Aw c’mon

La coppia Jason Reitman Diablo Cody è davvero letale e spietata nell’addomesticare il vuoto, in Young Adult (3/5) in una forma meno leziosa di Juno ma ancora autocompiaciuta. Non è nella piccola critica sociale il problema, non nell’adeguata Charlize Theron che avrebbe potuto fare un buon film, non nella ricerca di ricordi che avvicinino lo spettatore, ma nella falsità che dichiara il film quando vuol dirsi originale. Dovrebbero avere il coraggio d’essere banali, o il talento per distrarre le idee dall’abitudine che le ha generate. La scabrosa banalità, il cliché infallibile che si ha dell’attore maledetto e americano è I’m Still Here (3/5), Joaquin Phoenix ripreso da Casey Affleck in una falsa crisi d’identità e un tentativo di trasformarsi in cantante barbone hip hop. E l’attore che tira di coca e va a puttane, instillando nello spettatore il dubbio che quell’ovvio spaccato di realtà non sia stato debitamente contraffatto. Una provocazione futile, che ha come leva un’idea profondamente restrittiva del cinema, forse largamente condivisa. E se tutto rotola e affanna nei falsi documentari, immobilizza ogni cosa Greenaway in Nightwatching (3/5), un ritorno a Compton House, alla pittura e alla minaccia del deterioramento o la privazione dello sguardo, un’adesione compiuta e completa alla verbosità e narratività teatrale, frontale, calda, bisognosa di sentirsi artistica in un senso più classico e riconoscibile del solito. Quadri naif colorati e stilizzati nell’animazione bidimensionale di Une Vie de Chat (3,5/5), piccolo e garbato film di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol. C’è un gatto dalla doppia vita, un ladro elegante, una bambina malinconica, un’avventura e un uomo molto cattivo. Un pugno di personaggi diversamente segnati dal passato in una favola che semplifica i toni realistici senza banalizzarli. Irreale ma non particolarmente divertente è invece The Good, The Bad, The Weird (2,5/5) di Jee-woon Kim, all’inseguimento sfrenato della follia e della meraviglia il film coreano che ricorda spaghetti e Leone, pur essendo passato per le nostre sale, non ha un grammo del genio anarchico dell’immediato precedente nipponico e miikiano Sukiyaki Western Django. Costruisce attese e vicoli ciechi e poi non sa mantenere le promesse. E infine un De Niro nuovamente sensato assieme all’impeccabile Paul Dano in Being Flynn (3,5/5), storia bukowskiana di un aspirante scrittore bukowskiano con figlio bukowskiano. Dal regista di bocca buona Paul Weitz un’opera sufficientemente piena di paure e di rabbia, intolleranza e tentativi d’adattamento alla vita.

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4 thoughts on “Aw c’mon

  1. ahah! Lo so… ma io ho scoperto di amare Cody solo grazie al tuo disprezzo. Manco lo sapevo che era creatrice di tutta roba che mi piaceva…

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