Molto Forte, Incredibilmente Vicino (Stephen Daldry 2012), Another Earth (Mike Cahill 2010)

Qualche segnalazione prima di (provare a) riprendere il ritmo.

Si prefigurava già come una sfida difficile, per Molto Forte, Incredibilmente Vicino, il confronto con il precedente bel film di Liev Schreiber, tratto dal primo ottimo libro di Jonathan Safran Foer Ogni Cosa è Illuminata. La sfida, meglio dirlo subito, è stata inesorabilmente persa. E anche il materiale di partenza, il secondo libro di Foer, per la verità non è all’altezza dell’esordio. Ma rimaniamo sullo schermo: impianto patinato da (aspirazione all’)Oscar invece del piccolo film dalle scelte intelligenti, retorica poetica esplicita e insistita invece della ricerca dei personaggi e dei luoghi. Certo Molto Forte, Incredibilmente Vicino è doloroso, perché doloroso è il suo ancoraggio col reale (il dramma di un bambino che ha perso il padre nell’11 settembre), ma non sembra un film in grado di regalare una lettura particolare o necessaria.

(2,5/5)

Another Earth è un film del 2010, arrivato da noi a metà maggio, in tre sale. Non mi sembra, però, una di quelle occasioni in cui si possa urlare al piccolo capolavoro nascosto. Mike Cahill dirige e contribuisce a scrivere (con Brit Marling) un film interamente dedicato a costruirsi come un’opera di fantascienza umanistica e problematica, guardando ostentatamente a Tarkovskij, all’impresa riuscita da Moon, e ricordando il coevo Melancholia (il film di von Trier è di tutt’altra qualità, ma un paio di coincidenze sono sorprendenti).

Dalla Terra appare improvvisamente visibile un altro pianeta, che risulterà essere la copia perfetta del nostro. Le implicazioni della scoperta s’intrecciano con la vita di Rhoda, sconvolta da un incidente d’auto da lei provocato. Spunti interessanti, quanto trattati in forma immediata, mai arricchiti da digressioni, dettagli o particolari. Suggestioni ripetute e spiegate, e messe in scena da una regia fatta da camera a mano superflua, fastidiosi piccoli zoom, in un tentativo poco originale di movimentare un quadro che contiene davvero poco; Another Earth urla il suo voler sussurrare.

(2,5/5)

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2 thoughts on “Molto Forte, Incredibilmente Vicino (Stephen Daldry 2012), Another Earth (Mike Cahill 2010)

  1. Another Earth mi è piaciuto assai. L’unico paragone con Melancholia è che anche lì c’è un pianeta “nuovo”. Non ne ho trovati altri. Qui il pianeta rappresenta il doppio: se quell’effetto “sliding doors” non è molto interessante, scoprire l’esistenza tangibile di un doppelganger è allucinante. La scena della scienzata che stabilisce un contatto radio con il pianeta gemello e si ritrova a parlare specularmente con se stessa, è da brividi. Belli sono anche tutti gli interventi televisivi.
    La storia dei due protagonisti, nonostante i rischi, non è mai melensa, ed è molto intelligente e toccante che una delle caratterizzanti di Rhonda sia l’estrema umiltà.

    /p

  2. infatti ho scritto di un paio di coincidenze con melancholia. una è lo stare col naso all’insù a guardare un nuovo pianeta; la seconda, abbastanza sorprendente, è una protagonista donna che di notte nuda s’immerge nella luminescenza del pianeta stesso, in due scene che hanno anche un senso molto simile.

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