Bennett Miller: Truman Capote: a sangue freddo (2005), L’Arte di Vincere – Moneyball (2011)

Due film decisamente interessanti, quelli di Bennett Miller. Nonostante i soggetti parecchio differenti, sceneggiati fra l’altro da diversi scrittori (in Moneyball c’è anche il pugno di Sorkin), Truman Capote e L’Arte di Vincere hanno parecchio in comune: delle scelte e un’impostazione generale già identificabili (in quanto dotati d’identità), che sono un buon indizio verso il riconoscimento di un autore di cui attendere i film.

È cinema strategico e scacchistico, antispettacolare, poco movimentato. La struttura è in buona parte verbale, ma supportata da ottime scelte di tempi e interpreti, dalle riprese fredde e pulite, eleganti nell’espressione e partecipative nel contenuto. E se occorre sangue freddo per dirigere un attore finché non fornisca la sua prova migliore, Miller dimostra di averne alcuni litri.

Capote è la performance mimetica di Philip Seymour Hoffman, capace di creare un personaggio dalla personalità ipertrofica ed esibita, dando al tempo stesso l’idea di un’interiorità altrettanto presente e contorta. A Sangue Freddo racconta la genesi dell’omonimo libro, l’immersione dello scrittore in un delitto avvenuto nel Kansas del 1959. Capote per anni parla con i due assassini, legandosi in particolar modo a uno di loro, alimentando il materiale necessario al suo scritto e rimanendo consapevolmente vittima del suo stesso gioco, alimentato da uno straordinario cinismo professionale.

Capote è un uomo geniale, brillantemente vanitoso, che ha coltivato la sua diversità fino a farne il tratto distintivo del suo personaggio; perennemente circondato, nell’intensa vita mondana, da claque adoranti che pendono dalle sua labbra, come ripetutamente mostrano alcune delle scene più agghiaccianti del film. Capote è anche l’opposizione fra l’opera d’arte e la presupposizione di atteggiamenti socialmente ed eticamente corretti: l’autore scrive il primo “romanzo documento” e corrompe immediatamente il significato della definizione, influendo in prima persona sulle vicende narrate, oltre che esercitando l’inevitabile diritto all’interpretazione e manipolazione dei fatti. L’incontro della letteratura con la realtà non può che produrre uno scontro, un gioco di reciproche influenze che condiziona entrambi, nonostante nessuno dei due sia disposto ad ammetterlo.

Anche Moneyball si concentra su un uomo, un ex giocatore di baseball dalla carriera fallimentare, divenuto quindi allenatore di una squadra dalle limitate risorse economiche. Anche qui un personaggio pieno di contraddizioni e, cosa essenziale, contraddizioni che rimangono irrisolte.

Al di là del fuorviante titolo italiano, L’Arte di Vincere ha una finalità e una costruzione ben diversa dal classico film di riscatto o inseguimento del sogno americano. Al centro di tutto c’è una paura che non può essere sconfitta, una sensazione umana che, fortunatamente, non dipende dal risultato di una partita di baseball. I riferimenti allo sport sono costanti: numeri, nomi, casistiche, ma tutto assume il ruolo di una mossa all’interno di un meccanismo più ampio e indefinito. Spettacolarmente depotenziato, Moneyball non offre alcuna performance sportiva, accenna delle caratterizzazioni ma torna a concentrarsi sul suo protagonista. Anche qui, un Brad Pitt eccellente, con lo sguardo giusto, lontano anni luce da rampantismi da macchietta americana.

(4/5)

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24 thoughts on “Bennett Miller: Truman Capote: a sangue freddo (2005), L’Arte di Vincere – Moneyball (2011)

  1. Oh quindi Moneyball lo vado a recuperare? Salviamo Sorkin?

  2. sorkin è secondo firmatario. credo ci sia parecchio di suo nelle battute, il ritmo è quello che sa dare, ma non ravviso le ambiguità ideologiche di cui squisitamente disquisivamo. miller, poi, credo ci sappia davvero fare, che i film parlati a me di solito piacciono poco. e in conclusione sì, credo che potresti recuperarlo con soddisfazione.

  3. Pitt è davvero superlativo, ma Moneyball non l’ho digerito del tutto. Ha molto coraggio, è molto originale nel modo di raccontare un tema apparentemente classico del cinema americano, eppure mentirei se non ammettessi qualche scampolo di noia alla metà del film.

  4. Non ho ancora visto Moneyball, però posso dire di essere totalmente d’accordo su quello che dici a proposito di Truman Capote – A sangue freddo.

  5. Ma Moneyball… In percentuale quanto baseball? scusate, ma fosse più di un 30%, non mi interesserebbe proprio. Sarà un mio limite, ma non ci posso fare nulla.

  6. Potevi citare il bravo Seymour Hoffman come contraltare a Brad Pitt in Moneyball

  7. in che senso? hoffman (grandissimo) è citato proprio all’inizio della parte dedicata a capote:
    Capote è la performance mimetica di Philip Seymour Hoffman, capace di creare un personaggio dalla personalità ipertrofica ed esibita, dando al tempo stesso l’idea di un’interiorità altrettanto presente e contorta.

  8. scusa, forse mi sono spiegato male, ma io mi riferivo a Moneyball dove Saymour Hoffman ha il ruolo di coach.

