L’amore che Resta – Restless (Gus Van Sant 2011), Sound of Noise (Ola Simonsson, Johannes Stjärne Nilsson 2010)

L’amore che Resta (Restless), ultimo Van Sant, non può lasciare freddi. Emozionalmente è un film che distrugge, anche se non è la pellicola più originale e riuscita dell’autore. La storia d’amore nera e senza futuro di Enoch e Annabel ricorda quella di Harold & Maude, condivide con il film di Ashby del 1971 l’intima fragilità della coppia, la comprensione che ognuno ricerca nell’altro, la lotta con il resto del mondo in difesa della propria diversità, la visione grottesca della morte esorcizzata con invenzioni e giochi fantastici.

Manca qualche colpo da maestro che avrebbe fatto de L’amore che Resta un film memorabile, mentre Van Sant sceglie una regia limpida, pulita, non particolarmente riconoscibile. E, d’altra parte, il film sembra avere qualche incertezza nella scelta del registro, frequentando a tratti un’ironia cupa e nichilista, per poi tornare a una costruzione della storia e dei personaggi più solita e in un certo senso rassicurante.

(3,5/5)

Sound of Noise, degli svedesi Ola Simonsson e Johannes Stjärne Nilsson, è un film bizzarro, il che rappresenta già un punto a suo favore. Tratta le sortite di sei percussionisti situazionisti, impegnati a frastornare la città con anarchiche performance musicali. L’obiettivo è l’arte, la bomba metaforica, la scossa derivante dai raid in banca o in ospedale dove ogni cosa diventa strumento musicale, dai timbri allo schiaffeggiamento di un addome flaccido, ai soldi triturati da una macchina per distruggere i documenti.

Il film, in Italia non distribuito, riprende l’idea dell’omonimo cortometraggio di dieci anni precedente (visibile su vimeo). L’inventiva che dimostra nell’esecuzione delle sortite musicali e la costruzione serrata fanno di Sound of Noise una pellicola gradevole, originale, spesso divertente. L’esigenza di dare al tutto una struttura narrativa viene soddisfatta solo in parte da un filo conduttore, teso dal poliziotto Amadeus, concettualmente non del tutto chiaro. Se in qualche modo si fosse riusciti nell’impresa impossibile di riprendere dal vivo le performance musicali (cosa che non accade, e non tutti i suoni sono plausibili), sarebbe stato bellissimo.

(3,5/5)

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2 thoughts on “L’amore che Resta – Restless (Gus Van Sant 2011), Sound of Noise (Ola Simonsson, Johannes Stjärne Nilsson 2010)

  1. io ‘restless’ l’ho trovato bello assai per l’assenza di gravità. mica è facile raccontare la morte senza incedere nel patetico? non c’è sofferenza, solo attraversamento del dolore, che è cosa diversa. tutto con candore, come dovrebbe essere, come ci dimentichiamo di far essere. la drammaticità di van sant è proprio là: nella rivelazione della crudele semplicità di ogni cosa, finanche della morte, inutile strapparsi i capelli. meglio godersi il tempo dei saluti. è per questo che ci sta bene il lavorare di levare del regista, nessun colpo di genio, vero. ma va bene così. così è la vita, così è la morte. senza orpelli.
    s.

  2. ciao s., questo di van sant è un film che trovo migliore nel ricordo che durante la visione. continuo a credere che i punti deboli non manchino, e che qualche tocco d’originalità sia lecito aspettarselo, da un autore che spesso ha praticato un cinema più personale. il film, comunque, è valido e interessante.

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