Jeff, who lives at home (Mark Duplass, Jay Duplass 2011)

Film trasmessi negli ultimi due giorni in cui si esegue musica di Satie: Il Velo Dipinto di Curran, Al Lupo al Lupo di Verdone. Nel primo Naomi Watts lo strimpella sullo scassatissimo piano di suore francesi in Cina, nel secondo l’alleviano Rubini suona il pianoforte a coda della villa della ricca amante dell’artista padre. Al Lupo al lupo ha una regia assurda, con delle ripetizioni e lungaggini inspiegabili. Nel film anche la piscina termale di Bagno Vignoni, già nel Tarkovskij meno bello di Nostalghia.

Fra Baumbach e W. Anderson, l’indie familiare Jeff, who lives at home dei fratelli Duplass, Mark e Jay; con l’efficace fisicità di Jason Segel e Susan Srandon in uno dei ruoli più sensati degli ultimi anni. I due registi fingono d’osservare il mondo con distacco, ma costruiscono con attenzione l’estetica casual. Controllano lo spettro cromatico, lo tengono su toni neutri. Raccontano situazioni minimali con dialoghi efficaci, dove l’ironia e i momenti drammatici possano avere il massimo risalto. Rispetto a film simili – Greenberg e Darjeeling – Jeff si tiene su un livello più superficiale, senza calcare la mano su mancanze esistenzialiste. In Jeff le cose, le persone, i rapporti si riparano. Che questo a volte accada, è bello.

(3,5/5)

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