…E Ora Parliamo di Kevin (Lynne Ramsay 2011)

…E Ora Parliamo di Kevin è strano, aggettivo che per un film è quasi sempre un complimento. In questo caso lo è. Lynne Ramsay parte dal romanzo di Lionel Shriver e costruisce la sua opera con una quantità di cliché ed espressioni cinematograficamente consuete, ma li pone in maniera dissonante, in un’operazione di decontestualizzazione e spiazzamento che sa evitare il cattivo gusto per approdare a una nuova, convincente forma di disturbo. Il titolo (anche quello originale, We Need to Talk about Kevin), alcune reazioni d’estenuata insofferenza della madre Eva (un’immensa Tilda Swinton) verso il neonato Kevin hanno il tono della commedia. Ma contemporaneamente, sotterraneamente, la tensione rimane viva, e attraverso i dettagli l’autrice ci ricorda che non c’è niente da sorridere.

Buona parte del film è muto (anche questo un gran pregio), si esprime per immagini e segue una costruzione non cronologica. Nonostante questo le vicende, accordate visivamente sull’insistenza spudorata – videoartistica – del colore rosso, sono facilmente ricostruibili, proprio perché rappresentanti situazioni classiche, collaudate, quotidiane, sporcate da un sadico senso di nausea.

A favorire l’immersione nel film una scelta degli attori destinati a impersonare le diverse età di Kevin accorta e coerente come poche altre volte. Raramente si è visto un personaggio principale, seppure negativo, capace di porsi in maniera tanto odiosa e minacciosa nei confronti dello spettatore. Sono necessari volontà e coraggio. La credibilità degli interpreti permette di tessere un continuo gioco di scambi e immedesimazioni reciproche fra madre e figlio (la somiglianza fra i due è rafforzata dall’estraneità del padre John C. Reilly), su cui tutto si regge, che è la sostanza e il cuore del film. Culminate in un finale estremamente sottile, sconvenientemente realistico.

(4/5)

Annunci

13 thoughts on “…E Ora Parliamo di Kevin (Lynne Ramsay 2011)

  1. Una madre anaffettiva che comunque vuole/deve amare un figlio che le che le ha tolto tutto.

  2. Davvero un film strano, che ancora non capisco se mi sia piaciuto o meno. Continuo a pensarci, questo è buono, la maggior parte delle pellicole svaniscono nel vento.

  3. E’ però un po’ troppo semplicistica la causalità tra l’anaffettività della madre e la personalità disturbata del figlio che tu, darkblue, vedi. Secondo me il film infatti va ben oltre a questo. C’è qualcosa che non va in Kevin da subito, dal fatto che pianga continuamente per esempio, e non ci ho visto troppa commedia. E sfido qualsiasi genitore a dire che non sia veramente difficile tollerare una situazione così stressante. La madre ce la mette tutta, e ogni sforzo è vanificato dal padre superficiale che nega tutto, in buona fede, arrivando anche a spronare la sua passione per il tiro con l’arco, di fatto un’arma. E’ interessante come, succede spesso, il primo specialista che si consulta per un bambino che non inizia a parlare, non risponde e non dimostra alcun interesse, sia l’otorino. Che sempre finisce per tranquillizzare i genitori, e non si sospettano mai abbastanza l’autismo o altre vere e proprie menomazioni psichiche.
    In quelle scene tenere, in cui la madre si improvvisa goffa educatrice del metodo ABA, si coglie tutto il fallimento della neuropsichiatria infantile dell’auto-aiuto: metodi riabilitativi che non lasciano spazio ad alcuna coccola o carezza, manco sti marmocchi fossero dei cani di Pavlov.
    Così un bambino con questi problemi finisce per diventare crudele, perchè apprende che un dispetto anche grave suscita un’emozione molto forte e autentica nella madre, con un conseguente contatto fisico anche violento ma sinceramente sentito.
    Per non parlare della cacca…
    Il film è molto intelligente, ed esagerato, nel mostrare tutto questo. Intenzionalmente non si accenna ad un insegnante preoccupato, e la scuola viene rappresentata piuttosto come l’ambiente extra-familiare in cui si buttano i figli.
    Una scena incredibile è quando la madre entra nella stanza del figlio in cerca di un qualsiasi indizio per conoscere cosa passi per la sua testa. E la stanza è completamente vuota, non c’è un disegno, un diario. Pensate alle vostre stanzette di quando eravate adolescenti. Non è normale. Poi scatta la metafora col CD trappola “I Love You”.
    Ora viene da chiedersi: qual è il messaggio del film? E’ un saggio estetico ben riuscito o può allertare una società dove continuano a succedere queste cose
    http://www.repubblica.it/esteri/2012/02/29/foto/ohio_confessa_lo_studente_colpevole_della_sparatoria-30689435/1/?ref=HRESS-11 ?
    Data anche la natura troppo poco commerciale, penso la prima. Mi sa che finirà ad essere proiettato durante le lezioni di scienze della formazione, e tutto sarà una meta-analisi inutilina, come questa mia prolissa riflessione.
    Uno dei film più potenti dell’anno scorso, indubbiamente.

