Pina (Wim Wenders 2011)

Sono passati un po’ di giorni dalla visione di Pina, ma continuo a ripensarci. Un bellissimo film, da cui è impossibile distogliere lo sguardo, fuori dal comune per tanti motivi e, devo dirlo, per me una sorpresa. Si torna col ricordo agli occhi della Bausch, ai movimenti dei suoi ballerini, così affascinanti e significativi anche per chi, come me, non ha una particolare conoscenza della danza, alle scenografie che portano lo sguardo di Wenders a ricercare la profondità, il moltiplicarsi dei piani dell’azione, in una interpretazione dell’esecuzione, e di quel che la circonda, al tempo stesso profondamente artistica e affettuosa.

L’unicità del film è l’unicità del suo soggetto e, nonostante si mostri inevitabilmente una visione parziale della Bausch, l’immagine raccontata da Wenders è perfettamente compiuta. I lavori di Pina ci introducono non solo dentro il suo mondo, ma apparentemente dentro il suo pensiero, la sua raffigurazione dei rapporti, segnati ora dal meccanicismo, ora dal dramma o dall’ironia con cui esaspera i riti sociali; e la ricerca della leggerezza anche in movimenti minuti, o l’esplosione di vitalità in contrappunto con gli elementi della scenografia.

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Pina, il film, mostra tutto questo, e ancora ci porta fuori dai teatri: i danzatori in strada, nella cornice urbana e sotto una metropolitana sospesa, si muovono in una città che riescono a ricoprire di una veste surreale, costruendo dei semplici e meravigliosi pezzi di videoarte. Wenders, ancora, filma una luce purissima, tagliata dalle geometrie di un palazzo senza tetto o scomposta nell’acqua, spesso elemento di scena.

Si ascoltano anche brevi testimonianze degli artisti della compagnia di Pina Bausch, poche parole, semplici, ma che significano il legame e la perdita. I primi piani sono muti, le loro voci registrate si accompagnano ai volti, e Wenders sembra tornare a leggere il pensiero come ne Il Cielo sopra Berlino. Ovvio, ma necessario, citare la colonna sonora, varia e splendida come i movimenti che accompagna e suggerisce. Due note: Jun Miyake, compositore e trombettista giapponese, e Lisa Papineau, cantante dalla voce in singolare equilibrio instabile, che con Miyake ha collaborato nell’album Stolen from Strangers.

(4,5/5)

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13 thoughts on “Pina (Wim Wenders 2011)

  1. nella watchlist da parecchio. la similarità con Il Cielo Sopra Berlino non fa che aumentare il desiderio di vederlo.

  2. le “interviste” ai danzatori sono solo brevi parentesi, mi ha richiamato il cielo sopra berlino la scelta della messa in scena. pina, comunque, rientra fra i migliori di wenders, nella qualità e la regia si avvicina, oltre a il cielo sopra berlino, agli antichi capolavori nel corso del tempo e alice nelle città.

  3. Anche io sono rimasta letteralmente affascinata da questo film.

  4. Per me è in assoluto uno dei film più belli dell’anno, ma soprattutto è il primo (dico, il primo) film che vedo dove il 3D ha davvero una sua ragion d’essere. Ci voleva un grande regista come Wenders per capire come usare questa tecnologia come linguaggio e non semplicemente come effetto speciale, o forse il 3D ha senso solo per i documentari (o per il balletto, non saprei ^^).

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