Killer Joe (William Friedkin 2011)

killer joe friedkin recensioneA considerare Friedkin il regista dell’esorcista ci si perde un mondo. Il suo horror è uno dei marchi più comodi per il marketing di genere – saranno un paio di dozzine i film più terrorizzanti dai tempi de L’Esorcista, ma film come Vivere e Morire a Los Angeles, Minsky’s e quest’ultimo Killer Joe gli sono nettamente superiori, capolavori o a un passo dall’essere tali.

Storia di bifolchi che si rivolgono a un poliziotto killer per sistemare degli affari di famiglia, Killer Joe è un meccanismo rodato e funzionante, un crescendo punteggiato di violenza e diretto a una sequenza finale disturbante come poteva esserlo un film dei ’70. Come può concepirlo Friedkin, che faceva i film dei ’70, e come codificò Peckinpah con Cane di Paglia. Nausea, repulsione, imbarazzo nello spettatore.

Il regista tratteggia i suoi personaggi con affettuoso sadismo, riuscendo a dosare l’ironia in modo da non renderli irreali. Non si entra nel grottesco tarantiniano; l’aggettivalizzazione derivata dal regista di Pulp Fiction sembra inevitabile ogni volta si tratti d’intrecci di violenza e personaggi dalle forti caratterizzazioni, ma Friedkin può fare da solo, lo faceva prima, continua a farlo.

Il mondo è sporco brutto e cattivo, in particolare nella sua parte americana, il pollo fritto può impastarsi di sangue, la macchina da presa può essere un rasoio.

(4/5)

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12 thoughts on “Killer Joe (William Friedkin 2011)

  1. [SPOILER, qui e in pressoché tutti i commenti – ndr]

    La scena del pompino con un osso di pollo si è già prenotata un posto nella memoria collettiva e il film è destinato a diventare un cult.

  2. i giornali qui ne hanno parlato malissimo. domani vado.

    p.s. dicci al tuo amico qui sopra che chi spoilera va all’inferno del cinema dove l’unico regista è moccia che firma i remake di zeffirelli.

  3. Fortuna che ogni tanto “passa in sala” qualche “GRANDE VECCHIO” a farci felici…
    Che altro dire……Resta solo “guardare”…..e GUARDARE ANCORA….
    FRANCO

  4. è un brutto inferno, quello. mr. bartz, è friedkin, è bello. fammi sapere.
    hola franco. s’è fatto aspettare un anno, ma direi che n’è valsa la pena.

  5. È un film che sicuramente turba per come riesce ad entrare dentro le carni di una famiglia in putrefazione e da lì partire per seguire le strade dei suoi membri.
    Però io sono uno dei pochi che pur trovandolo un buon film non si è spellato le mani con gli applausi.
    ATTENZIONE POSSIBILE SPOILER
    La scena del pollo poi l’ho trovata molto forzata, lunga ed in fin dei conti una pantomima piuttosto ridicola, ben diverso sarebbe stata un pompino vero.
    FINE SPOILER
    Ma in tutto questo il film lo considero un ottimo film, soltanto che ho la sensazione che gli manchi qualcosa, ma non so che cosa.
    Ciao

  6. è vero, è un film claudicante, misogino e con molte forzature. mi piace tantissimo: adoro questi vecchi americani che criticano duramente il loro paese e il loro sistema, e che ci mettono pure sesso e violenza, ma senza ghirigori, con una regia limpida, asciutta, già da classico. e dirigendo magistralmente gli attori, cosa alla quale di solito non faccio caso, ma qui sono tutti bravissimi. siamo lontani da un capolavoro come before the devil… di lumet, che pure raccontava cose simili e in una maniera simile. ma resta una gran bella domenica sera al cinema. oh, sì, adoriamo gli anni ’70 al cinema, quando pur tra qualche risatina nervosa degli spettatori, si avverte chiaramente che la situazione sta precipitando e questo ci crea brividi di piacere impiacentito.
    ob

  7. Pillole, neanche io mi spello le mani, e d’altronde neanche mi capita spessissimo. non è un film adeguato a generare un’ossessione, ma un buon film sì, dove si vede molta sapienza, mestiere e qualche zampata particolarmente azzeccata. non sono d’accordo sulla scena del pollo, anche se sembra essersi mangiata il film. la lunghezza esasperata è essenziale, perché risulti sufficientemente disturbante, e un pompino reale sarebbe stato meno significativo. poi, o sarebbe dovuto essere molto edulcorata, oppure avrebbe impedito del tutto la circolazione del film, e sarebbe stato un peccato.

    dottore, contento che ti sia piaciuto. è così, un film imperfetto e molto solido. il film di lumet è bellissimo (dovrei rivederlo, come tanti), molto più elegante. questo gongola nell’essere cattivo e un po’ ciarlatano. misogino non so, in fondo ne ha per tutti e le donne sono sostanzialmente più complesse e meno prevedibili degli uomini.

  8. Credo che il disagio di quella scena finale sia uno dei tratt distintivi del film e una delle sequenze che non solo lo avvicinano maggiormente al cinema dei 70 cui Friedkin ha dato un gran contributo (ai film da te citati aggiungerei anche Il braccio violento della legge), ma dimostrano una sicurezza e una personalità fuori dal comune. Quanto è difficile girare una scena così assurda, con personaggi che fanno cose così al limite e rimanere non solo perfettamente credibili, ma dare anche l’impressione che sia l’unica scelta possibile? E chiudere con un finale insieme così classico (per il noir) e insieme così deflagrante, con un’ambivalenza continua, una simpatia che si sposta di continuo da un personaggio all’altro… è segno di grandissima maestria.

  9. ciao nood, concordo su tutto. verissimo che uno dei punti forti sia nella costruzione dei personaggi, tutti estremi e convincenti, memorabili e importanti.

  10. Pingback: Mud (Jeff Nichols 2013). Dal Corpo al Fango. | SlowFilm

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