Il Vento fa il suo Giro (Giorgio Diritti 2005)

Il vento fa il suo giroL’approccio documentarista, o comunque verista, sembra sia quello che più spesso riesce a restituire interesse e bellezza al cinema italiano: da Pietro Marcello ad Ascanio Celestini, da Winspeare e Crialese al film di Diritti. La varietà culturale del nostro Paese e l’inadeguatezza di fronte l’imponenza della storia o dell’ambiente, hanno portato l’Italiano a coltivare una singolare confusione di orgoglio e fallimento, ricordo e rimozione.

Il francese Philippe, ex professore convertito in pastore di capre e produttore di formaggio, si trasferisce con la moglie e i tre figli piccoli a Chersogno, paesino nelle valli occitane del Piemonte, quasi deserto per undici mesi l’anno. Il confronto è con l’ormai sparuta comunità d’anziani che ancora abita la valle, e si muove sul filo dell’assurdo. Il film è attento alla vita rurale, ai volti segnati dal vento, ai dettagli di grettezze e ipocrisie (in alcuni episodi può far pensare a Il Nastro Bianco), ed è molto legato ai luoghi in cui è girato, quando mette a fuoco la chiusura all’esterno, la contraddizione nella presunta salvaguardia della cultura e le tradizioni accompagnata al sotteso rifiuto delle azioni e le idee che sarebbero indispensabili a farle vivere davvero.

confusione di orgoglio e fallimento, ricordo e rimozione

È in questo senso che il discorso di Il Vento fa il suo Giro si fa universale: nella generalizzata paura per il diverso, il cambiamento e il confronto, accompagnata alla fede ottusa nella propria mancanza di ragione, che sarebbe troppo comodo relegare alla realtà di un paesino piemontese. La difesa della roba e della proprietà risulta tanto più grottesca nella sconfinata bellezza dei paesaggi montani, ma mette in luce un’incapacità di affrontare la vita che è pienamente significativa e diffusamente umana.

Il_vento_fa_il_suo_giro

Altra qualità del film di Diritti sta nel riuscire a non creare una contrapposizione rigida e sterile fra le parti, mostrando anche nella famiglia di Philippe un’impostazione anacronisticamente patriarcale e, dall’altra parte, accennando a dalle figure “di raccordo” che per lo più rimangono silenti, evitando, come fa invece il Francese, la teorizzazione di uno stile di vita che sconta nell’atto della verbalizzazione qualcosa di macchinoso e autoimposto. Gli unici eccessi che forse il film si concede, dopo aver ben costruito il clima di nascosta tensione che gradualmente viene a galla, sono nelle scelte drammatiche che porta vanti nella parte finale, improntate a una scrittura più finzionale e d’effetto che rischia di mitigarne la verosimiglianza. Il Vento fa il suo Giro rimane comunque un lavoro sostanzialmente equilibrato, intelligente, riuscito da più punti di vista.

(4/5)

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11 thoughts on “Il Vento fa il suo Giro (Giorgio Diritti 2005)

  1. Davvero bello, visto un anno o due fa, mi colpì moltissimo. E mi ci ritrovai anche parecchio: andai ad abitare in un paesino piemontese (di pianura, non di montagna) e davvero i comportamenti verso lo “straniero” sono quelli (ed io manco ero francese!). In primis l’utilizzo del dialetto per tagliarti fuori da ogni confronto, non so se è un comportamento che si adotta in altre parti d’Italia, forse sì.
    Mi sa che gli do una ripassata, tanto sono pure in carenza di titoli.

  2. Lo ricordo come un film molto bello, forse a tratti un pò troppo lento ma ricco di poesia. Immagini molto belle, semi-documentaristiche come dici tu, ma ricche si sensi e significati.
    Piacere di averti ritrovato qui su wordpress!

  3. alice, vado spesso in paesini montani, in vacanza. non ho mai constatato questo acuto rigetto, ma anche perché tendenzialmente io non parlo con nessuno. egguardati tarr, se hai il coraggio :)

    ciao verdoux. ma anche tu sei migrato di fresco? mò t’aggrego.

  4. Gran bel film….
    ..e ottimo regista Diritti….

    Complimenti per il nuovo “sito” tutto bianco e molto
    meno “cupo” del precedente….

    …..Visto BelaTarr grazie a Ghezzi l’altra settimana…
    ……………..ancora una volta, grazie della “segnalazione”…

    F.

  5. “APPRODATO”…..da te, intanto….

    Poi, appena ho un attimo libero (gli ultimi mesi sono stati
    “densi”…) finisco di “limare” le mie ultime “amenità” sul
    cinema (siamo sulla trentina di “incompiute”, oramai…)
    e magari provo pure a “trasferire” anch’io il blog
    da queste parti….
    Non so se avro’ voglia di perder tempo a capire come
    portare appresso tutto “il mio passato” che comunque
    è assai meno consistente del tuo (blog e commenti, intendo…)….
    Magari vedrò di darne conto (del mio nuovo link) ai pochi
    “clienti” che mi fanno visita prima dell’inabissamento di SPLINDER,
    piu’ per rispetto verso di loro che per “mantenere contatti e visite”….
    Se non riesco ad importare i dati, poco danno……
    “RICOMINCIO DA CAPO”….oppure “………DA TRE”….
    Sempre di citazioni cinefile, per quanto “leggere”, si tratta…

    FRANCO

  6. ho visto l’elenco degli arretrati, franco… vai a ondate :)
    il trasferimento, ti dico, non è una cosa complessa. adesso che c’è la possibilità “ufficiale” offerta da splinder, credo si tratti davvero di pochi minuti. se serve una mano fa’ un fischio (o scrivi una mail, è più pratico).

  7. Quale è la tua mail??…
    Nel caso dovessi “arrancare” tra le mie INcompetenze
    informatiche…

    Grazie comunque dell’offerta di “aiuto”….

    FRANCO

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