Children who chase lost voices from deep below – Hoshi o Ou Kodomo (Makoto Shinkai 2011)

Makoto Shinkai è l’autore di 5 Centimetri al Secondo, animazione sentimentalissima che nel 2007 ebbe totale approvazione da parte dei cultori del settore, e che a me convinse assai poco. Children who Chase, uscito a maggio in Giappone e già in bluray in molta parte dell’occidente, è un lavoro più vario e interessante. La volontà del giovane Makoto di proporsi come nuovo Miyazaki è evidente, e tutto sommato la cosa sembra riuscirgli meglio degli adepti nello Studio Ghibli.

Nell’iconico villaggio nipponico immerso nel verde incontriamo la ragazzina Asuma, che ci condurrà in un fantastico mondo sotterraneo chiamato Agartha, qualcosa fra l’Ade e un luogo edenico. Il tema portante è nel dolore per la perdita e la sua accettazione, ma nel film di Shinkai c’è più o meno di tutto: richiami ecologisti, riti di rinascita, storie d’amore, il mito orfico, un gattino buffo, pacifismo, scene elegiache, luci e ombre. Il riferimento più diretto, tornando a Miyazaki, è Mononoke, di cui si ritrovano anche i colori, le fattezze di alcune creature, l’animismo, la rappresentazione degli scontri cruenti. Ma proprio la moltiplicazione dei temi e gli scenari non permettono a Shinkai d’eguagliare il capolavoro di Hayao, restituendo un film bello da vedere ma non del tutto coinvolgente, piuttosto superficiale, tutto sommato troppo ingenuo e imperfetto rispetto quelle che sono le sue aspirazioni.

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Le visioni fantastiche di Children sono comunque affascinanti, molto accurate nel disegno – in particolare per quel che riguarda i paesaggi e i dettagli di ambienti naturali e antiche rovine; meno riuscite sembrano le caratterizzazioni “umane” – ed è un film che arriva in un periodo in cui l’animazione giapponese non sembra offrire opere di grande respiro e originalità. Se interessa il genere, dunque, avrete probabilmente voglia di vedere Children who chase lost voices from deep below.

(3,5/5)

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9 thoughts on “Children who chase lost voices from deep below – Hoshi o Ou Kodomo (Makoto Shinkai 2011)

  1. visti ieri tutti e due. entrambi dettagliatissimi, quasi copiaincollati dalla realtà, e con accompagnamenti musicali come solo gli orientali sanno fare. però, davvero, niente di trasportante; per la linearità di Children quasi ho apprezzato 5, che sembra un romanzo esistenzialista da tutte le pare della tipella innamorata.

    sono abituato troppo bene con l’approccio decisamente più cinematografico di Satoshi Kon.

  2. emmeggì, lo si trova in giapponese con sottotitoli inglesi, poi sub ita a parte.

    affasf, kon è un’altra cosa, non c’è alcun dubbio. è sicuramente il più cinematografico di tutti, ma ancora non è il mio preferito. il mio preferito è oshii e l’outsider tekkonkinkreet.

  3. ma Oshii per Ghost In The Shell? a me è piaciuto solo per i viaggioni filosofici sulle intelligenze artificiali.

    Tekkonkinkreet non conosco e rimedio subito.

    a breve faccio full immersion di Kon con quella che sembra essere la sua opera maestra: Paranoia Agent. dalla trama è molto Lynch e non posso che sbavarmi tutto.

  4. kon è (era, ahimè) un grande! il mio preferito è Millennium Actress.
    ps ma hai un’idea del perchè da mesi il mio elenco blog non aggiorna i tuoi nuovi post? ho provato e reinserie l’url ma cippalippa…

  5. affasf, oshii per i due gits e anche l’ultimo sky crawlers. i viaggioni fanno molto, ma a me piace parecchio anche l’animazione. bello paranoia agente, eccellente solo a tratti, secondo me. ma da vedere senza dubbio.

    emmeggì, in verità non saprei, per la questione aggiornameti. grazie per la segnalazione, quando ho un po’ di tempo vedo di capirci qualcosa. kon è stato un grande autore, il mio preferito credo sia tokyo godfathers, anche se non l’ho più rivisto.

  6. Paranoia appena finito e ha spaccato davvero tanto. a parte qualche bisticcio estetico e la tensione narrativa che affievolisce in certi punti non teme confronti.

    tra Tokyo Godfathers, Deep Blue e Millennium Actress è davvero arduo decidere. forse tra tutti spicca di più Millennium Actress per lo sviluppo della trama attraverso la reminiscenza\filmografia.

  7. Pingback: Your Name. (Makoto Shinkai 2016) Un ottimo script per un successo meritato | SlowFilm

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