allen è diventato troppo patinato e troppo lieve per i miei gusti, le donne che sceglie sono troppo perfette ed anonime (pur essendo bellissime) e a me mancano i personaggi imperfetti e completi che costruiva un tempo.

    E' anche vero che sforna troppi film ed è normale che ci siano lavori meno riusciti. Soltanto, mi pare che l'approccio sia differente, lo sguardo, non tanto la qualità delle atmosfere o delle storie… 

  3. visto ieri. Finalmente Woody mi si è ripreso dagli scivoloni di "Whatever Works" e "You Will Meet a Tall Dark Stranger"…e finalmente posso essere io a dirti che sei maligno nei confronti di "Vicky Christina Barcellona", che è grande!
    Comunque trovo che i due film abbiano in realtà alquanto poco in comune, qui manca il respiro filosofico di "VCB" e si ritorna su tematiche più "a portata" (non lo intendo come un pregio nè come un difetto). 
    Mi ha ricordato molto di più "Manhattan"…un "Manhattan" riaggiornato all'ultimo periodo di Allen, con Parigi al posto di NYC e Porter al posto di Gershwin…

  4. alice, non la penso in maniera molto diversa dalla tua. questo è un piccolo film sopportabile, ha dalla sua questa.

    zenn, manhattan non lo rivedo da troppo tempo, non mi sbilancio. contento che ti sia piaciuto vicky cristina, in verità sospettavo avessi delle tendenze masochiste :)

  5. Ciao Giuseppe,
    Chiedo scusa per la domanda ma io non mi intendo molto di cinema. Mi chiedo: se il film non è ancora uscito nelle sale sulla base di cosa hai fatto questa recensione ?

    Lo Guarracino

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