Alps – Alpeis (Giorgos Lanthimos 2011)

Le persone sono fatte di parole, corpi e rapporti con altre persone. Questo sembra voler dire il cinema di Lanthimos, riportando i termini della sua analisi in un’amarezza impossibile da sfuggire, radicata nell’esistenza e nell’essere umano.

Alps è meno d’impatto di Dogtooth, ma altrettanto teorico, e anche più efficace nell’aprire la sua visione al mondo, invece di rinchiudere il mondo dentro la stessa. Evita il rischio che ad attirare l’attenzione sia una realtà particolare, che potrebbe essere erroneamente confusa con una descrizione bizzarra, agghiacciante, ma isolata nel suo significato.

Nelle sue storie di perdita e impossibili sostituzioni, Alps mostra l’estremizzazione di alcuni istinti, esigenze, paure, ma soprattutto procede allo svuotamento, al drenaggio silenzioso di quanto abitualmente costituisce l’individuo. Svuotamento dei corpi, della loro capacità di relazione e della densità, fino a renderli del tutto accessori – e attribuendogli in questo modo una pura forza figurativa; svuotamento delle parole, attraverso meticolose operazioni di revisione dei significati, di distacco dal senso, di svelamento dell’artificialità del meccanismo di corrispondenze; svuotamento dei rapporti, nell’incapacità di coltivarne, di comprendere ruoli sociali che continuano comunque a esercitare una forte pressione. Il fatto stesso che il mondo, svuotato, sia oggetto di rappresentazione – registrazione e visione – genera la dimensione del film di Lanthimos: ancora più che ironico e cinico, pienamente paradossale, quindi intimamente realistico.

(4/5)

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12 thoughts on “Alps – Alpeis (Giorgos Lanthimos 2011)

  1. Per capire di cosa narri Alps sono andato a cercarmi una recensione intelligibile.

  2. gran parte di quanto scrivo dà volontariamente cenni minimi o nulli a “cosa narra” un film. per scoprirlo credo il modo più adeguato sia vederlo. se ti va dopo averlo visto torna a dirmi se la recensione continua a risultare non intelligibile.

  3. Dogtooth è stato girato in un contesto troppo stringente per i paradigmi del cinema di Lanthimos, che in Alps hanno potuto rivelare quello stesso meccanismo ma nella sua radicalità. La mancata aderenza alla realtà nelle convenzioni sociali viene colmata da protesi-simbolo arenate nel brullo paesaggio della fatticità, nell’affannoso rincorrere la significazione; e l’intera linea interpretativa e teorizzante viene affidata ad una fotografia asettica, imparziale e soprattutto senza volumi contenutistici, con un interesse direi morboso per i corpi ma mai nella loro concretezza plastica.
    “L’uomo è una sfera di significati che investe il mondo; nasce così quell’orizzonte intenzionale-valutativo in cui vi è l’articolarsi delle emozioni e dei significati e infine il costituirsi dell’oggettività dei valori”. L’uomo-sfera di Alps non ruota nel mondo, non trova attrito, con le conseguenze di cui siamo stati spettatori.

    Non mi stupirei se il film non dovesse riscuotere un successo plenario al di fuori della critica, visto il ripudio di ogni vezzo narrativo e allegorico a favore di un iperrealismo surreale dagli sfoghi gnoseologici.

    Uno dei miei top 10 del 2012.

  4. direi che ne abbiamo tratto impressioni molto simili.
    vedrò anche kinetta, e sto mettendo molta attenzione nel non scoprire prima cosa narri.

  5. La mia non voleva essere una polemica, però andando a rivedere le tue impressioni su Dogtooth
    (che ho visto) ho notato che fai una breve incipit del contesto narrativo e poi seguono le tue osservazioni/riflessioni sul film.
    Non pretendo di sapere “di cosa parla” ma solo il contesto, se possibile o opportuno.

  6. darkblue, hai ragione, ma in alcuni casi svelare quale sia anche solo il soggetto del film rischia di togliere molto fascino. i modi e i tempi in cui si rivela l’idea alla base di alpeis, infatti, sono una parte importante della sua costruzione. la vicinanza tematica con dogtooth (e almeno questa indicazione c’è), inoltre, mi ha fatto pensare che bastasse conoscere (o leggere di) quello per decidere se si avesse voglia di vedere un’opera simile.

  7. grazie per la tua risposta, va da sé che questo aspetto riguarda solo me. D’altro canto dato che il tuo blog è per me punto di riferimento per nuove conoscenze cinematografiche (molti film recensiti da te sono fuori dai soliti canali distributivi) mi sono permesso di fare quell’osservazione.

  8. Pingback: Kinetta (Giorgos Lanthimos 2005) | SlowFilm

  9. Pingback: Alps di Yorgos Lanthimos | PSICOLOGIA FILM FESTIVAL

  10. Pingback: Alps di Yorgos Lanthimos - Psicologia Film Festival

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