Tyrannosaur (Paddy Considine 2011), Chronicle (Josh Trank 2012), 24 Hour Party People (Michael Winterbottom 2002)

Prima regia dell’attore Paddy Considine, il britannico Tyrannosaur è un pugno allo stomaco da non schivare. Joseph / Peter Mullan è un vedovo iracondo che nasconde la propria tristezza dietro la facciata violenta; un giorno incontra Hannah, donna sposata a un uomo per niente a modo, l’inquietante Eddie Marsan. Si tratta di una delle storie d’amore più grigie e sgangherate di sempre, in un intreccio essenziale che avvolge immagini e personaggi realistici e crudeli. Mullan conserva in ogni momento un’eleganza istintiva e insopprimibile, e tutto sommato non ci si stupisce che il più sano e assennato risulti essere lui.

(4/5)

Chronicle è il film per la cui descrizione tutti hanno aggiunto al dizionario l’espressione found footage, e non vedo perché io dovrei essere da meno di tutti. Dicesi found footage l’espediente portato nell’epoca moderna da The Blair Witch Project e utilizzato in una marea di film tendenzialmente horror come Cloverfield, Troll Hunter o quell’inspiegabile schifo che è Paranormal Activity. Cioè si simula che il film sia fatto da un collage di riprese amatoriali, o inconsapevoli, insomma non finzionali. La buona notizia è che, al contrario di quel che accade di solito, il cameraman principale questa volta non è uno snervante coglione assoluto (per la descrizione degli orrendi sintomi che solitamente accompagnano il found footage rimando a Troll Hunter), ma addirittura l’attivo protagonista, e il tema del film consente che non tutte le inquadrature siano soggettive dondolanti. Si tratta infatti di tre ragazzi che acquisiscono dei superpoteri: spostano gli oggetti col pensiero (già, anche la videocamera), volano, fanno cose, manco a dirlo si lasciano prendere la mano. Si sa, l’animo umano è volubile e da grandi poteri derivano MORTE E DISTRUZIONE. Sì, c’è del Misfits, ma molto di più c’è di Akira. Anzi, Josh Trank mi ha convinto così tanto – la resa degli effetti è ottima, il film quasi sempre teso e offre alcune sequenze notevoli – che mi ha persuaso che l’estetica movimentata e digitale, telegiornalistica, potrebbe essere un modo sensato di impostare la trasposizione live del capolavoro di Otomo (progetto travagliato di cui ho perso le tracce). Al cinema dal 9 maggio.

(4/5)

Ultimo, ma veramente ultimo, 24 Hour Party People, film che m’era sfuggito. Non che sia brutto, ma Winterbottom ripercorre 20 anni di musica inglese attraverso la storia del produttore Tony Wilson, cavalca la New Wave di Manchester, mette in scena Joy Division, Sex Pistols e disco music disco music. E ancora: si droga, si butta sul demenziale e il montypythoniano, parla direttamente allo spettatore, e la città operaia e la cultura e evoca l’epica. A parole. Parla in continuazione di leggenda ma disinnesca tutto, trattando ogni vicenda, stupida o drammatica, con lo stesso tono, un po’ piatto e con un uso meccanico della punteggiatura. E allora il film appassiona poco, ed è un peccato, con tutto quel ben di Dio.

(3/5)

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7 thoughts on “Tyrannosaur (Paddy Considine 2011), Chronicle (Josh Trank 2012), 24 Hour Party People (Michael Winterbottom 2002)

  1. L’unico visto è 24 hour che ho detestato con tutto il cuore. Lo hai visto Closer? Non ricordo proprio, il mio cervello non trattiene più informazioni.
    Recupero Tyrannosaur ed attendo l’altro, sembrano entrambi interessanti.

  2. ciao aliciue (l’altra sera dalla bignardi c’era una che parlava così, ciao aliciue, suai la riciuerca è l’ultima speronza). closer lo vidi, mi piacque (senza strapparmi i capelli, lo ricordo un po’ troppo estetizzante e “poetico”), è una cosa molto diversa, sicuramente riuscita meglio.
    tyrannosaur temevo fosse troppo cupo truce inguardabile, invece è molto triste ma da vedere. se non fosse per le cose che succedono nel film, direi quasi che ha una sua leggerezza.

  3. ho apprezzato Tyrannosaur per la tetraggine della cifra stilistica che non si riduce, come molti film, a poetare vacuamente o ostentare una brutalità simbolica surrealista (per quanto li ammiri, manca sempre qualcosa di ‘spontaneo’ e poco concettuale in Roy Andersson e Dumond, per esempio).

    adolescenti + superpoteri= il botteghino esplode.

    parlando di documentari sulla musica, sto aspettando l’ennesimo sul black metal, stavolta però diretto da Sion Sono.

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