Cosmopolis, Nancy Babich.

Le piccole ossessioni fanno stare bene. Quando ritorno automaticamente su alcune sensazioni che nascono da film, libri, associazioni, provo un piacevole senso di coerenza. Cosmopolis erano in questo momento il film e il libro necessari, dotati della freddezza e ineluttabilità che trovo in molte delle opere che amo, e la dedica di DeLillo a Paul Auster che subito porta in territori conosciuti e ricordi tardo adolescenziali.

Quando un film e un libro sono così vicini, buona parte del piacere può nascere dall’incontro dei due diversi codici. Il film di Cronenberg riporta quasi interamente le parti dialogiche del libro di DeLillo, vuole e riesce a mutuare anche il timbro dell’intera opera. Tutto quanto è attorno alle parole cambia nelle diverse possibilità della persistenza: parte di entrambe le storie si svolge in una limousine bianca, ma solo nel film la capsula è sempre visibile, la separazione fra interno ed esterno e la riduzione dell’auto a superficie sempre evidente. Mentre un libro, dal canto suo, può rinchiudere il lettore e i personaggi in uno stile di scrittura, ad esempio ostentando la punteggiatura

– Un taglio di capelli comprende. Associazioni mentali. Calendario alla parete. Specchi dappertutto.

Frammentario, paranoico e autodistruttivo, infettivo, immediato ed elusivo, Cosmopolis è la piccola ossessione dell’anno. Ossessiva è l’idea d’isolamento, il sughero nell’abitacolo barriera inutile per i rumori antichi e stratificati della città, ma essenziale nella sua presenza. L’aspirazione asettica del capitalismo in strettissima simbiosi con gli impulsi animali esal(t)ati dal protagonista, che della finanza è la provvisoria incarnazione. La continua certezza che tutto sia superato e inadeguato, tutta la tecnologia che corrisponde e riflette il capitale – ma il denaro, i numeri, sono più astratti, più perfetti, più veloci – , mentre persiste il fascino maleodorante degli istinti. Le pulsioni sessuali e la ricerca di confronti fisici e reali, nella disperazione l’attrazione morbosa verso il proprio carnefice e infine la certezza, per tutti, di non poter ricevere la salvezza.

La mutazione di Eric dura un giorno, il tempo del suo viaggio, ma racchiude un intero arco di esistenza, un lasso temporale sufficientemente ampio da rendere superato e obsoleto Eric stesso.

DeLillo deve racchiudere i suoi dialoghi in altre parole, in mancanza di una cornice visiva immediata, e nella sua opera, curiosamente, trovano spazio scene più cinetiche e cinematografiche di quelle costruite da Cronenberg. Il Cosmopolis al cinema è anche più antispettacolare e teorico – fino all’intransigenza – del testo originale, è evidentemente interessato al succedersi dalle frasi e le sigilla, sterilizzando le possibilità d’azione e digressione e i sospetti di umanità, che pure DeLillo vuole ancora instillare.

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10 thoughts on “Cosmopolis, Nancy Babich.

  1. Come ti capisco…Immagina per me aver letto e adorato Cosmopolis e atteso anni un film che arriva da uno dei miei registi “del cuore”…Che arriva dopo un altro grande lavoro, altrettanto atteso e soddisfacente (ma qui siamo in pochi, anche perchè pochi credo siano un po’ “dentro” la narrazione psicoanalitica…), A Dangerous Method

  2. ciao lisa. ho visto il film prima di leggere il libro e un certo sapore me l’ha dato. che le due opere restituiscano tutto sommato un tono differente (specialmente nella definizione finale) credo sia giusto e in tutti i casi auspicabile. devo rivederlo a casa in originale, per chiudere il cerchio.

  3. Tra tutti quelli a cui è piaciuto tu sei quello che riesce a spiegare meglio perché gli è piaciuto. E devo dire che più passa il tempo più il tuo giudizio si raffina. A me non è piaciuto, lo sai, eppure per come ne scrivi se non lo avessi visto correrei al cinema.
    Una cosa simile mi capitò anni fa, lessi insieme al mio migliore amico American Psycho: a lui piacque alla follia a me fece cagare. Peró ne parlammo a lungo e piano piano riuscii a capire il senso dell’opera. Perché che il libro sia più profondo del mero racconto di una serie di omicidi e di due recensioni di CD è palese per chiunque. Tuttora mi fa cagare, ma almeno non sento di aver buttato delle ore. Ecco chissà che non succeda la stessa cosa con Cosmopolis (di cui devo ancora leggere il libro). Forse però sono io che non riesco a digerire la coppia psicosi distruttiva-mondo della finanza. Ti tengo aggiornato.
    Nancy Babich

  4. ciao compagno pillole, e grazie per l’apprezzamento. anche io quando leggo pareri che partono da giudizi differenti, ma che mi sembrano sensati e appassionati, trovo la cosa interessante. riguardo la coppia psicosi-mondo della finanza, quest’ultimo mi sembra così astratto da demolire le reticenze. il denaro e ilo mercato sono un puro flusso di numeri, una legge ormai naturale autoimposta dall’uomo che regola le esistenze. si lega così perfettamente all’animo paranoico e incongruo del film (e del libro), e da un po’ a me sembra che il pensiero e il linguaggio paranoico siano gli unici sinceri e significativi, a volte quasi sani.

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