Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno – The Dark Knight Rises (Christopher Nolan 2012)

Quello dell’incredibile successo di Christopher Nolan è un fenomeno planetario più complesso e misterioso di quanto si pretenda siano i suoi film. Negli ultimi anni si è imposto come indiscusso capofila dei “blockbuster intelligenti”, opere capaci di incassi spaventosi senza invischiarsi del tutto nell’immobilità dei cliché. Per quanto ci si dovrebbe chiedere se questi film siano davvero capaci di allontanarsi dai meccanismi e i contenuti più classici e collaudati, la realtà è che il lavoro di Nolan è andato ben oltre questa dimensione. Diventando il luogo dove ricercare sorprese estetiche, narrative e filosofiche, in genere fintamente celate in costruzioni che ricercano più la moltiplicazione delle linee e dei piani, che la reale complessità o profondità.

La saga del Cavaliere Oscuro, in particolare, è stata accolta con l’attesa e il trionfo riservato alle rivoluzioni, probabilmente anche per il ricorso a un approccio duro e maturo, alla Michael Mann, che ha incontrato la ricerca di legittimazione e di quarti di nobiltà che desideravano gli appassionati del genere.

Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno è il contenitore di una molteplicità di frammenti, nomi, richiami interni, suggestioni e tentativi di suggestione, e sarebbe davvero noioso provare a stabilire la reale efficacia anche solo di una parte degli stessi. Rimane l’idea di un film che cerca la sua grandezza nella disgregazione delle storie, segmentate da un montaggio tanto secco e immediato nel lasciar seguire tempi e luoghi differenti, da apparire in alcuni momenti addirittura rozzo. L’impressione è che il regista, come già dichiarato con Inception, si senta stretto nella progressione lineare dettata dal mezzo. Il Cavaliere Oscuro prova ad allontanarsi da quella dimensione ma, conservando il contenuto classico del film d’azione, per quanto apparentemente denso di antieroi, finisce col costruire un’epopea senza pathos, lasciando che la frammentazione prevalga anche su quanto costruito nelle scene precedenti.

Se il villain Bane risulta quindi piuttosto riuscito attraverso la fisicità e le capacità di Tom Hardy, uno degli attori più interessanti e singolari in circolazione, la sua parabola appare incredibilmente poco curata e inefficace. E la rivisitazione del personaggio di Catwoman, ben vestito da Anne Hathaway, finisce per appiattirsi sulla riproposizione di episodi stanchi e (pre)visti. Bruce Wayne, poi, sembra cercare la propria identità e profondità in quello che somiglia molto a un ininterrotto piagnisteo deprimente.

Questo Batman in maniera più evidente un po’ sgangherato, trova però in questa dimensione anche il suo lato più divertente, quando mette in scena un’assurda corsa all’apocalisse, immergendo Gotham in un’atmosfera surreale e anarchica, senza preoccuparsi più di tanto di rendere il passaggio plausibile. Il richiamo è ancora una volta all’anima intimamente e istintivamente violenta di una Gotham City isolata dal mondo, anche perché ideale e completa incarnazione dello stesso. Da qui ai titoli di coda, passano le scene di un melodramma al tempo stesso sovradimensionato e sottotono.

(3,5/5)

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8 thoughts on “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno – The Dark Knight Rises (Christopher Nolan 2012)

  1. Volevo votare uno dei due di Schumacher per il LOL poi però ho fatto la persona seria e votato il Cavaliere oscuro.

    A me sembra che il problema vero del film sia a livello di scrittura. Sembra un film scritto in maniera veloce con soluzioni tirate via per i capelli. Che poi a livello globale devo dire che il film mi è piaciuto, solo che mi é sembrato meno autonomo rispetto al suo essere una macchina da soldi degli altri due.

    Sul finale poi sono d’accordo al 100%, è un film di super eroi per la miseria, che altro ci si poteva aspettare se non la botte piena e la moglie ubriaca?

    Ciao

  2. In effetti la scrittura sembra carente. O meglio, fatti ed eventi sembrano attaccati un po’ a casaccio a un certo punto, a volte anche ammazzando il ritmo.

  3. ciao pillole e cineblob. sì, molto la scrittura, ma anche l’impostazione di regia e montaggio credo parta da scelte riguardanti la modalità narrativa, ma si perda in una costruzione poco chiara che non riesce a individuare un’alternativa realmente efficace per la costruzione del racconto. sono cose che trovo spesso nei lavori di nolan.

  4. giusè, ma come cazzo l’hai scritta sta recensione?

    hahaha, scusa dai, però è un pò frammentata nel ritmo ;)

  5. Come ho scritto da me, l’ho trovato un gran bel film,l’ideale conclusione di una trilogia splendida. Non l’ho trovato il migliore dei tre (preferisco leggermente il primo) per il solo fatto si tratta dell’episodio più commerciale e buonista, ma forse era inevitabile, e in fondo Nolan resta comunque un regista che, sebbene dotato di una tecnica e un talento smisurati, gira film per il grande pubblico (l’epilogo con strizzatina d’occhio finale agli spettatori ne è l’esempio più lampante). Per il resto, il film è spettacolare, divertente, con grandi interpreti, e sorretto da una valenza metaforica sui nostri tempi (la crisi globale, le storture della società moderna) che me lo fanno apprezzare ancor di più!

  6. ciao verdoux. tutto quello che tu dici lo ritrovo nel film, ma mi sembra che lo tratti con indulgenza mentre io lo interpreto con una sfumatura di negatività. non sono d’accordo con la tua lettura, ma perché tu abbia la possibilità di esprimerla mi batterò fino ad essere lievemente sudato.

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