  9. Il film di Bennett Miller su Capote l’ho visto più di una volta e mi è piaciuto molto…Questo confronto sulle pellicole di Miller mi mancava, mi ha fatto venire voglia di vedere l’altro film, nonostante l’argomento mi tiene a distanza (sempre stato sfigato nello sport :-) )

  10. anonimo, hoffman sempre ottimo. però mi sembrava più importante sottolineare come entrambi i film ruotino attorno a un solo personaggio, e come i due personaggi abbiano inaspettatamente qualcosa (o molto) in comune.

    sonimage, ti dirò, a me lo sport al cinema non dispiace. neanche quegli sport criptici come il baseball, perché per rendere dinamica una partita di solito si fa un gran uso di trucchi, montaggi bizzarri o spudorati, insomma il cinema sportivo può offrire cose curiose. come ho detto, però, questo film sul campo ci sta davvero poco, è una trasposizione dialettica.

    bob, non so pitt, ma io sono abbastanza sicuro di potermene fare una ragione.

  11. Capote non è l’interpretazione migliore di Seymour, preferisco di gran lunga Onora il padre e la madre e Synecdoche.

    Moneyball in estrema semplicità riesce a farsi piacere. ben bilanciato tra dialoghi rimpinzati di frasi fatte e inquadrature davvero ricercate ed eleganti. pregevole l’assenza della partita finale vinta per un soffio con annesso climax e rallenty col fiato sospeso.

    comunque, cos’è successo all’espressione facciale di Pitt? pensavo il grugno fosse momentaneo per il film di Malick.

  12. hoffman mi piace molto, anche nelle commedie in cui ha piccole parti. onora il padre e la madre è un gran film, synecdoche è kaufman al quadrato e quindi al quadrato ha mancato d’entusiasmarmi. forse capote non sarà il capolavoro di hoffman, ma facendo il paragone specialmente col modo di parlare di capote, il lavoro che ha fatto è strabiliante.
    moneyball mi ha stupito positivamente, le frasi fatte ci sono ma dipende molto dall’uso che se ne fa, a volte credo che anche una formula possa restituire una riuscita particolare. riguardo pitt, mi sono chiesto la stessa cosa, e anche in bastardi senza gloria ha una simile sguessa, per dirlo in linguaggio tecnico.

  13. bob, bisogna essere in malafede per dire che pitt non è un attore da oscar e che c’entrano le inquadrature, le luci e i trucchi? il tuo commento è proprio fuori luogo, e per finire è ridicolo parlare di oscar come fai tu, ti ricordo che l’oscar lo hanno vinto anche dei cagnacci, cage, cuba g. junior, angelina jolie, halle barry e questi sono attori da oscar?
    pitt attualmente è uno dei migliori attori del mondo, altro che luci, trucchi e inquadrature, rosica pure bob, rosica..

  14. pitt ha recitato, e recitato bene, in alcuni dei film più belli e importanti degli ultimi anni: the tree of life, bastardi senza gloria, jesse james. e questo è innegabile.

  15. Mi fa solo piacere se attori nati “sex symbol” negli anni ’90 siano anche molto capaci e bravi. L’altro, incredibile, è Leonardo Di Caprio,

    Sul versante femminile, Catherine Keener in Capote (Harper Lee) è molto brava, distante dall’essere una bellona si è comunque meritata una nominescion all’oscar.
    Se si confronta con la performance della Bullock in Infamous (meno bello di Capote)… beh, si capisce molto su Hollywood.
    Keener e Hoffman bravissimi anche in Synecdoche, e il cerchio si chiude.

    A sproposito, ma quant’è bella e quant’è brava Jessica Chastain. (emoticon: cuore)

  16. I miei oscar 2012:

    Migliore attore: Brad Pitt (Moneyball)
    Migliore attrice: Rooney Mara (The Girl with the dragon tattoo)
    Migliore attore non protagonista: Christopher Plummer (The Beginners)
    Migliore attrice non protagonista: Jessica Chastain (The Help)
    Miglior film: The Tree of Life

    (quello del commento di sopra)

  17. Catherine Keener e Tilda Swinton (il suo ultimo We need to talk about Kevin per molte cose interessante) rimangono le mie attrici preferite; la Keener poi ha un sorriso maligno che mollami, possiamo buttar via tante bamboline.

    Jessica Chastain = Liv Ullmann da giovane

    gli Oscar vanno boigottati tipo Sanremo. piuttosto alla Berlinale è stato presentato Tabu e dalle clip promette bene: http://mubi.com/notebook/posts/daily-briefing-clips-from-miguel-gomess-tabu

  18. ciao quello. vero, di caprio è l’altro attore fico diventato attore di ottimi film. che depp stia facendo il percorso inverso, con tutte quelle piratate? infamous non l’ho visto, non m’ispira. jessica chastain è notevole, anche la cosa migliore dell’un po’ inutile the help.

  19. scusa affasf, il commento era finito nello spam, eccolo ripristinato. sì, gli oscar andrebbero boicottati, ma alla fine tutto il rumore che riescono a fare li rende rivertenti. come sanremo :)

  20. Affasf ho visto we need to talk about kevin, agghiacciante. Giuseppe, ne fai un post a proposito e ne parliamo tutti quanti insieme, come dopo i film delle assemblee d’istituto? Non meno di 3.5 stars però.

    Lasciate stare, Sanremo 2012 l’ho visto tutto quest’anno! ma tutto tutto…

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