    /p

  4. il film ha tanti piani di lettura, tutti validi e nessuno esclude gli altri. brevemente, quel che mi interessa poco, pur essendo in apparenza centrale nel discorso: il dibattito sui metodi educativi e il fatto che il protagonista finisca col fare una strage. quelli che invece, naturalmente e inevitabilmente secondo la mia opinione, sono i piani più importanti:
    primo: la costruzione narrativa ed estetica (fortemente interdipendenti). rispetto quanto dici, /p, la madre che si ferma vicino al martello pneumatico in azione sospirando di sollievo perché copre il pianto ininterrotto del bimbo, è assolutamente una scena da commedia. lo sono molti pezzi della colonna sonora e altre situazioni e scelte registiche. come dicevo su, tutto questo viene posto in maniera dissonante da altri dettagli e accorgimenti, che scombussolano il meccanismo.
    secondo: il rapporto fra madre e figlio. ma non dal punto di vista della (s)correttezza pedagogica: questo aspetto pure sussiste, ma credo che il film riesca a creare un piano più astratto e slegato dalla singola rappresentazione familiare. mette sottotraccia l’identificazione e il rispecchiamento tipico fra il criminale e la sua controparte, intricandolo col rapporto fra madre e figlio. non credo che la madre sia obbligata a voler bene al figlio (le loro personalità sono determinanti, più che il rapporto di sangue), la scena finale (l’abbraccio) è lo svelamento di un “gioco” andato avanti tutto il film e fornisce la traccia per la lettura di tutto. kevin, d’altronde, ostenta disprezzo per la madre, ma è l’unica che risparmia, e che si prende la briga di mettere continuamente alla prova.
    terzo: aspetto importante, che nel post non ho citato, riveste il comportamento di tutta la comunità, invariabilmente ottusa e crudele. anche la scena in cui una donna nel supermercato rompe di nascosto le uova che Eva ha nel carrello, ha i tratti della commedia, per la meschinità di un gesto che è troppo piccolo rispetto alla colpa che la donna imputa a Eva. le reazioni esterne (con l’eccezione di quella di una delle vittime) sono tutte affette da una piccolezza allarmante, che va sadicamente a confermare il disprezzo di kevin per l’essere umano. anche in questo il film è molto cattivo.

  5. sinceramente non capisco perché si parla di madre incapace di esprimere amore quando invece è chiara una predisposizione innata, esagererei dicendo platonica, del figlio verso il male (sono d’accordo fino ad un certo punto con /p, visto che scagiona Eva ma riconduce il comportamento ad una instabilità psichica. in realtà Kevin ragiona lucidamente, altro che autismo). la funzione del prologo, ideale visto il montaggio, è proprio quella di documentare l’infanzia del bambino, in modo da eliminare ogni possibile condono ai comportamenti violenti futuri dello stesso. per questo escluderei la denuncia educativa, giacché il ragazzo è sempre stato compatito e vissuto negli agi e nell’accondiscendenza. anzi, prepotentemente si insinua una lettura insolita, che ci costringe a mettere da parte la pedagogia\sociologia moderna e sospettare una risoluzione antropologica sulla scia kantiana dell’insorgenza di una concordia etica a partire da rozze inclinazioni naturali di dominio e sopraffazione. tant’è che il ragazzo riesce a essere docile e amorevole solo quando malato, come se la degenza corrispondesse ad uno stadio larvale\ingenuo e la sanità alla forza straripante dell’essere completo, disinibito e sprezzante, capace di esprimere la sua libertà. brevemente, il male non costituisce l’anomalo ma la mera possibilità di cui è intrisa la contingenza, nessuna azione condotta per un fine, solo la banalità di una decisione che può essere presa poiché inscritta nell’ordine delle cose, quindi permessa dalla natura – Kevin risponde alla madre indisposta dal cd pornografico “there’s no pont, that’s the point” e subito prima dell’abbraccio finale “I thought I knew but I’m not so sure”.

