Cashback (Sean Ellis 2006)

cashbackCashback, il cortometraggio (visibile qui), nasce nel 2004, viene nominato all’oscar, vince una quantità di altri premi e diventa lungometraggio nel 2006. Il film di Sean Ellis è sufficientemente singolare e piacevole da non trovare alcuna distribuzione in Italia.

Il corto è stato completamente trasferito (non rigirato, proprio implementato) nel Cashback di un’ora e mezza, e in effetti è quella l’ossatura, vengono da lì le scene che danno tono alla cosa, caratterizzate non secondariamente da un’originale (cioè inusuale per la mancanza di (auto)censura, ma anche esteticamente peculiare) rappresentazione della nudità, delle forme femminili, della ricerca di volti e corpi in cui ritrovare la bellezza.

L’insonne Ben Willis dedica le sue otto ore extra al turno di notte in un supermercato, dove ognuno ha un suo modo per ingannare, letteralmente, il tempo. Il film, per raggiungere il giusto minutaggio, introduce Ben in una storia d’amore travagliata, moltiplica le situazioni pseudoromantiche e grottesche, ma nel complesso conserva il suo spirito non quieto. La regia di Ellis e la fotografia di Angus Hudson isolano frontalmente i personaggi, ponendo dietro di loro una vertigine luminosa, collezionando una serie di nature morte, inserite nelle fughe prospettiche di infiniti scaffali colmi di prodotti colorati, ordinati, tutti uguali. Quello di Ellis è una sorta di minimalismo barocco, uno sguardo evidente e ripetuto che riesce (quasi sempre) a evitare le leziosità dell’indie. Ben è un aspirante pittore, e nell’insonnia e la noia provocata dalle otto ore di lavoro ottuso trova il modo per congelare il tempo, per osservare persone e corpi da disegnare, per pensare e andare altrove. La manipolazione del tempo è la base della struttura registica del film: i due movimenti, reiterati, che scandiscono la storia consistono in esasperati ralenti ed efficaci scene in still life, dove Ben è l’unico a muoversi in spazi da esplorare, e sognare di modificare.

Che lo spirito del film sia piuttosto lontano dai sentimentalismi indie, spesso stucchevoli, lo dimostra anche la natura dell’opera seconda di Ellis, il thriller psicologico The Broken (2008), da noi ugualmente inedito. E allora dispiace un po’ dover appuntare a Cashback un’insistente voce narrante fuori campo, a volte veicolo di riflessioni da diario col lucchetto a forma di cuore, e il ricorso a una chiusura solita e addomesticata, sia nel contenuto che nella scelta visiva (e musicale). Diversamente, l’apprezzamento sarebbe stato più pieno e convinto, ma forse Cashback avrebbe rischiato di non essere visto neanche nei cinema meno selettivi dei nostri.

(4/5)

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5 thoughts on “Cashback (Sean Ellis 2006)

  1. il lungometraggio si fa guardare con piacere; anche se i miei ricordi sono un po’ offuscati. la voce fuori campo è un must da additare all’efficacia, che porta a reiterare certi stilemi non poco noiosi; uno degli ultimi che ne ha fatto un uso spropositato ma elogiabile, Submarine, pecca di quell’indie malizioso cui hai fatto riferimento. d’altronde mi viene spontaneo, e forse irrazionalmente, confrontare film del genere con i lavori di Anderson, per l’ironia adolescenziale e innocua, e obbligatoriamente deprezzarli nel confronto.

  2. ciao raphaelis, d’accordo su submarine, film che ho visto e dimenticato mentre ancora scorrevano i titoli di coda. e wes anderson (autore che adoro) in effetti ha fatto scuola. una scuola non sempre ben frequentata.

  3. sono sempre io, non so perché mi ha loggato con quel nome. la tecnologia mi ucciderà.

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