Blade Runner (Ridley Scott 1982) – Collector’s Edition 30° anniversario

blade runner collector's edition 30° anniversarioLa Collector’s Edition 30° anniversario in tre blu ray è la pubblicazione definitiva e appagante di Blade Runner. Contiene svariate versioni a un prezzo sostenibile, fra cui quella con la voce over del 1982, il director’s cut del 1991 e il curatissimo final cut del 2007. Più un mare di speciali, un libretto di foto e schizzi e una pacchianissima riproduzione dell’auto volante di Deckard in plastica davvero scadente. Non vedo come si possa chiedere di più.

È ancora possibile dire qualcosa su Blade Runner? Certo che lo è: i motivi che lo rendono un film diverso, una delle esperienze formative nel nostro lungo percorso di spettatori. Un film che si è fatto rivedere due volte in tre giorni, e che già potrei rivedere per la terza.

La seconda volta è stata la versione con la voce narrante di Deckard, che non rivedevo dai primissimi passaggi in tv e, meglio dirlo subito, (re)lega il suo fascino solo a quelle esperienze. Non sono necessariamente contrario alla voce da noir, che poteva essere ben accolta dalle atmosfere del film, ma il tono chandleriano è al servizio di un testo chiaramente scritto di fretta in una serata poco ispirata. La voce si limita a ripetere, esplicitare o sottolineare quanto si è appena visto, e a limitare il campo delle possibili interpretazioni, al servizio del finale posticcio e soprattutto del taglio che in questa prima versione salva Deckard dal suo destino da replicante, ritenuto troppo deprimente. Le scelte della produzione imposte nell’82 sono quelle utili a degradare un capolavoro a buon film. Se il Director’s cut, il vero Blade Runner pubblicato nel 1991, è il film di Roy Batty, questo è un tentativo di fare un più convenzionale film di Rick Deckard, concentrando l’attenzione su di lui e sulla sua umanità, senza peraltro riuscire a inventare nulla, se non un banale richiamo alla ex moglie.

blade runner 30° anniversario pris batty

Ma Blade Runner, il capolavoro, è il disperato film di Batty. Che nella versione in blu ray acquista una perfezione visiva di per sé sorprendente, emozionante se si considera che il punto di partenza è una pellicola di trent’anni fa.

Inarrivabile per la cura estetica, per la costruzione della narrazione e dei personaggi, per l’integrazione della musica nella storia e nel mondo, Blade Runner non invecchia perché fatto di luce. La luce che delimita e taglia gli spazi, che disegna sulle pareti quando viene da fonti in movimento, la luce di crepuscoli artificiali. La pulizia del final cut dà nuova vita alla luce, che è quella dei neon, dei manici d’ombrello e delle ombre definite che abitano le architetture espressioniste, o ipermoderne, o gotiche – che Oshii ci fa ritrovare in Ghost in the Shell.

Impossibile stancarsi della luce, e assieme a questa Blade Runner è film di occhi – più ancora che di sguardi. L’occhio che si apre assieme al film, riflettendo i bagliori del fuoco che esplode da una distesa di ciminiere e palazzi ghiacciati. L’occhio che non guarda, piuttosto è lì per essere osservato, per indicare le proprietà e i limiti di chi lo possiede. I riflessi delle pupille tracciano il confine fra vero e falso, fra umani e replicanti, fra ricordi vissuti o indotti. Occhi artificiali di gufo, occhi ghiacciati, o spinti nelle orbite fino a uccidere il proprio creatore, sono porte d’accesso verso la definizione dell’identità.

L’aspetto teorico e quello estetico, in perfetta sintonia, sono sostenuti da un impianto narrativo altrettanto curato ed efficace. Blade Runner si racconta per macrosequenze, dense e significative, grandi capitoli che mostrano sempre i personaggi avendo cura di definire a ogni passaggio un dettaglio del loro mondo, della folla, o dell’ambiente particolare in cui si muovono, cercano, giocano – come bambini, sono giovani – e si uccidono. Non si costruiscono raccordi né ritmi da montaggio alternato, piuttosto si cerca l’immersione costante in ogni situazione, seminando i dettagli all’interno del quadro. E ancora una volta si ripercorre la ricerca furente di Batty, personaggio, al contrario del suo cacciatore, dotato di tragica consapevolezza.

(5/5)

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13 thoughts on “Blade Runner (Ridley Scott 1982) – Collector’s Edition 30° anniversario

  1. Interessanti le conclusioni sui dettagli visivi. Ma non trovi che le versioni dopo quella del ’82, confermando lo stato di replicante di Deckard, tolgano pathos alla storia? Se prima era una lotta tra l’uomo e la macchina, con la macchina che alla fine capisce il valore della vita e lascia Ford vivere, nelle altre versioni sono due replicanti che si confrontano e si perde un po’ il senso.
    Che poi è possibilissimo che io sia affezionato alla versione dell’82 perché è quella che ho visto prima e di cui mi sono innamorato e trovo tutti i motivi per cui è preferibile.
    [pekka]

  2. ciao pekka. non so, non credo che il confronto fra replicante mitighi il senso e l’impatto del film, anzi mi sembra che aggiunga allo stesso ulteriore cinismo e maggiore modernità. in questo modo la storia scantona da una tematica più vicina all’emarginazione di una “razza” considerata inferiore, o quantomeno subalterna, perché creata dall’uomo, per spostarsi sull’identità di ognuno, sottolineando la confusione, il dubbio, la difficoltà nel mettere a fuoco anche idealmente le esperienze reali da quelle inoculate. portando deckard fra i replicanti, inoltre, tutti i protagonisti diventano marionette, e quelli che possiamo ancora supporre siano esseri umani sono decadenti, cinici e tendenzialmente inerti, privi d’iniziativa.
    oltre questo, dal punto di vista che tocca specificamente la resa e la riuscita filmica, come scritto anche su, mi sembra che la “conversione” dovuta ai tagli postumi e alle soluzioni aggiunte non riesca a celare la natura originaria del film, operando con mezzi molto meno raffinati di quelli scelti originariamente dagli autori.

  3. il finale dell’82 è fatto di ritagli dell’inizio di shining. lo so che lo sai, ma dovevo scriverlo.

    poi aggiungerei che moebius non c’è, ma si vede. che daryl hannah è un profilmico di prima categoria. e che peccato che ridley scott si sia rincoglionito che se lo incontro mi deve restituire i venti euro di prometheus.
    ob

  4. primissima categoria. la foto l’ho messa apposta per non doverlo neanche dire.
    col trailer di prometheus ci avevo un po’ creduto anche io, lo sai, ma facciamocene una ragione: scott non si riprenderà mai.

  5. Non so capire se mi stupisce di più la parità tra le due versioni, o il fatto che tra i lettori di questo blog ce ne sia uno che ha votato “un film che non mi è mai piaciuto”.

    Ovviamente, sono d’accordo al 100% con Giuseppe… il concetto di “lotta tra l’uomo e la macchina” è di una scontatezza disarmante se confrontato agli altri temi dickiani che questo film, nella versione director’s cut, veicola meglio che mai.

  6. il director’s è tornato in leggero vantaggio, ma sicuramente sarà decisivo il risultato in lombardia.

    c’è tanta gente a cui non piace la fantascienza, in ogni modo questa sia declinata. tu sei intransigente, lorenzone, ma è per questo che ti voglio bene. e perché sei d’accordo al 100% con me, ovviamente.

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