    per quanto riguarda le scelte di regia, frequentemente le scene innestano una ritrattistica palesemente comica – quella del trapano pneumatico non lascia scampo – e rappresentano il punto di forza del film: nel viaggio di ritorno dal lavoro, mentre Eva torna a casa tormentata dalla percezione allucinata della gente in maschera, si sovrappone una musica a dir poco antifrastica, dall’effetto grottesco che ha del sublime. come poi seguita il resto della trama concordo con Giuseppe, pare volta a descrivere archetipicamente la sfida tra il villain machiavellico annoiato dalla banalità del mondo, insensibile e superbo; e l’eroe, spasmodico nel tentativo di decifrare il comportamento dell’antagonista, che si strugge e colpevolizza – per questo ancora più ‘buono’.

    comunque, la fotografia va lodata in maniera ossequiosa, assieme alla colonna sonora. certe allegorie, tipo mangiare la frittata coi gusci d’uovo dentro e scartarli uno ad uno con gli strepiti di Kevin neonato di sottofondo, fanno palpitare.

  6. In realta, certi autistici “ad alto funzionamento” ragionano fin troppo lucidamente che, per compensare la mancanza di empatia e affettività, cercano di decifrare la logica di emozioni, concetti astratti, sentimenti. Inoltre, il Kevin dei primi anni è un bambino autistico da manuale.
    Più che Kevin, è Eva ad avere la visione del mondo che voi, affasf e giuseppe, avete svelato: dalla bella vita superficiale (e il lusso del lavoro più bello del mondo) che conduceva cade in rovina e diventa una martire di un mondo meschino. E accetta tutto, incassa e perdona.
    Si potrebbe anche concepire Kevin come il Male, senza troppi perchè, e Eva la Madre spinta da un potente amore estatico, che mai rinnegherà il sangue del suo sangue.
    Cazzo, ma questa allora è una tragedia greca.

  7. mi ritrovo più vicino alla lettura di affasf. riguardo i risvolti “clinici”, credo che l’intento narrativo fosse esattamente il contrario: accennare alla possibilità di un disturbo autistico per affermare con certezza la mancanza dello stesso. altrimenti non si spiegherebbe il soffermarsi sullo sguardo consapevole di kevin, quando rifiuta di giocare con la palla, o quando dà il contentino alla madre passandogliela una sola volta. proprio per farle capire che la sua è una scelta, e si rende perfettamente responsabile del suo comportamento. anche eva vincolata dai doveri e gli istinti dell’affetto materno non mi convince. kevin viene presentato con una predisposizione innata al male. il che scagiona i genitori dalle “cause” educative, ma, colpo di scena, eva non è una vittima, ma la custode del germe che si esprime compiutamente in kevin. da cui gli scambi sull’intransigenza, il rifiuto di kevin a condurre una vita stereotipata, la fascinazione (celata) verso il lavoro da scrittrice della madre, “l’incontro” finale.

  8. ‘lucido’ è da intendere in merito alla sfera della volontarietà, ed il film mostra più volte l’esplicita coscienza di Kevin nell’agire perseguendo il male: interpellato dalla madre sulla corretta successione numerica, Kevin la schernisce con una risposta che solo in seguito si rivela una volontaria presa in giro. detto questo, se avesse una difficoltà a rapportarsi, sviluppare sentimenti sani e intepretare correttamente i merkmal fisici provenienti dall’esterno non cambierebbe comunque niente, Kevin agisce volontariamente, ed è l’unica cosa ad avere valore. avrebbe poco senso mostrare un ragazzo padrone delle sue azioni, epperò malato, complicherebbe solo le cose, anche perché non ha nessuno motivo per aver sviluppato una patologia simile (classica infanzia felice); a scagionare la madre da eventuali comportamenti erronei nell’allevare il figlio c’è appunto quell’uso del grottesco\comico, senza il quale vedremmo solo una madre frustrata per un comportamento normale, quello appunto di un neonato che piange. concepire Kevin in balia di un ritardo rimpicciolirebbe a dismisura l’eco del film: gli omicidi sarebbero condotti da mano innocente e l’intero disegno si ridurrebbe a mostrare una madre-martire per un figlio handicappato. io invece credo in un ruolo ben più importante da associare a Kevin, quello della banalità del male.

    il giudizio sul popolino turpe, dall’alba dei tempi dedito alla caccia alle streghe, lo condividono sia Kevin che Eva, seppur il primo disprezzandoli e la seconda vivendolo sulla sua pelle, prendendone in consegna il germe come ben dice Giuseppe.

    uno dei punti della poetica di Aristotele è proprio l’elevamento del personaggio, estratto dalla limitante dimensione del racconto, a modello universale. se fosse solo la messa in scena dell’amore estatico di una madre verso il figlio inabile a descriminare il bene dal male sarebbe impossibile l’astrazione tipica della tragedia greca.

  9. Vabbè adesso non impaludiamoci.
    Comunque:
    – autistico non è un sinonimo di ritardato mentale
    – l’autismo non è la conseguenza di una prima infanza infelice
    – Kevin, ai primi mesi, ha ciò che uno specialista riconoscerebbe essere un disturbo di tipo autistico. Durante la loro formazione “emotiva”, capita che i bambini autistici apprendano comportamenti anche negativi per suscitare in altre persone reazioni che li incuriosiscono.
    – il Kevin adolescente non sarà autistico, ma comunque ha dei forti disagi psichici. Un conto poi è analizzare un’opera artistica, un altro la realtà delle stragi per mano di adolescenti. La forza emotiva del tema e la verosimiglianza del film a me hanno, forse banalmente, portato all’immedesimazione. Nella realtà, non credo che esista il “Male”. Se poi lo si vede nelle sociopatie (come Kevin), in certe manie o deliri, più che alle tragedie greche si torna alla caccia delle streghe.

    /p

  10. ma nessuno ha scritto né lasciato intendere che autismo sia sinonimo di ritardo mentale… abbiamo solo notato, sia io che affasf, come il comportamento di kevin infante fosse volutamente e ripetutamente raffigurato come consapevole, o lucido che dir si voglia. e il notare la rappresentazione di kevin cattivo fin dalla nascita non serviva a cercare una reincarnazione del Male, ma a mettere da parte, o quantomeno minimizzare, interpretazioni sociologiche o pedagogiche, dove più forte mi sembra il rapporto citato su, quello di rispecchiamento fra madre e figlio. d’altra parte, oltre agli svariati indizi e al finale, il film inizia con la madre che immerge il viso nell’acqua di cui è ricolmo il lavandino, e il volto viene sostituito con un taglio invisibile di montaggio con quello rassomigliante del figlio.

  11. è falsamente interpretabile, ovviamente, questa sincera volontà di fare del male, da fuori, nel mondo reale, ma nella finzione filmica dobbiamo guardare con gli occhi dello spettatore di una produzione ad hoc, e dare per buono quello che l’estetica dei comportamenti ci svela.
    ho usato dei termini impropri me ne rende conto, non ho studiato psichiatria o neuropsichiatria, ma il succo rimane lo stesso.

    altro film affine che sarebbe bello discutere è Tyrannosaur (2011).

  12. tyrannosaur fino ad ora l’ho volutamente evitato, mi sembrava davvero troppo cupo per quelle che al momento sono le mie forze. però credo che alla fine cederò.

  13. Pingback: Noi siamo Infinito – The Perks of Being a Wallflower (Stephen Chbosky 2012) | SlowFilm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...